Luca: “I viaggi mi hanno cambiato la vita. Mondeando è il mio nuovo modo di vedere le cose”.

Ciao! Mi chiamo Luca Badanai, ho 30 anni, sono nato e cresciuto all’angolo tra le province di Varese, Como e Milano: una zona troppo “comodamente” vicina alle città per trasferirmici, troppo provinciale per continuare a viverci.

Dalle mie parti non hai scampo, le opportunità sono limitate e storie come la mia si ascoltano tutti i giorni. Non ho mai voluto studiare, un po’ per pigrizia, un po’ perché non ero ‘sta gran cima a scuola.

Finito il liceo, avevo un diploma inutile tra le mani e voglia di indipendenza economica. Iniziai quindi a lavorare a 19 anni come serramentista per una piccola azienda, convinto di rimanerci qualche mese, giusto per guadagnarmi due soldi per una vacanza in Messico. Invece, ci rimasi per 10 lunghi anni. I soldi, gli affetti, un contratto a tempo indeterminato, la paura di perdere tutto: lentamente avevo costruito un muro di “comfort” attorno a me che mi impediva di realizzarmi.

I viaggi mi hanno cambiato la vita.

Durante tutto quel periodo, un lume è rimasto sempre acceso nella mia testa e i viaggi sono sempre stati una parte fondamentale della mia vita, alla quale non ho mai rinunciato.

Ho girato in quasi tutta Europa, tante vacanze in camper sgangherati con gli amici, che erano le prime esperienze di come intendevo un viaggio: senza prenotazioni, senza una meta, affidandosi completamente al caso. Vivere il momento, senza preoccuparsi di dove saremmo arrivati.

Ad un certo punto, però, le vacanze estive non mi bastavano più: ho iniziato quindi a leggere libri di viaggiatori e ad avvicinarmi al mondo dei backpackers, sempre più affascinato da quello stile di vita, fatto di libertà e coraggio.

Iniziai allora a intraprendere viaggi sempre più lunghi e ad appassionarmi al mondo latino-americano; scoprii la montagna e la passione per i trekking; pian piano iniziai a prendere a picconate il muro che mi impediva di scappare dalla routine.

Nel frattempo, è nato il progetto Mondeando grazie a due miei carissimi amici che stavano per partire per un giro del mondo.

Da quel momento passò un altro anno: l’ultimo pezzo di muro fu il più difficile da abbattere, ma finalmente riuscii a liberarmi. Era il momento di prendere la rivincita nei confronti di me stesso. Erano finiti i tempi dei rimpianti, volevo recuperare le lacune scolastiche e il tempo perso a guardare gli altri che realizzavano i loro sogni.

Consegnai la lettera di dimissioni, presi il mio zaino, salutai tutti e partii alla volta delle Americhe.

La mia prima parte del viaggio la passai con i miei soci di Mondeando, che a quel tempo stavano per terminare il loro giro del mondo.

Da Panama City a Cancun, attraversando tutti gli stati del Centro America. Ricordo i primi contatti con altri viaggiatori e di come mi rendessi conto allora di quanto siano importanti la condivisone e la solidarietà: ho imparando tanto su come risparmiare in viaggio, su come affrontare determinate situazioni di crisi, su come muovermi in autonomia.

La vera maturità nel viaggio l’ho raggiunta una volta arrivato in Colombia, quando ho iniziato a viaggiare da solo. La Colombia e la sua gente mi hanno davvero dato l’ultima spinta, i tre mesi passati là mi hanno aperto la strada all’intero Sud America e così ho iniziato una lunga e lenta discesa verso la “fine del mondo”, verso le estreme terre patagoniche, per poi risalire verso il nord del Brasile, dove ho terminato il mio viaggio un anno e mezzo più tardi.

Nel frattempo ho conosciuto culture e popolazioni recenti e antiche. Ho scalato 36 montagne sulle Ande, dalla Colombia alla Patagonia; sono salito sulla cima di 5 vulcani tra centro America e Ecuador e ho intrapreso tante altre escursioni in Brasile, per un totale di centinaia e centinaia di chilometri di trekking arrivando fino a 5300 mt. di altitudine.

Mi sono rilassato su decine di spiagge caraibiche; ho nuotato con gli squali nella seconda barriera corallina più grande del mondo, in Belize; ho visto le balene nell’Oceano Pacifico; ho risalito le coste dell’Oceano Atlantico dalla Patagonia alle calde acque brasiliane.

I paesaggi mozzafiato erano all’ordine del giorno: deserti infiniti, lagune dai colori assurdi, altopiani e salar dalle atmosfere lunari, ecosistemi in continua mutazione. Ho navigato il Rio delle Amazzoni e conosciuto il Pantanal. Ho visto il 64 città e centinaia di paesini percorrendo strade leggendarie come la Panamericana, la Ruta 40 e la Carretera Austral.

Non so quantificare quante specialità culinarie locali ho assaggiato. Non so dire quante ore/giorni ho passato tra bus, autostop, barche. Ho dormito in centinaia di ostelli, per due mesi tra tende e amache oppure ospitato tramite Couchsurfing. Ho fatto esperienze di volontariato, lavoretti di ogni genere. Ho conosciuto persone di 72 stati differenti e vissuto con tanta gente locale.

La vera ricchezza che mi sono portato a casa sono proprio i rapporti umani, diventati grandi amicizie, “reali” con persone conosciute durante il viaggio, ma anche virtuali, grazie ai canali social che mi hanno messo in contatto con tantissimi viaggiatori o persone che condividono le mie stesse passioni.

Sono tornato in Italia da 5 mesi, ma ora sono già pronto per ripartire per un nuovo lungo viaggio.

Una volta che si intraprende questa vita, la tua casa diventa il mondo ed è per me praticamente impossibile fermarmi, almeno per ora. Noi ”animali strani” siamo fatti così.

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