Giulio: “Attraverso la Nuova Zelanda per incontrare l’altro, fuori dalla mia comfort zone”.

Cari “animali strani”, ho colto a buon cuore l’invito di scrivere quel che sto cercando di fare perchè nel mio piccolo mi piacerebbe espandere un messaggio di positività cercando di contrastare così tutte le “tossine” che ci infondono televisioni, giornali, ecc… e poi perchè spero che qualcuno possa appassionarsi a questa mia avventura tanto da potermi seguire e magari, eventualmente, donare un paio di euro.

Per i più pigri, lascio direttamente qui la mia pagina facebook così potrete entrare già da ora nel vivo della mia avventura. La pagina si chiama “Te Araroa un mondo a colori”  e il link per donare e costruire “la casa a colori per i bambini oncologici” lo trovate a fondo pagina.

Perchè donare? Perchè questa avventura è “legata” a una raccolta fondi che io e Agop Onlus abbiamo aperto. Ho accettato l’invito a scirvere anche -e forse soprattutto- per questo.

Ma prima di parlarvene, mi sembra doveroso presentarmi.

Mi chiamo Giulio Testa, ho 37 anni e nella vita… vivo! Può sembrare banale (forse lo è) ma non per me.

Infatti “vivo” vuol dire che sento spesso dentro di me emozioni forti. Sento il fuoco dentro. Qualcosa di incontrollabile. Qualcosa che pulsa dentro e non posso trattenere. Se lo facessi, vivrei molto male e così la mia unica scelta è quella di assecondare queste sensazioni.

Sinceramente quando mi capita di stare davanti alla televisione sul divano, non sto vivendo ma semplicemente respirando. Ci possono stare questi momenti ma per mia fortuna sono veramente molto limitati! Questa è una prima fortuna che mi e’ capitata.

“Vivo” vuol dire che da un momento all’altro mi ritrovo a piangere (spesso di gioia). Che sono pieno di emozioni e sensazioni e che provo tanto affetto per l’essere umano in generale. Non riesco ad odiare nessuna perchè tutte, dalla prima all’ultima persona, ce la mette tutta per mandare le cose nel miglior modo possibile. Sia chiaro, potete non essere d’accordo ma questo è il mio pensiero. Non voglio inculcare niente a nessuno e sto semplicemente scrivendo così come mi viene.

La mia vita scorre tra Roma e dintorni ma, essendo molto fortunato e svolgendo un mestiere “privilegiato” che mi consente di viaggiare anche per due/tre mesi l’anno, vivo spesso all’estero. Infatti in questo momento -e già da un mese e mezzo- mi trovo in Nuova Zelanda con l’intento di attraversarla tutta a piedi.

Sono 3000 chilometri totali partendo dalla città piu’ a Nord (Cape Reinga) arrivando alla città più a Sud (Bluff). Per fare un parallelo, è come se partissi da Roma e arrivassi -a piedi- a Mosca, in Russia. O per lo meno starei cercando di farlo e in questo momento difficile a causa di un infortunio che mi costringe a passare buona parte del mio tempo a letto, cerco di tenere duro!

Seguendo il parallelo Roma-Mosca, in questo momento sarei in Trentino dato che ho percorso, in una trentina di giorni circa, quasi 800km. Sto camminando con il mo zaino che, per 5-6 mesi, sarà la mia casa. Infatti ho con me la tenda, il sacco a pelo, il materassino, il fornelletto, un paio di cambi e poca altra roba. Porto con me circa 8kg di cose e questo dimostra che si può vivere veramente con poco.

