Francesco: “Io voglio vivere adesso! Ecco come inseguo la mia felicita’!”.

Francesco Wandering Wil GrandisMi chiamo Francesco Grandis. È il 2009. Agosto.

Hai presente quella sensazione al mattino, quando ti alzi e pensi: “Ma chi me lo fa fare?”. Anzi, peggio. Ti svegli, e nemmeno ti ricordi l’ultima volta che lo hai fatto sorridendo. Vorresti solo tornare a dormire, perché l’idea di prepararti per andare a lavoro, salire in macchina, infilarti nel traffico, e poi affrontare altre otto nove dieci ore delle stesse rotture di coglioni, sempre quelle…

Ecco, questo sono io, stamattina.

Mi guardo allo specchio, e… cazzo… ma ero così vecchio l’ultima volta? Ho solo 33 anni… E questi capelli bianchi da dove arrivano? Dove sono stato finora, cos’ho fatto? Perché non me lo ricordo? Ricordo solo un sacco di gente che continua a ripetermi sempre la stessa cosa, come una litania. Mi dicono “tieni duro, vecchio, perché è così che va, devi avere pazienza… devi avere pazienza…”.

Pazienza per cosa? Per una pensione che arriverà quando avrò settant’anni? E se non ci arrivo a settant’anni? Perché con questa vita che faccio, non so mica se ci arrivo. Magari avete pure ragione voi, ed è colpa mia. Forse sono io il disadattato, il diverso… ma io non ce la faccio a tenere duro. Non ce la faccio ad avere pazienza. Mi avevate promesso benessere, serenità, e io sono qui, con la faccia tra le mani, a piangere perché la vita mi sta sfuggendo tra le dita… basta…

“Ma sei un ingegnere, hai un buon lavoro! Ma cosa ti salta in testa? Vuoi mollare? Siamo in crisi economica! Sei matto a pensare di lasciare adesso, tieni duro, abbi pazienza…”

NO!

NO, BASTA! VAFFANCULO!

Vaffanculo il lavoro, vaffanculo la pazienza, vaffanculo anche la crisi!

IO. VOGLIO. VIVERE. ADESSO!

Ed è così che mi licenzio. Mi sento solo, ho tutti contro, e ho paura, ma so che quello che sto facendo è giusto. Per me, almeno. Ho dei soldi da parte. Ci faccio il giro del mondo. Sei mesi. Mi riprendo la vita che non ho avuto il tempo di vivere prima.

In viaggio riscopro quello che sono. Qui conosco per la prima volta la libertà, e – credetemi! – è pura ambrosia, cibo degli dei. Non ne potrò più fare a meno, lo so. Questo è il punto di non ritorno. Sto bene.

Comprendo solo ora con chiarezza cosa voglio fare del resto della mia vita. Voglio che la mia intera esistenza sia dedicata a una magnifica, epica e avventurosa ricerca della Felicità. Nient’altro e niente di meno. Io sarò l’eroe di quella storia, della mia storia. Tutto il resto può bruciare. La carriera, il lavoro, le mode… tutto quello che mi avete insegnato a volere, ma che alla fine della giornata non conta un cazzo.

Poche cose valgono davvero nella vita, e nessuna di queste ha un prezzo.

Torno dal viaggio, e sono una persona nuova. Ho un piano. Mi servono dei soldi, ve lo concedo. Ma non vi concedo più il mio tempo. Non vi concedo più la mia vita.

Mi avevate illuso, e mi ero infilato in una gabbia. Vi avevo creduto. Mai più.

Ci sono delle regole da seguire? Beh, io le userò a mio vantaggio, perché ora le conosco. Ero un programmatore, ora sono anche un freelancer, un professionista. Ho dei clienti americani, che finalmente mi pagano per quello che valgo. Lavoro da dove mi pare e solo venti ore a settimana, mi basta e mi avanza per vivere. Sono io che uso il sistema adesso, non viceversa. Do inizio alla mia ricerca.

Riprendo a viaggiare, portando il lavoro con me: Sudamerica, Europa, Asia. Mesi di viaggio, di esperienza, di crescita. Mi avvicino sempre più alla felicità.

Dopo quattro anni di questa vita mi sento pronto per il prossimo passo. È il 2013 e dico “basta” un’altra volta.

“Sei matto, un lavoro come quello? Ma dove lo ritrovi?”

Tacete. Fate silenzio. Avete già detto la stessa cosa quattro anni fa, e avevate torto.

