Enrico: “Gioca, mangia, medita”.

Mi chiamo Enrico Sgarbossa, ho 31 anni e sono di Bassano del Grappa (VI). Muovo i miei primi passi nel mondo dell’hockey a rotelle all’eta’ di 5 anni, proveniente da una famiglia di sportivi, non seguo molto la scuola perché al tempo la mia vita era l’hockey, all’eta’ di 14 anni iniziai a giocare in serie B, fino a diventare professionista.

La mia breve ma intensa carriera mi faceva ben sperare, fino a quando qualcosa, un istinto, la voglia di cambiare, alcune delusioni nel mondo dell’hockey (quando pratichi uno sport minore ma pretendono lo stesso sforzo di un professionista ben pagato, per degli spiccioli), iniziarono a subentrare molti conflitti in età adolescenziale.

Quelle troppe domande verso il futuro mi fecero cambiare rotta, verso l’altra parte del mondo… destinazione Sydney!

Partii all’eta di 19 anni, con tanti sogni, paure, speranze, 1000 euro in tasca e… delle piccole esperienze nel mondo della pizza, la mia più grande passione.

Abituato a vivere in una piccola cittadina, senza parlare inglese, arrivai in una grande città. Il tutto mi affascinava, ma allo stesso tempo mi rendeva un po’ nervoso: c’erano pochi italiani a quel tempo, e quasi tutti ben sistemati a livello sociale e lavorativo.

Trovai lavoro poco dopo in un take away italiano di pasta e pizza…

La pizza… quante notti insonni a studiare, via Skype con il mio mentore, non mi feci scoraggiare dalla distanza e continuai quello che avevo imparato in Italia riguardo la pizza. Continuai a lavorare qui come pizzaiolo, facendo la spola tra Sydney e Bassano. Completati i mei studi sulla pizza feci alcune gare in Italia riscuotendo un discreto successo: primo posto al giro pizza d’europa.

Da li iniziò la vera e propria “carriera” nel mondo della pizza. Entrai a far parte di un team tecnico per un importante molino italiano, consulente tecnico per impasti e lavorazioni con la farina, insomma, i grandi sforzi fatti per studiare e lavorare iniziarono a portare i propri frutti…

Nel frattempo come ormai saprete in Australia, c’e’ il problema dei visti… come restare?

Trovai un ristorante dove mi garantì uno sponsor (contratto di lavoro) e da li fu l’inizio di una vita vissuta tra momenti di felicità e tensione… mi sentivo com un cane al guinzaglio, però con la catena lunga qualche centinaio di metri… mi potevo muovere, prendere decisioni e comunque fare una vita agiata, ma ero sempre legato al ristorante fino alla fine del visto…

La sensazione è molto strana, dipendi da qualcuno ma allo stesso tempo sei quasi indipendente. Mentalmente anno dopo anno si faceva sentire questo peso, sempre più grande, opportunità nuove non tardavano ad arrivare.

Nel frattempo continuavo a portare avanti le mie consulenze, le varie gare di pizza , il che mi rendeva felice, l’hockey ormai era solo un lontano ricordo.
E poi, la voglia di aprire un locale mio, spinto da molte persone, amici, conoscenti si faceva sempre più viva, e la voglia di restare a lavorare nella pizzerai in cui ero , sempre meno…

Iniziarono i primi battibecchi, idee diverse, e una lunga attesa per la benedetta residenza australiana.

Mi presi qualche mese di ferie e tornai a casa a Bassano, guardavo la mia città e pensavo se un giorno ci sarei mai tornato, notavo le differenze da come vedevo le persone, coetanei a 19 anni e come le vivevo quando ne avevo 27-28…

Andai via anche per una forma di riscatto personale, verso i miei amici, verso una delusione nel mondo dell’hockey. Ormai era acqua passata, e la mia nuova carriera da tecnico consulente e maestro pizzaiolo stava andando bene, ben conosciuto in tutto il mondo, e soprattutto nel mondo della pizza.

Tornai a Sydney, e dopo qualche settimana il visto arrivò.

Diedi le dimissoni e quel guinzaglio si spezzò. Mi sentivo libero, dopo 8 anni tra visti a scadenza ,potevo finalmente dire che ce l’avevo fatta! Ero diventato finalmente permanente australiano.

Mi guardai attorno e un bel giorno una piccola pizzeria mi chiamò per una consulenza, non stava andando bene affatto, e mi chiesero di rivedere gli impasti. Accettai ovviamente, e dopo qualche settimana a consulenza in corso, i proprietari decisero di chiudere.

Da li, furono settimane molto intense, avevo messo via qualche soldino, e volevo aprire assolutamente la mia pizzeria.

Mi chiamarono i ragazzi del locale, e mi chiesero se volevo rilevare la pizzeria…

Spaventato ed eccitato ci pensai su, dopo qualche consulenza con avvocati e commercialisti, feci il grande passo, lasciai perdere le varie proposte offerte da varie persone e decisi di puntare su me stesso.

Stavo già pagando l’affitto e avevo poco tempo per risistemare e risistemare il locale a mio piacimento…

Lo stile di pizza che avrei offerto era qualcosa di totalmente nuovo… pizza gourmet! grande scalpore e successo in italia, in Australia 3 anni dopo ancora si fa molto fatica a capirla…

Misi in piedi una piccola squadra, e il 13 luglio mi rimasero solo 9mila dollari sul conto, 1000 dollari a settimana di affitto e 2000 di paghe , decido di aprire… AL TAGLIO – THE ART OF PIZZA era ufficialmente aperta…

Visto le mie conoscenze , la mia “popolarità” nel mondo pizza, ero convinto che sarebbe stato facile, veloce, ed indolore.

