Danuccia: “Mi licenzio e parto con Workaway!”.

Danuccia DonatoMi chiamo Dana Donato, ma mi piace farmi chiamare Danuccia. Ho 29 anni, sono di Torino e sono un acquario, questo dovrebbe già dire molto di me.

La mia attuale vita comincia a Novembre 2014, quando decido di licenziarmi e di partire per viaggiare lavorando in cambio di vitto e alloggio, il cosiddetto “volunteering”, parola che esprime perfettamente il concetto.

Non sono diventata pazza di colpo, il licenziamento è stata una scelta ponderata, alla quale pensavo da diversi mesi.

Da tempo sentivo che nell’aver accettato di passare la mia vita dietro a una scrivania e a due monitor c’era qualcosa di profondamente sbagliato. Passavo tutta la settimana ad aspettare il week-end e venivo assalita dall’ansia la Domenica sera.

A un certo punto ho capito di essere arrivata al limite, mi stavo ammalando, il collasso nervoso era dietro l’angolo e non mi riconoscevo più.

Continuavo a chiedermi “Dov’è quella ragazza che viaggiava zaino in spalla, che non aveva paura di niente e che amava incontrare nuove persone (invece di evitarle come la peste)?”

Il giorno che decisi di licenziarmi mi sentii felice, finalmente avevo deciso di partire. Potevo riprendere in mano ciò che avevo lasciato perdere molti anni prima.

Visto che avrei dovuto viaggiare solo con i miei risparmi decisi di farlo con Workaway, uno dei tanti siti web che promuovono il “volunteering” ovvero lavorare in cambio di vitto e alloggio.

La filosofia di questo tipo di viaggio è sicuramente quella più adatta a me.

Non volevo che il mio viaggio fosse simile ad una vacanza, volevo viaggiare si, ma non nel senso turistico del termine, ma nel suo senso più profondo, volevo “vivere” il viaggio.

Il giorno in cui sono partita ero nervosamente eccitata, presi il primo pullman verso l’aereoporto alle 6 del mattino, e arrivai in Portogallo, ad Aljezur (Algarve) 15 ore dopo, esausta e affamata.

Come prima esperienza ho scelto un ostello, perché avevo fame di nuove conoscenze, volevo imparare il Portoghese e parlare l’Inglese.

Al mio arrivo ho trovato gli altri  helpers, loro, già abituati a viaggiare, mi hanno accolta a braccia aperte.

Il mio inglese era pessimo e il mio atteggiamento ancora un po’ chiuso, avevo paura dell’impressione che avrei potuto fare, ma con mia grande sorpresa non mi sono sentita giudicata neanche per un secondo.

Arrivavo da un mondo in cui i giudizi e le critiche erano all’ordine del giorno, ci ho messo un po’ per scrollarmi di dosso la mia vecchia vita.


In questo posto ho incontrato persone provenienti da tutto il mondo, spesso e volentieri ci si ritrova insieme a cena, la cucina diventa un luogo di incontro e di risate. Non mi sarei mai immaginata di conoscere persone così interessanti e varie.

Ma come avrei potuto chiusa tutto il giorno fra quattro mura?    

Lavorare in cambio di vitto e alloggio è di sicuro il mio modo preferito di viaggiare, ti fa diventare parte attiva della vita e del luogo in cui hai scelto di andare. Dopo un mese tutto diventa familiare. È come sentirsi a casa.

Della vecchia vita mi è rimasta la passione per l’advertising e la comunicazione, quindi prima di partire ho deciso di aprire un blog e di chiamarlo Where is Danuccia?

Nel blog racconto la mia esperienza, parlo della vita di helper, del suo lato emotivo e di come mi arrangio con i risparmi.

Resto in contatto con chi legge le mie storie attraverso alla pagina facebook e ogni tanto pubblico un video sul canale YouTube.

Condivido la mia esperienza perché so che la fuori c’è qualcuno che è rimasto incastrato nella stessa situazione in cui ero io, che ne vuole uscire ma non sa come fare.

Non ho tutte le soluzioni ne tutte le risposte, ma ho fatto qualcosa che forse vorrebbe fare anche qualcun altro e non sa bene da dove cominciare.

Viaggiare ora per me è un modo per scoprire il mondo, per diventarne parte.
Qualcosa della quale non posso più fare a meno.

Un saluto Workaway.

Danuccia

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5 commenti su “Danuccia: “Mi licenzio e parto con Workaway!”.”

  1. Ciao! Mi sto organizzando per andare 3 mesi (meno di 90 gg però) in California con workaway, sono già in contatto con parecchi host per babysitting e aiuto negli ostelli della gioventù. Loro mi hanno rassicurato sul fatto che non serve il visto né da studente né da lavoratore se sono ssemplicemente ospitata e lavoro “senza ricompensa” in cambio di vitto e a alloggio, quindi basta avere biglietto di ritorno in mano e dichiararsi turista e per 89 giorni sei tranquillo… ma io che negli USA ho fatto solo uno scalo di 3 ore l’anno scorso sono terrorizzata dall’aggressività della polizia doganale e vorrei ulteriori rassicurazioni di chi ha avuto esperienza diretta.

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