“Ma non è meglio avere pazienza?”

Fate silenzio, ho detto! Io so qual è la mia strada, e niente di quello che direte mi farà cambiare idea.

Io voglio scrivere. Voglio condividere la mia esperienza con tutti coloro che si sono sentiti soli come me. Mai più nessuno dovrà sentirsi diverso, per aver desiderato vivere. Mai più nessuno dovrà sentirsi disadattato, perché non ha voluto avere pazienza. Mai più.

Sarà il mio modo di fare del bene al mondo. Userò le mie parole come una lama, straccerò il velo di illusioni che mi ha tenuto lontano dai miei sogni di bambino. Volevo essere uno scrittore, ma sono stato derubato della mia fantasia. Ora io me la riprendo.

Lo so, magari non ci riuscirò mai a scrivere davvero, a essere felice. Ma sono qui, che accarezzo quel sogno con la punta delle dita, lo sfioro, e penso che non ci sono mai stato così tanto vicino.

Questa mattina mi sono svegliato, e sorridevo. Ho preso in braccio mio figlio. Non ha ancora due giorni. È innocente, inconsapevole. Dio, quanto è bello…

Guardo il mio cucciolo, i suoi occhi blu che ancora non mi riconoscono, e gli parlo. Lo so che non può ancora capirmi, ma lo farà.

Gli dico: “Mai, amore mio, mai nessuno ti metterà in una gabbia. Mai nessuno ti illuderà per imprigionarti. Tu sarai un uomo libero, e io proteggerò i tuoi sogni con ogni goccia del mio sangue. Ti farò vedere il mondo, e lo esploreremo assieme. Ti insegnerò tutto quello che conosco, e tu mi mostrerai di nuovo le cose che ho dimenticato. Saremo gli eroi di una grande storia. Ti porterò sul sentiero della felicità, e lo percorreremo mano nella mano. Fino alla fine. Liberi.”

Cosi gli ho detto.

Liberi.

Un saluto che profuma di libertà e di nascita.

Francesco Wandering Wil Grandis, 37 anni, veneto.

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127 commenti su “Francesco: “Io voglio vivere adesso! Ecco come inseguo la mia felicita’!”.”

  1. sono giunta qui scrivendo una parolaccia. Ci sono dentro fino al collo nella voglia di mollare tutto. Ma a volte non si può mollare, si deve andare avanti e vedere dove si va a parare. Troppo tardi. Due figli un lavoro indipendente e tanti debiti. Bisogna restare e provare ad andare avanti.

  2. Complimenti Francesco..io sono un ingegnere aerospaziale, che era molto fiducioso e sereno prima di entrare nel mondo del lavoro…Ho lavorato per due mesi per una grande industria di cui non faccio il nome e sono rimasto ”traumatizzato”. Mi spiego sono sempre stato uno spirito libero ero contento di studiare ma nel momento in cui ho venduto la mia persona ad una azienda seguendo delle regole rigide per uno stipendio sono cambiato completamente. Addirittura penso che il solo fatto di sottostare a delle regole e delle imposizioni abbia cambiato la mia natura. Mi sono mollato con la ragazza che di vedermi così non ne voleva sapere…e sono alla ricerca della mia serenità e dimensione sempre che non sia troppo tardi

  3. Ma vaffan... Mollo tutto! Non vale la pena vivere soffocato in un lavoro che odio

    […] Francesco: “Io voglio vivere adesso! Ecco come inseguo la mia felicita’!”. […]

  4. Ciao, sono del tuo stesso pensiero. Con la differenza che penso che neanche i soldi servono realmente a un UOMO o a una DONNA. Servono solo a chi vuole vivere in una casa, comprarsi vestiti e togliersi le proprie voglie, servono a chi vuole mangiare cibo confezionato al supermercato, servono a chi vuole internet e Sky, insomma mi sono spiegato no? Non servono a chi vuole solo VIVERE. Io non sopporto questa societá, non l’ho mai matabolizzata da quando vivo di pensieri miei. Ho quasi 30 anni e sento la vita che mi sta scivolando via. Ho il mio grande sogno che mi porta avanti. Devo solamente aspettare un altro po’…poi tornerò a vivere. Avrai capito che sono un estremista. Se quello che ci circonda viene chiamato ” NORMALITÁ” bé…felice di essere ANORMALE.