Invece da li..cambiò la mia vita per la 3 volta…

Iniziarono le notti insonni, l’anisa, lo stress, la depressione…

Passavano i mesi, sui giornali uscirono degli articoli stupendi riguardo la pizza… ma la gente non entrava, o entrava molto lentamente… tutti lasciavano recensioni ottime, ma il flusso era poco, in inverno il primo anno arrivai a fare anche solo 8 pizze a serata…

Tornai a casa distrutto, dalle tante ore in pizzeria (15-16 ore, pranzo e cena 6-7) e con il morale a terra, tutta la parte burocratica che non avevo mai gestito, tutta la pressione mentale riguardo agli altri… gli amici, le persone che mi conoscevano…

Iniziò un periodo buio. Al taglio stava pian piano crescendo, ma ai i mei occhi troppo lentamente…

Non mi davo pace, non mi davo spiegazioni. Pizzerie con un prodotto inferiore, senza alcun riconoscimento, erano sempre affollate ed al taglio ospitava 20-30 persone a sera…

La frustrazione era sempre maggiore, quando un giorno mi svegliai di prima mattina, mi guardai allo specchio, e mi feci una promessa… a 29 anni, con tutto lo sforzo che ho fatto come faccio a non godermi il momento, a godermi il fatto che sono riuscito a farcela, che al taglio stava andando in crescendo anche se piano… settimana dopo settimana, dovevo trovare una chiave di svolta se no sarei finito nel tunnel della depressione.

Un amico, che non mi vedeva da tempo mi disse”Enrico, sei cambiato molto, inzia a meditare!”…

Era molto serio, dentro me stesso ero aperto a tutto..volevo uscire da quel periodo nero…

Lo presi in parola. Iniziai a meditare, guardai su internet, e comprai due libri, buddhismo per principianti ,e minduflness meditation

Inziai a frequentare una scuola di meditazione vicino casa… non la lasciai più.

Da quel giorno, giorno dopo giorno grazie agli insegnamenti buddhisti e del mio maestro di meditazione, mi si aprì un mondo.

I pensieri negative, le ansie, lo stress piano piano si dissolvevano e Al Taglio cresceva sempre di più.

Misi il Rolex nel cassetto (3 anni dopo ho uno swatch addosso). La voglia di diventare famoso, di far parlare di me, di non accontentarmi mai l’avevo capita, accolta e lasciata andare…

Al Taglio recentemente è stata premiata con 3 spicchi Gambero Rosso, tra le 10 migliori pizzerie nel mondo.

Nel frattempo ricevetti una chiamata, la chiamata che mi porta oggi ad insegnare meditazione alle persone…

Mi ha cambiato la vita. Oggi sento il bisogno di aiutare gli altri, di farla conoscere…

Ho frequentato per 1 anno e mezzo uno scuola conseguendo il diploma come maestro di meditazione, ho fatto dei corsi in America di mindfulness ed ora, insegno e faccio lezioni di meditazione in una scuola di yoga e privatamente con i mei ragazzi.

L’aiutare gli altri, vederli più gioiosi, vedere le persone cambiare, come le persone che apprezzano la mia pizza è quello che mi rende felice.

Penso spesso che la mia strada doveva passare per un momento buio per capire cosa mi rende felice.. .

Tanti si chiedono come faccio a fare tutti queste cose

Se lavorate nella ristorazione siete già al corrente di quanti chef soffrono di alcolismo, abuso di droghe per sopperire allo stress, alla pressione di dover cucinare e portare avanti un locale.

Le previsioni dicono che nel 2030 la depressione giovanile sarà la prima causa di malattia al mondo… e anche i social media non aiutano, che se da una parte sono necessari, dall’altra parte hanno ridotto i rapporti umani ai minimi termini…

La mia causa l’ho scelta, riportare serenità tra le persone, tra i ragazzi che come me hanno, ed hanno avuto paure, stress, ansia, problemi di pressione personale.

Ho studiato tanto, sto studiando ancora, sono al primo anno di naturopatia e sto scrivendo il mio libro “stress da 21esimo secolo”.

Un guru indiano un giorno disse:
“se parli con la mente, potrai far cambiare il pensiero ad una persona.
se parli con il cuore, potrai far aprire il cuore alle altre persone
se racconti la tua storia, potrai cambiare la vita di qualcuno”.

Ed è per questo che ho deciso di condividere con voi la mia.

Un saluto che medita.

Enrico

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3 commenti su “Enrico: “Gioca, mangia, medita”.”

  1. Ci sono tante storie belle di gente che si riscopre serena, perché é quello che siamo…questa si è lasciata leggere spedita e leggera, l’ho sentita più reale che mai, più vicina. E niente, volevo solo lasciarti un commento per farti sapere che ho sorriso alla tua storia. Buona strada, Enrico.

    1. ciao chiara! ti ringrazio, esperienze personali ci fanno tornare sempre al mondo reale, a quello che tutti proviamo e sentiamo, ma che poche volte vengono a galla.
      un saluto a te
      Enrico

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