Infatti sono venuto qui a fare questa esperienza anche per conoscere la vita minimal. Tutto il giorno non faccio che camminare (8-10 ore), mangiare (un paio di ore) e dormire (anche 10 ore). Le ore che mancano per arrivare a 24… fate un pò voi, varie ed eventuali 🙂

A casa ho un letto caldo, una doccia, un computer, se giro una levetta… esce l’acqua e, se giro quella accanto, esce addirittura calda. Incredibile ma vero! Ma ci pensate? Abbiamo l’acqua calda semplicemente girando una levetta e spesso non ce se ne rendiamo neanche conto. Abbiamo un letto. Un piatto di pasta calda (non tutti purtroppo). Ma chi ha queste cose, le apprezzi! E se non riuscite, allora privatevene per qualche settimana e quando rincontrerete questi lussi allora vi accorgerete che hanno tutt’altro sapore e forse, allora, sarete un pò meno tristi.

Io sono dell’idea che nella vita c’è tanto di positivo. Veramente tanto. C’è tanta empatia umana e la maggior parte delle persone sono fantastiche. Qui sto vivendo esperienze al di fuori del comune e, dato che non e’ semplicissimo, siamo forzati a collaborare e a farci forza l’un l’altra. Nella società in cui viviamo invece, le dinamiche sono differenti: siamo forzati spesso ad imporci sul prossimo e questo ci porta a credere che siamo cattivi quando invece dobbiamo semplicemente -a volte- imporci per sopravvivere.

Anche in natura funziona così: il più forte sopravvive, il più debole soccombe. Io la penso così e questo pensiero mi consente di vivere più tranquillamente.

Torniamo un secondo alla mia esperienza. Non posso nascondere che ci sono momenti di grande sconforto. La Nuova Zelanda è un paese straordinariamente bello ma molto piovoso e ventoso. Per non parlare poi del Sole che è micidiale. Qui non esiste vita da spiaggia. E’ pericoloso ed esageratamente forte. Di conseguenza i mosquitos qui non sono come i nostri “pappataci” ma sono molto più aggressivi e ti provocano grandi ferite anche per più giorni. Resistere a grattarsi diventa la vera impresa. Eh già, perchè più di qualcuna mi ha detto “stai facendo un’impresa bellissima” e invece io qui vorrei dire la mia.

Non si tratta di nessuna impresa. Nessuna fuga dal quotidiano nè stupidaggini del genere come ad esempio “cercare te stesso” e bla bla bla. Non sono un seguace di nessuna religione e niente del genere.

Sono solo una persona. Una persona dei circa 7 miliardi che popolano questo Pianeta. Una persona concreta che guarda poco all’astratto e che enfatizza il minimo.

Niente cerimonie: ho smesso di fumare e non ricordo quando, l’ultima sigaretta è stata esattamente come la tremilaquattrocentonovantaquattresima e cioè insignificante. Niente storie assurde o di fantasia. Solo vita. Pura Vita!

Semplicemente una persona che ascolta profondamente la sua natura e cerca di assecondarla ad ogni modo. Sono un avventuriero e quindi sono pronto a tutto assumendomi le mie responsabilità in qualsiasi momento e in qualsiasi contesto.

Perchè hai deciso di partire per questa esperienza? Qual e’ stata la ragione primaria? Spesso mi sento domandare queste cose. In realtà io non ho scelto di partire ma come ho detto poco fa, l’ho sentito dentro e mi sono lanciato. Logico che se fossi un pessimista non sarei potuto partire. I pessimisti tendono a pensare sempre al peggio. Se avessi pensato che avrei potuto prendere la febbre a 40 da solo in montagna e non avrei avuto soccorso, allora sarei rimasto a casa. Tutt’ora che sto finalmente per ripartire dopo 10 giorni di convalescenza penso al meglio e non al fatto che possa cadere, ammalarmi e roba del genere!

Negli anni ho scoperto che pensare troppo fa male. Soprattutto pensare al passato -a me personalmente- fa male. Cosi’ come ha funzionato con me, potrebbe funzionare con te: provate a pensare da qui in poi. Da questo preciso istante in avanti.