  5. La tua ricerca della felicità è contagiosa e ammirevole, bravo! Ma, da giovane papà anche io (37 anni, con bimba di 2), penso che un giorno dovremo essere talmente forti da saperci tirare indietro e lasciare ogni scelta ai nostri figli. Potrebbero decidere di seguire il gregge, o addirittura andare nella direzione contraria alla nostra, ma rimarranno i nostri figli e dovremo saper accettare che il nostro ruolo di guida è finito, e magari goderci un ruolo nuovo e diverso dal precedente. Non sarà facile, ma io fin da ora me lo ripeto come un mantra, per essere preparato quando la loro indipendenza potrebbe ferirmi (senza volerlo!). In bocca al lupo!!

    1. Dici molto bene Paolo. Possiamo portare i nostri figli sulla strada giusta, ma su quel tratto che conosciamo adesso e che per adesso, finché sono piccoli, ci è in comune. Poi sarà come insegnargli ad andare in bicicletta: se li molli troppo presto cadono, ma se non li lasci liberi, non impareranno mai! Questa sarà la nostra grande sfida: prepararli nel miglior modo possibile e poi capire quando è ora di lasciarli andare. Ci riusciremo? 🙂

  6. Sulla Strada Giusta con… | Sogno Australiano - Australian Dream

    […] imparato a conoscerlo ed apprezzarlo come Wandering Wil, appassionandosi all’articolo apparso su Ornitorinko e diventato virale. Quello che lo vede con una barba incolta, gli occhi socchiusi per il sole, […]

  7. Sulla strada Giusta con Francesco Grandis - Amiche di Fuso

    […] a conoscerlo ed apprezzarlo come Wandering Wil, appassionandosi all’articolo apparso su Ornitorinko e diventato virale. Quello che lo vede con una barba incolta, gli occhi socchiusi per il sole, […]

  8. Bellissimo articolo e storia!
    Penso che l’errore più grosso sia il dedicarsi completamente al lavoro, dimenticandoci di noi stessi. Il mio pensiero è “lavoro per sopravvivere. passioni per vivere”. Mai abbandonare o non seguire le proprie passioni. la vita è una sola.
    Però per dedicarmi alle mie passioni ho bisogno di lavorare.. Esagerare nell’una o nell’altra direzione non so quanto sia buono alla lunga.

    1. Grazie mille Giuseppe, e.. ben detto! In tutto serve equilibrio. La vita a cui ci hanno abituato invece è del tutto squilibrata verso una direzione sola, e quindi non ci porta serenità o benessere. E di questi tempi, non ci porta nemmeno ricchezza materiale, quindi ci sono ancora meno motivi per insistere, no?

      Grazie ancora, a presto!

  9. silverlighthealer

    Posso solo dirti Grazie, Francesco. Quando spegniamo il cervello e accendiamo il cuore per seguire l’intuito, accadono cose come questa. Con la conseguenza che il vero e unico rischio che corriamo è di essere felici. Felici come non lo siamo mai stati prima. Felici davvero… e tu con la tua storia lo stai ricordando a tutti coloro che la leggeranno. Grazie grazie grazie.

  10. Da neo-dimissionaria in procinto di trasferirsi in un altro Paese, con un macigno di ansia e rimorsi addosso, posso solo dirti grazie.
    Nessuna parola in questo momento mi avrebbe motivato e scrollato via le incertezze più di questo tuo post.
    Grazie davvero.

