Antonio: “L’Italia? Può uscire dalla fossa, ma dipende dagli italiani!”.

Antornio PriviteraCervello in Fuga… la definizione mi fa sempre un po’ ridere, come le persone che si prendono troppo sul serio. La trovo pomposa ed altisonante.

Mi chiamo Antonio Privitera, ho 35 anni e non mi sono mai sentito nè un cervello (ovvero una sorta di geniaccio) ne tantomeno un uomo in fuga. Eppure essendo un fisico che vive e lavora all’estero, lo sono per definizione.

Sei anni a febbraio, esclusa una breve parentesi di rientro in Italia. Non lavoro più in accademia, e di questo si potrebbe parlare a lungo. Magari un giorno lo faro’ proprio sulle pagine di Ornitorinko.

Dell’Italia mi mancano molte cose, soprattutto poter coltivare la quotidianità delle amicizie più’ profonde. Altre non mi mancano per nulla. Aspettare per ore le valigie in aeroporto, per dirne una. Non penso che chi è andato via sia migliore ne peggiore di chi è restato. C’è della nobiltà e del coraggio in entrambe le scelte, ed e’ spesso facile tranciare giudizi sommari e stereotipati. Per me la scelta non è stata così consapevole in fondo. Mi ero appena dottorato e mi avevano offerto un contratto di ricerca a Francoforte, la mia ragazza di allora viveva già in Svezia da un po’ e mi sono detto semplicemente : “Perché’ no”??

Sono rimasto un anno e mezzo in Germania,  poi Svezia e Danimarca, poi Italia ancora per un po’.  Adesso sono in Inghilterra. Penso che questa contraddizione fra chi resta e chi parte andrebbe superata, e’ un po’ un retaggio provincialotto a voler essere provocatori. Forse perché in fondo riflette quanto noi italiani siamo attaccati alla terra dove siamo nati e ci sembra un marziano chi se ne stacca. Intendiamoci, io sono visceralmente italiano, più precisamente abruzzese, e più viaggio più divento fiero di tante cose che ci rendono unici. Allo stesso tempo vivo all estero e osservo e spesso cresce in me una rabbia cieca e l’incomprensione per come un paese pieno di tante energie e potenziale sprechi tutto, mentre realtà più opache e scialbe prosperano senza problemi.

Vivere all’estero non è il bengodi, checchè se ne dica, ne è l’inferno che tanti pavidi immaginano solo perché’ manca un  buon caffè (NDR la moka potete portarvela in valigia se non pensate di riuscire a sopravvivere senza :)). E’ semplicemente diverso, e forse il mio aver visto tante realtà (Germania, Svezia ed Inghilterra sono molto diverse, socialmente e lavorativamente) mi ha dato un pò di prospettiva.

All’inizio non è stato facile e a volte non lo è tuttora. Aspettare per ore per chiamare tre minuti da skype i miei amici che si ostinano a non usarlo, o dover imparare come funziona la burocrazia in un nuovo paese.

La mia filosofia è che cerco di prendere il meglio del posto in cui sono e trovare il modo di imparare e digerire il resto (da quando sono in Inghilterra mangio verdure di cui fino a pochi mesi fa ignoravo completamente l’esistenza). La verità e’ che ogni cambiamento richiede energia e sforzo all’inizio, e cambiare paese è solo un cambiamento come un altro. Ci vuole pazienza e perseveranza forse anche curiosità e spirito di adattamento.

 Le storie su come vivono gli Italiani all’estero (sia quelle denigratorie che quelle celebrative) sono sempre di una semplificazione madornale come dire che tutti gli italiani suonano il mandolino. La realtà’ e’ che, esattamente come gli Italiani d’Italia, ci sono tutte le tipologie, da quelli che si realizzano davvero ma continuano a schermirsi a quelli che fanno la fame e non lo ammetterebbero mai.

Penso spesso all’ idea di tornare in Italia. La cosa mi entusiasma e atterrisce allo stesso tempo. Penso che l’Italia abbia tutte le potenzialità per uscire dalla fossa, ma mi domando anche quante generazioni verrano annientate prima che questo avvenga. Ho dei progetti concreti e spero che un giorno si realizzeranno, ma non so ancora a quanta stabilità e sicurezza sarò disposto a rinunciare per vivere nel paese dove sono nato. Molti stranieri vivrebbero senza problemi in Italia, se alcune cose cambiassero. Forse per loro è più importante vivere in un posto bello che nel loro paese natale.

