Michele: “non espatriate per disperazione! Partite per essere cittadini del mondo!”.

Michele IserniaMi chiamo Michele Isernia e a differenza di molti di voi io ho lasciato l’Italia 23 anni fa’, in anni che molti consideravano d’oro per l’Italia: oggi vivo a Boulder, in Colorado.

Non me ne sono andato perche’ dovevo o non avevo un lavoro, anzi…; me ne sono andato perché non vedevo l’ora e perché mi ero reso conto di vivere in un paese già’ morto da tempo.

Quello che si sta’ manifestando in maniera lampante negli ultimi anni e’ solo il frutto di qualcosa che sta’ al centro della mentalità’ italiana da decenni. Non so da quando, forse dagli anni 70-80.

Qualche giorno fa, ho letto un articolo di Ornitorinko e ho commentato. Per evitare di riscrivere tutto il post (di Antonio Siragusa) allego parte di quello che ho letto (in grassetto in basso). Non mi aspetto che molti di voi capiscano o apprezzino; spero solo che vi faccia pensare.

“…da un lato c’è la malinconia della lontananza da un Paese che gli espatriati amano sotto tanti punti di vista (clima, famiglia, cibo, qualità della vita, socialità), dall’altro l’inevitabilità della loro scelta per poter avere una prospettiva di vita, che il nostro Paese non garantisce ai giovani. (A. Siragusa – Leggi l’articolo competo)”

Io non la penso cosi’, e credo che chi continua a “guardare indietro” all’isola che non c’e’ faccia un grosso errore.

Io ho lasciato l’Italia nel 1990 a 27 anni; avevo un lavoro decente con una grossa ditta di high-tech americana, quindi potevo starmene li’ tranquillo (come hanno fatto praticamente tutti i miei colleghi).

Ho lasciato l’Italia perche’ era, già’ allora, un paese morto dal punto di vista sia della “qualità’ della vita” che del “senso civico” che dell’innovazione scientifica e tecnologica.

Chi guarda indietro, non e’ razionale; guarda alla sua vita fino ai 25-30 anni, che non e’ una vita “normale”; a tutti piacerebbe una vita in cui si passa il tempo con gli amici, supportati dalla famiglia, senza troppo pensieri o preoccupazioni. Ma questo non ha nulla a che vedere con l’Italia; lo stesso vale per molte altre nazioni del “western world”.

Quindi, il mio suggerimento, e’ di separare la parte nostalgica relativa al periodo di vita con quello che e’ veramente il profilo di una vita adulta in Italia. E chiedo a tutti coloro che sono espatriati o considerano di espatriare di pensare bene a questo; non partite per disperazione, partite perché’ siete cittadini del mondo; staccatevi dai vari “velcro” immaginari italiani: clima, famiglia, cibo, qualità della vita, socialità, etc…

Fino a quando l’Italia non si rende conto di essere un paese fallito proprio perché la gente crede che sia il miglio paese al mondo, niente cambierà’. E qui il mio scetticismo con i vari primi ministri che si sono susseguiti, incluso il presente.

Saro’ più’ possibilista Il giorno che sentirò un primo ministro dire:

– il nostro problema con corruzione ed evasione comincia dal parcheggio in doppia fila, dal saltare le code, dalle raccomandazioni e favori, e da una miriade di piccole cose di cui TUTTI siamo responsabili e che rende la vita di tutti i giorni invivibile, tranne per coloro che ci sono nati dentro e si sono adattati.

– le bellezze del nostro paese sono regali che il passato ci ha fatto e di cui noi del presente non meritiamo nulla. L’Italia moderna deve costruire cose di cui essere orgogliosa direttamente. Riempirsi la bocca dei monumenti e del paesaggio, o anche di brand italiani che hanno più di 40 anni e’ il nostro alibi più’ grosso. Altri paesi, che noi irridiamo o disprezziamo, hanno tantissime bellezze e in molti casi che si sono guadagnati sul campo gli attuali cittadini.

– per ogni Italiano che scopre il vaccino per l’Ebola o altra scoperta scientifica ce ne sono altri 100 di altri paesi, quindi basta con la fantasia che noi italiani siamo migliori di altri. Testa bassa e lavorare sodo, prima che finiamo tutti a lavorare per la Cina.

Si può’ andare avanti, ma secondo me questi sono i 3 paletti di partenza e le azioni intraprese per rimuoverli sono fondamentali.

Una discussione su come si cambia tutto questo richiede molto più’ di un email o un commento (e non sono sicuro che sia possibile…). Voi, che ne pensate?