  11. Ciao Francesco, ho letto il tuo articolo con interesse e gioia! Non ho mai risposto ad un articolo prima ma la tua storia mi ha colpito perchè la sento in qualche modo vicina alla mia!
    Laureata in Psicologia a Padova, dopo l’anno di tiricinio (non pagato ovviamente) professionalizzante ed aver superato l’Esame di Stato, dopo anni di studio e sacrifici per mantenermi, dopo anni di lavoro come cameriera, dopo una storia d’amore finita, dopo 28 anni di vita senza capire bene quale direzione prendere… Dopo tanta rabbia, frustrazione accumulata per tutte le cose “che vanno storte”, per una salute malconcia ed un fisico maltrattato, con 1000 euro in tasca e nessuna aspettativa se non il fortissimo desiderio di cominciare finalmente a rispettarmi (nel corpo e nell’anima) e con la segreta promessa a me stessa di conquistare una felicità che merito, nel 2010 sono partita per l’Australia. Sei mesi di permanenza, dei quali tre ferma in un posto “dimenticato da Dio” e da dimenticare (!!!) e poi la Nuova Zelanda. Nuova meta, scelta dettata dal cuore (quello che poi è diventato mio marito aveva lasciato l’Italia per andare in Nuova Zelanda!) che si è rivelata la scelta più giusta che abbia mia preso in vita mia.
    Dopo le prime difficoltà per trovare un buon lavoro (da quel punto di vista “tutto il mondo è paese”) e per ambientarsi (iniziamo ora a sentirci “a casa nostra”!), siamo contenti e felici di vivere in un posto dove la natura viene ancora considerata un valore, dove c’è tanto verde ovunque e la gente spende molto tempo fuori all’aperto, dove le persone sono cordiali e si offrono di aiutarti se ne hai bisogno, dove la gente ti sorride e saluta per strada. Ovviamente ci sono anche dei lati negativi, la distanza dalle nostre famiglie, dagli amici, da tutto quello che sono le nostre “radici”. Ma il gioco vale la candela! Tutto ha un prezzo ed ogni decisione ha delle conseguenze ed io son felice di aver intrapreso questa strada. Sono felice di aver promesso a me stessa di non vivere più nelle stesse condizioni, la tristezza, la rabbia profonda, il senso di solitudine anche se sei in compagnia, il chiedersi “perchè?!” perchè devo star male e continuare a dire “sì, sì” a testa bassa, a ringraziare per un lavoro sottopagato, ad aver paura di perderlo perchè – ti dicono – è sempre meglio di niente e di questi tempi qualsiasi lavoro è una manna dal cielo… beh, non esiste nessuna manna dal cielo! Esiste solo la mia, la tua, la nostra volontà, la volontà dell’individuo di migliorare, di milgiorarsi, di andare avanti, di respirare a pieni polmoni, di sorridere, di sentirsi sereno ed appagato.
    Sono quattro anni ormai che viviamo in Nuova Zelanda, ci siamo sposati sulle rive di un lago meraviglioso, cerimonia intima (intimissima…5 persone in tutto, noi compresi!) e non religiosa (io non lo sono!), niente pressioni, niente ansie, solo noi e la voglia di celebrare il nostro amore. Ora siamo in attesa…sono in dolce attesa! Di una bimba che arriverà ai primi di Febbraio!
    L’iniziale spinta a partire dall’Italia è stata dettata da rabbia, frustrazione, dolore ed un instinto di sopravvivenza che mi diceva che c’era di meglio, che potevo avere di meglio, che meritavo di meglio!!! A distanza di quattro anni, conservo quell’istinto e nei momenti di confusione o dubbio mi ripeto, come un mantra, che io sono qui perchè ho deciso di essere felice! Ho deciso di darmi più opportunità per essere felice ed è importante ripeterselo ogni giorno, altrimenti si cade nelle solite trappole: che tu sia su un’isola tropicale o a Torino è la tua motivazione che ti spinge ad essere diverso, ad essere migliore. Certo, l’ambiente gioca un ruolo importante nel determinare quante chance hai di riuscire, ma se la volontà è soppressa nessun tramonto tropicale ti può dare gioia.
    La serenità che io e mio marito abbiam conquistato qui è impagabile. Non abbiamo una vita perfetta, non abbiamo tanti soldi, non viviamo in un paese perfetto. Ma sappiamo che possiamo farcela, sappiamo che i sacrifici che facciamo verranno ripagati, sappiamo che possiamo essere felici senza vergogna nè sensi di colpa, sappiamo che possiamo essere migliori ed andare avanti col sorriso!

    In bocca al lupo per la tua decisione di diventare scrittore (io ho il pallino della cucina, magari tra qualche anno…!)! Sono contenta di sapere che ci sono persone che ancora hanno voglia di essere felici!

    PS: quando facevi il freelancer, di cosa ti occupavi? e dove l’hai scattata la foto sulla copertina di Facebook (quella bellissima spaiggia)?!

    Francesca.

    1. Ciao Francesca, grazie di aver raccontato la tua storia, complimenti per la scelta fatta (anzi, LE scelte fatte) e auguri per l’arrivo della vostra bimba!

      Sarò un po’ più breve. Quando ero freelancer ero programmatore (semplice software, niente di eccitante). La spiaggia invece è stata fotografata a El Cotillo, a Fuerteventura, dove sono stato per un mesetto assieme alla famiglia (compagna e bimbo che ormai ha quattro mesi)

      Ciao, grazie ancora!