Quando penso agli Italiani la cosa che mi fa più rabbia è la loro incapacità di prendersi sul serio e di sentirsi fieri di qualcosa. Forse è da li che si dovrebbe ripartire, non dal nazionalismo becero, ma dalla lucida consapevolezza di aver tanto da insegnare e non solo da imparare.

Un saluto che pensa all’Italia,

Antonio

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8 commenti su “Antonio: “L’Italia? Può uscire dalla fossa, ma dipende dagli italiani!”.”

  1. Grazie Antonio. Grazie per le tue parole umili e genuine. Condivisibili dal mio punto di vista. Vivo altrove, come te, ma penso spesso al sorriso dei ragazzi tunisini e albanesi che in Italiami capitava d’incontrare, molto prima di vivere un’esperienza di espatrio che dura ormai da 8 anni. E non mi sono mai sentito un “cervello in fuga”…

  2. Bella storia. Un solo commento: “Dell’Italia mi mancano molte cose, soprattutto poter coltivare la quotidianità delle amicizie più’ profonde.”
    Questo e’ comune a chiunque lascia la sua terra, non solo agli italiani. Se tu fossi tedesco o svedese, ti mancherebbero gli amici tedeschi o svedesi, quindi non e’ l’Italia in genere che ti manca, ma gli amici di quel periodo della vita che termina intorno ai 20-25 anni.
    Ti posso dire che e’ possibile farsene altri altrettanto solidi, ma bisogna mettere radici per un po’ e non continuare a girare.
    In bocca al lupo.
    Mik

  3. purtroppo in italia ci sono troppi anziani, mi dispiace dirlo ma fino a che non muoiono loro e con loro quella mentalità consumistica e corrotta non ci sara’ molto speranza per i giovani. Le prossime generazioni si troveranno con le toppe nel sedere e dovranno per forza rimboccarsi le maniche. Parlo dei giovanissimi ventenni, perche i 30enni o 40enni godono ancora del benessere acquisito dai genitori grazie al boom economico degli anni 60. io sono andata via dall’italia 20 anni fa quando non si parlava di crisi, per i miei standard la crisi c’era gia’ e ora c’e’ la catastrofe..altro che crisi. in italia ci torno in vacanza, ma non mi sono mai sentita molto italiana in tante cose quindi emigrare all’estero mi ha aiutato a trovare l’ambiente piu’ consono alla mia personalita’ e ho potuto realizzarmi in tanti campi

    1. Non facciamo cadere la colpa sugli anziani. Cara bambina ricordati che gli “anziani” hanno ricostruito l’Italia nel dopo guerra facendola diventare la quinta potenza industrializzata. Gli “anziani” hanno fatto sacrifici enormi per lo sviluppo del mostro paese!
      Non diciamo cazzate e si rilegga la storia che da “giovane” non conosce! Saluti

      1. Bel commento che mostra quanto sia presuntuosa la vecchia generazione. Complimenti anche per l’incentivo ai giovani a chiamare gli anziani “vecchi”, per analogia al suo “bambina” con tono da sufficienza. Si salvi chi può…

    2. Una risposta un pò brutale, cara Paola, che non tiene conto di un bel pò di cose.

      Avresti ragione se il problema non fosse politico prima che sociale e se gli italiani affluissero alle urne in massa per affermare la propria volontà. Così non è.
      Siamo governati da 20 anni e più da gente che, a voler pensare bene, non ha la minima “visione” e abbiamo attualmente un’affluenza alle urne che sfiora il 50%.
      Traducendo: la gente (stupida!) è talmente schifata e demoralizzata dal sistema politico che preferisce rinunciare a votare “tanto non cambia niente”(!) lasciando gioco facile a quella fetta di popolazione allineata (o in vendita) politicamente che, da 10 gatti che sono, si ritrovano a decidere i governi.
      Che un paese di emigrati si riempia di anziani poi mi sembra un’ovvietà, abbi pazienza.
      Di vero c’è che un popolo “anziano” tende a non voler rischiare, a voler stabilità anche quando tutto frana intorno, ad ascoltare le voci che rassicurano fino alla menzogna.
      E così i politici han cominciato a mentire.

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