Spingete il tasto destro del mouse sulla parola “passato” e cliccate su elimina! Potrebbe funzionare. Il passato si chiama così appunto perchè non c’è più e se non c’è più…allora lasciatelo riposare in pace!

Va da sè che per fare un’esperienza del genere bisogna essere ottimisti. Va da sè che per avere una vita dignitosa bisogna pensarla positiva. Ed è per questo che sono partito. Sono partito con la speranza di conoscere persone ottimiste. Persone positive. Persone che affrontano gli ostacoli che gli si presentano sul momento. Persone che riescono a combattere contro i momenti ostici. Infatti qui capita anche di cadere malamente, capitano pezzi molto ostici. Capita che mentre cammini prendi l’acqua tutto il giorno e l’indomani devi rimetterli bagnati appena ti svegli (alle 6 di mattina con il freddo) e vi assicuro che non è una bella sensazione. Con le scarpe ugualmente dato che si attraversano spesso fiumi.

Capita che cammini 10 ore nel fango fino a metà polpaccio e che poi quando arrivi a destinazione non avendo una doccia devi entrare in tenda così, cambiarti e quindi sporcare tutto e poi dormire praticamente infangato. Capita che devi bere dai fiumi e che devi trasportare (in alcune sezioni) sei giorni di cibo e 3/4 litri di acqua incrementando notevolmente il peso.

Ogni giorno cambi destinazione, non hai un indirizzo. Ogni girono un posto diverso e ogni giorno devi montare e smontare la tenda e rifare gli attrezzi per così dire. Il dispendio di energia giornaliera è davvero notevole, i 25 km di media giornaliera diventano veramente l’ultimo dei problemi. Credetemi!

Non voglio essere esagerato ma qui -nella straordinarietà e nelle bellezza del tutto- non è semplice. E’ un rapporto odio/amore. A volte ami i momenti che stai vivendo fino a sentirne la mancanza già dal giorno dopo sapendo che forse non ti capiteranno più (e se anche ti dovessero ricapitare saranno sempre la seconda volta). …altre volte ti chiedi perchè ti stai infliggendo tutto ciò quando saresti potuto rimanere nel tuo letto caldo nella tua calda casa e ti sopraggiungono vere e proprie crisi esistenziali pensando -tra le altre cose- che hai anche speso una cifra cospicua per tutto ciò!

Qui devi imparare a convivere con acqua, fango, prurito atroce (a volte metto i piedi nelle buste di plastica per evitare di essere punti) molto vento e pioggia durante la notte e a volte freddo. Ve ne racconto una delle tante: una notte mi è capitato di perdere la tenda per il forte vento. La mia tenda si monta con un trekking pole (il bastoncino per camminare) e quello ha perso la presa con il terreno. La tenda -bagnata- mi ha improvvisamente avvolto il corpo e la faccia durante la fredda notte. Sono dovuto uscire e, nel buio…nel freddo e nella pioggia, ho dovuto rimontarla alla buona.

A parole forse non rende ma provate ad immaginare questo: avete presente quando alle 3.47 del mattino vi trovate svegli e dovete andare al bagno a fare pipì? Ecco, sicuramente il pensiero di doversi alzare, accendere la luce, camminare e fare il bisogno, non vi rende granchè felici e a volte preferite piuttosto non dormire più che andare al bagno. Qui, è molto più difficile perchè alle 3.47 ti trovi svegli, devi fare la pipì ma se esci prendi l’acqua e, quando torni, devi continuare a dormire bagnato o rimediare in altro modo. Insomma, sono situazioni non sempre simpatiche, appunto odio/amore!

Non è un’esperienza per pigri direi!

C’è comunque tanto da imparare. Tanto da vivere. Tanto da condividere: tanti sorrisi, a volte ci beviamo la birra e giochiamo come bambini di 10 anni con giochi tanto semplici quanto fantastici (amore). Io mi sento un privilegiato perchè sto scoprendo tutta la bellezza umana. Bellezza semplice la oserei definire. Con i compagni di viaggio (che il destino mi ha “mandato”) andiamo d’accordissimo e le mie speranze sono state esaudite. Le aspettative superate.