  12. Grande ! Solo su una cosa però devo darti torto : “i suoi occhi blu che ancora non mi riconoscono, e gli parlo. Lo so che non può ancora capirmi, ma lo farà” … qua ti sbagli però, i suoi occhi blu ti riconoscono eccome ! Anche se ha 2 giorni e stai tranquillo che gia ti capisce <3 e di sicuro ti appoggia in tutto quello che hai fatto e farai !

    1. Basta fare un passo, Valentina, e poi non avrai più scuse che ti impediranno di agire e prendere in mano la tua vita. Perché è questo che ci frega, di solito, le scuse. Fino al giorno che non ne hai più, e allora il passo lo fai comunque, volente o nolente. Augurandosi che non sia troppo tardi…

  13. La cosa molto bella è che rispondi a tutti, e per ogni commento hai una risposta centrata su di te.
    La via del cuore in questo periodo storico è l’unica da seguire. Il coraggio si trova nell’azione e nelle scelte che ogni mattina facciamo. Responsabilizziamoci maggiormente di quello che diciamo,pensiamo, agiamo e costruiremo città d’oro. L’oro come consapevolezza e crescita umana, perché siamo qui per crescere ed evolverci. Se non cresciamo internamente…. lentamente moriamo. Il sistema è una gabbia che ci siamo costruiti da noi per nasconderci e non dimostrare a noi stessi che siamo dei giganti con il potere di trasformare qualsiasi cosa.
    Continua a divertirti Francesco e grazie della condivisione.
    Un abbraccio a tutti
    Iacopo

    1. Complimenti per come scrivi, Iacopo. Ben detto, veramente ben detto. Ma allora mi verrebbe da chiederti: perché vogliamo nascondere a noi stessi questo potere? Che cosa ci spaventa, o che cosa ignoriamo? Io continuo a chiedermelo, senza trovare una soluzione che mi convinca.

      Grazie comunque del commento e dei complimenti, a presto e un abbraccio a te!

  14. La prima parte mi ha riportato al mio di agosto 2009.
    Il sole in faccia, la finestra dell’ufficio aperta, il canto degli uccelli che da fuori mi chiamavano, i libri dell’università davanti a me, l’odore di grano che sentivo quando facevo un giro per dimenticare tutto.
    Lavoro, studio..avevo anch’io una gran voglia di evadere..e ce l’ho ancora.
    Forse ho semplicemente meno energia, ristagno da un po’ e mi sento sempre più pesante.
    Ti ammiro davvero per quello che hai fatto e che fai..e non ti nego che mi hai strappato anche qualche lacrima.
    La libertà è un’illusione di molti, ma privilegio di pochi. Tu ci stai riuscendo.
    Continua così..buona fortuna fratello.

    1. Grazie mille Federico! Fatti vivo se la voglia di evadere supera “la soglia critica”. E anche se non la supera ma pensi che dovrebbe! Ci si abitua presto alla pesantezza, basta che aumenti gradualmente, ogni anno un po’ di più. È un peccato, perché liberarsi dei pesi è uno strappo, ma il sollievo è immenso!

      Un abbraccio!

  15. credo che la tua aspirazione non sia la libertà,ma diventare famoso e solo questo pensiero ti rende più schiavo della commessa frustrata intontita e scopaiola(per la frustrazione) della coop.tuo figlio farà quel cazzo che vorrà e non certo quello che vorrai tu (stai attento su sto fatto,non creare un mostro come un barbone o un qualche serial killer di vario genere,speriamo diventi solo un frocio).per il resto usare il sistema malato per avvantaggiarsi è il mestiere più vecchio dopo quello della puttana,ma non andarlo a sbattere ai quattro venti che gli schiavi troveranno mille argomentazioni (alcune volte passeranno al pratico) per smontarti e sfogare la loro rabbia su di te.

    un saluto

  16. Mi fa piacere di non essere solo a pensarla così!Ho mandato tutto a fanculo, carriera, stipendio, routine e vita schematica d’ufficio e mi son licenziato da un lavoro a tempo indeterminato per VIVERMI più intensamente ed secondo i miei ritmi. Dal 1 settembre sarò un uomo libero ed a novembre si parte.A presto

      1. Da buon amante della montagna si parte dal Nepal con un trekking ai laghi sacri di gokyo….poi all’inizio del prossimo anno, visto che mi piace molto camminare e vivere lentamente, parto in maniera definitiva a piedi verso nord europa e poi mi dirigerò ad oriente

  17. Ciao Francesco,
    Non sto qui a raccontarti la mia bislacca storia anche se so che ti piacerebbe, ma credo che mi riserverò il diritto di girarti il mio sito, fra “colleghi” credo ci si capisca. Oltretutto quando sono scappati dalla stessa fetta d’Italia.
    Mi da sempre un respiro di sollievo trovare anime affini, qualcuno che sceglie di rinunciare alla rat race e parte alla ricerca dello spettacolo più grande del mondo: la vita in se.
    Potrei scrivere pagine sulla nostra snaturizzazione, cosa che probabilmente dalla mia prossima cuccia dall’altra parte del mondo, farò, fra un progetto e l’altro che sto seguendo.