Un saluto che fa riflettere,

Michele

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11 commenti su “Michele: “non espatriate per disperazione! Partite per essere cittadini del mondo!”.”

  1. Ma te che non vivi in Italia da 27 anni, parli sulla base di cosa? Sulla base di ciò che leggi sui giornali, ovviamente. Tu non sei più “un italiano”, questo è un dato di fatto. Credi che in Italia esistano solo bamboccioni che fino ai 30 anni se la spassano e poi scappano dalla loro terra perchè capiscono di doversi finalmente dare una mossa? Per dieci di questi bamboccioni ci sono altri 100 ragazzi che si fanno un mazzo enorme per crearsi il loro futuro; che cercano di conciliare studio, sport, amicizie, famiglia e tutto ciò che fa parte della loro vita, giorno per giorno, mettendosi alla prova e affrontando tutte le difficoltà tipiche di un adolescente/quasi adulto. Nonostante all’inizio della mia risposta abbia scritto che “non sei più italiano”, devo ammettere che qualcosa di patriottico ti è rimasto: il brutto vizio tipico del nostro popolo, cercare sempre un capro espiatorio, e l’italiano MEDIO, lasciatemelo dire, lo trova sempre nel politico di turno. Che la politica italiana sia pessima lo si sa, e anche bene. Ma che la causa della macchina in doppia fila sia TE che l’hai lasciata in doppia fila, questo non lo ammette nessuno; sarà sempre colpa “di qualche politico”. Se su 100 cittadini 99 gettano la carta per terra e poi, ovviamente, la città (qualsiasi essa sia) è sporca, è colpa del sindaco di quella città perchè “nessuno pulisce”. APRIAMO LA MENTE GENTE, RISVEGLIAMOCI DAL COMA IN CUI CAMPIAMO. TROPPO FACILE SCAPPARE, TROPPO FACILE DARE SEMPRE LA COLPA A QUALCUNO Homo faber fortunae suae. E se l’Italia attualmente fa così schifo come tutti dicono, è solo colpa degli ITALIANI.

    1. Cara Simona, ho visto il tuo commento solo ora…
      Ti consiglio di rileggere quello che ho scritto visto che la tua risposta sembra sia stata scritta “di petto” e senza cercare di capire quello che ho scritto. Le cose di cui mi accusi nella tua risposta non hanno nulla a che fare con quello che penso ed ho cercato di esprimere. Ti suggerisco, se mi permetti, di non attaccare mai una persona, ma di discutere di concetti e di idee. Si evita di fraintendere ed attaccare senza capire. Questo “incazzamento” che anche tu dimostri c’e’ dappertutto in Italia, ma poi si concretizza molto poco, a vedere dai risultati. Purtroppo ci sono i fatti che parlano, tipo quanta gente e’ effettivamente a casa fino a 40 anni, quanti non votano, quanti pensano che non ci sia altro posto al mondo in cui vale la pena di vivere, etc. Hai ragione, non ci sono solo quelli, e vedo sempre di più tanti giovani che stanno inventando cose nuove e si sbattono, ma purtroppo la legge dei grandi numeri non perdona e mostra che sono ancora una grande minoranza. Sono d’accordo con te che il senso civico personale e’ fondamentale, ma se non si espande e viene incoraggiato o forzato a livello politico, non basta (ti fa’ solo incazzare di più). E’ un fatto che tutto questo nuovo sbattimento tia avvenendo anche e sopratutto a causa della crisi spaventosa; 20 anni fa’ non era così, anzi chi andava via veniva deriso. La tua esortazione finale la condivido, ma e’ purtroppo poco utile a cambiare le cose (stessa cosa vale per la mia), ed in particolare credo sia quasi impossibile cambiare il paese per coloro che non conoscono altri modelli. A me piange il cuore vedere il paese da cui provengo impantanato in questa palude di abitudini, modi di pensare e di agire… Come primo passo credo sia importante, per tutti noi, cercare di capire il pensiero di coloro che in fondo la pensano come noi e non attaccarli senza veramente capire ma invece trovare pensieri comuni e magari anche una piattaforma su cui investire insieme.