Sono sempre più convinto che ogni volta che rischio qualcosa…poi vengo ricompensato. Ho avuto anche un’esperienza dura in passato, ho rischiato grosso. Per tante persone sarebbe stata negativa. Per me positiva. Mi ha insegnato infatti a non ripetere più quegli errori. Mi ha insegnato a mettere da parte l’ingenuità e di considerare ogni azione. A ragionare nella maniera idonea e a considerare tutto ciò che ti rende il viaggio in condizioni di sicurezza. Bisogna avere sempre un piano B.

Sto conoscendo persone fantastiche ed è stato questo il movente del mio viaggio. La persona. L’essere umano.

I paesaggi sono fantastici, è vero. Ma non parlano. Sono lì fermi senza dire o fare niente. Io li gradisco e incidono anche sul mio umore ma poi loro rimangono lì e io vado avanti. Questa è una fortuna che -purtroppo- non mi è capitata. Non riesco a godere degli scenari e per me vedere un panorama in foto è purtroppo come vederlo dal vivo su per giù. Ora pensate quel che volete ma, rimanendo coerente con il mio pensiero, è semplicemente una fortuna che non mi è capitata e se il mio cuore non reagisce a quel tipo di input, io non posso farci niente. Assolutamente niente. Solo rimettermi ad esso!

Sto conoscendo persone dal cuore buono, lo intuisco anche negli occhi. Persone brillanti, in gamba. Con un gran cervello ma anche sceme. Qui sembra tutto normale, non c’è mai nessun problema, tutti quanti abbiamo un grande adattamento e possiamo dormire ovunque, senza nessun comfort e in qualsiasi condizione e senza dire una parola. Mai una lamentela ho sentito.

A proposito di comfort, io ho deciso -come avrete capito- di lasciarlo per un pò. Ora è incredibile come la mia tenda, che si buca con la punta di una matita, sia diventata il mio castello. Credo che uscire dalla zona di comfort, abbandonare le proprie sicurezze e i propri punti di riferimento, ci porti a maggior rischio ma anche a una maggiore consapevolezza nei confronti della vita e a una crescita personale non indifferente.

Si esce dal comfort e si entra in un mondo magico a mio avviso. Bisogna spezzare la routine e sforzarsi ad essere più elastici possibili. Quando arriveremo a 80 anni allora finalmente potremmo fare sempre le stesse cose agli stessi orari. Ma il mio consiglio è quello di non essere troppo paranoici sotto questo punto di vista e, chi lo è (non se lo è scelto) può comunque lavorarci sopra e sforzarsi ad essere un pochino più elastico! A mio avviso il guadagno sarà certo.

Quindi che dire, io mi auguro che queste mie parole possano darvi un pò di carica e che vi abbiano distratto per 5 minuti da tutte quelle brutte notizie che ci sparano ogni giorno e dalle quali siamo assuefatti. Mentre avete letto ciò, pensateci bene, non avete pensato a nulla (o quasi) di negativo e forse, questa, e’ la mia più piccola ma grande gioia!!

Pertanto, se voleste darmene atto (qualora siate d’accordo con me) donate un paio di euro alla mia causa. Però attenzione, vi deve venire dal cuore. Nella vita io ho imparato ad essere autentico, a essere me stesso e non quello che le persone vogliano che io sia. Non e’ così. Non sono un prodotto sociale. Sono una persona con una testa pensante e mi auguro lo stesso di voi!

Ringrazio Dome Aiello, ideatore di questo blog per avermi dato l’opportunità di esporre alcuni dei miei pensieri portanti e mi complimento con lui e il lavoro svolto sino ad oggi. E’ stato un piacere.

Tenete duro care Persone!! Kia kaha…Kia Ora!

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