  2. quando si dice che noi Italiani ci siamo addormentati sul nostro passato, e` sicuramente vero!! ma solo in parte poiche considero la mia generazione (ho 59 anni) molto piu` avventuriera et intraprendente di quelle successive, in poche parole penso che ci siano molti piagniucoloni nelle generazioni di oggi, I quali non hanno abastanza sicurezze per partire ……….ma chi mai mi ha dato la sicureza quando nel 78 decisi di partire in francia senza conoscere la lingua senza avere nessuna referenza o contatto e con solo 30 000 lire in tasca, avevo anch`io un ottimo lavoro di modellista con un certo Roberto Cavalli ……….malgrado questo quello che mi spingeva era la voglia di conoscere altre cose altra gente altri costumi altri modi di vivere altri orizonti e tante belle esperiene non un solo momento di questi 38 anni ho avuto il sentimento di abbandonare l italia perche` non mi sentivo bene li.

  3. Ho letto con molto interesse I due Blog di Michele e Antonio e devo dire che sia l`uno che l`altro sono molto lontani dal mio punto di vista, Prima di tutto mi rifiuto di minimizare , come fa Michele, il tesoro culturale Artistico e il saper fare della nostra mano d`opera, e il Gusto delle cose fatte bene, ma non sono d accordo nemmeno con Antonio il quale fa di noi italian un branco di disperati in cerca della terra promessa……….Comunque questi sono punti di vista personali il quale ho maturato durante quasi 4 decenni vissuti in 11 diversi paesi e 3 continenti, avendo inoltre evoluto con locali ho potuto acquisire molte abitudini che consideravo positive e ho sempre avuto un`occhio su le cose negative, e questo mi faceva aprezare La mia cara Italia ……..non sto ad elencare tutti questi punti altrimenti un libro non basterebbe)

    1. “mi rifiuto di minimizare , come fa Michele, il tesoro culturale Artistico”
      Io intendevo che l’utilizzare “le glorie patrie” del passato di cui gli attuali Italiani hanno alcun merito sia un grosso alibi; ed infatti tu ribadisci la stessa cosa nella tua risposta successiva.

  4. Caro Michele, mi chiamo Mattia e sono espatriato da quasi 4 anni, sicuramente meno di te. Diciamo che il mio punto di vista coincide più o meno con il tuo, ma vorrei aggiungere un paio di dettagli che, quantomeno per la mia esperienza Londinese sono parecchio diversi.

    1. Non tutti gli emigrati sono nostalgici, l’italia è un bel posto dove andare in vacanza, si mangia bene e tutto costa poco, in primis perchè è diventata ormai uno degli ultimi paesi del “primo mondo”.

    2. Ci sono due categorie di Italiani espatriati quantomeno in Europa: In primis c’è chi, come te e come me è andato via per scelta e pur avendo un buon lavoro, vedendo prospettive migliori fuori; Poi ci sono gli “scappati”, che purtroppo per quanto riguarda UK sono almeno 9/10. Persone senza un titolo o con un titolo di cartone che espatriano senza prospettive, con 4 soldi risparmiati dai genitori e le qualifiche professionali di paperino, gente che da espatriata campa massimo un paio d’anni, fin quando non finisce la cassa-mamma. Credo che nella tua descrizione tu abbia confuso un pò le due categorie e, mia personale opinione, bisognerebbe far chiarezza nell’editoria.

    3. Per quanto riguarda il mondo della ricerca credo che il tuo discorso “vaccini per l’ebola” sia totalmente errato. Nel mondo della ricerca siamo più bravi, lo dicono le statistiche dei lavori pubblicati. Nella mia personale esperienza, lavoro in una università molto importante e qui, in corridoio, in mensa, in aula, in sala operatoria, in laboratorio, una persona su 4 è italiana. Per fortuna o purtroppo siamo affascinati dalla cultura, spesso più che dai mercati. La voglia di guardare oltre, nonostante ritmi di lavoro folli e non ricompensati economicamente, agisce da criterio di selezione.

    Sono sicuro che la maggior parte delle differenze riscontrate sia comunque legata alla diversa regione geografica. In bocca al lupo,

    Mattia

    1. Mattia,
      si credo che Londra non sia proprio un caso che si può’ generalizzare al resto del mondo (in fatti sembra che Londra sia tra le top 5 città’ italiane in Europa…).
      Io nella ricerca ci lavoro da più’ di venti anni, ed ho visto di tutto, nel senso che ho visto gente di tutti i paesi inventare e scoprire cose incredibili. Non ho notato alcuna prevalenza di nazionalità’ se non collegata agli strumenti disponibili per la ricerca.
      Sono curioso sulle statistiche che hai menzionato nel tuo commento. Avresti un link così me le guardo?
      Grazie.
      Mik

  5. Interessante. L’unico problema è vedere il cambiamento delle condizioni di partenza: oggi chi espatria va via con la valigia di cartone. Purtroppo è inevitabilmente molto più malinconico di quello che è stato possibile fare vent’anni fa.

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