    Oggi ho letto il tuo articolo e mi sono vista io, anni fa, da giovanissima, quando partii la prima volta. E sorridendo ho pensato: Ognuno sceglie le battaglie che vuole combattere.

    Io e il mio compagno di viaggio abbiamo scelto le nostre!

    In bocca al lupo per tutto.

    1. Ciao “collega”! E non è libertà anche quella, scegliersi la proprie battaglie. È da tanto tempo che vedo persone combattere per la salvezza dei delfini, o per le foreste dell’Amazzonia, o a salvaguardia dei bambini… e penso: “tutto giusto, ma non è la causa per cui combatterei”. Queste persone dedicano la loro esistenza a quella causa, rischiano la galera e qualche volta anche la morte. Li ammiro, ma io non sento quelle cause come qualcosa a cui dedicare la mia vita.

      Ma forse in questi anni l’ho trovata, la mia causa. Potrebbe essere la vita stessa. La felicità per tutti. La libertà da una schiavitù istituzionalizzata. Si, forse potrei davvero dedicarmici.

      Ognuno sceglie le battaglie che vuole combattere no? 🙂

      In attesa di leggere le tue pagine, allora! Buon proseguimento del viaggio, e buona strada, ovunque essa vi porti!

  18. Ciao Francesco. In bocca al lupo. In questo periodo della mia vita libertá è un concetto che conta, mentre prima la liquidavo come anacronismo alla vasco. Capisco cosa intendi. Che il cosmo sia con te 😉

  19. Ma ci fossero più persone ispirate come te, a questo mondo! Grazie per condividere la tua storia, è bellissima ed è il riassunto di tutto ciò in cui credo anch’io, la meravigliosa sintesi di ciò in cui voglio convertire la mia vita. L’ho ribloggata, spero non ti dispiaccia.
    Da anni leggo travel blogs di persone come te e per anni ho dovuto constatare come il 98% di loro fossero americani/anglofoni. È bello che finalmente la cosa stia prendendo piede e ne parlino anche gli italiani, anche se è ovviamente l’idea di fondo che importa, la nazionalità è solo un dettaglio.
    Da veneta a veneto: grazie.

    1. Ciao Annaemme. Ho notato anche io che la cultura del viaggio non è molto diffusa tra gli italiani. Noi si va solo nei villaggi, con molte valigie al seguito. Eravamo grandi viaggiatori, nel passato, ma siamo diventati turistame. E ci che basta attraversare le alpi, e cambia tutto: tedeschi che girano a piedi, in bici, in canoa. Per non parlare degli scandinavi…

      Comunque, nazionalità a parte, è bene che si diffonda anche la cultura del viaggio come scoperta e crescita, e non solo come turismo, Forse rovineremmo meno il pianeta e i popoli che ci abitano.

      Ciao, e grazie 🙂

  20. Ciao Francesco,
    ho letto il tuo bellissimo articolo e tutti i commenti, che, per maggior chiarezza, ti consiglierei di ordinare in senso cronologico, dal più vecchio al più recente.
    Sei andato alla ricerca di te stesso e della libertà. L’hai trovata e ora sai che è la condizione indispensabile per vivere felice. Proprio come la vita, anche la libertà è per sua stesa natura mutevole, difficile da afferrare in pieno e dipendente dalle nostre esigenze del momento.
    La ricerca deve dunque continuare.
    Seguendo il tuo esempio, dovremmo dedicare più tempo alla ricerca della felicità e alla crescita interiore.
    Un mondo con più persone felici e consapevoli è un posto migliore per tutti.
    Simone

    1. Grazie mille Simone, dici bene, la ricerca deve continuare. Qualcuno mi ha chiesto: “hai cambiato il tuo modo di vedere il mondo, adesso che hai un figlio?”. Risposta: “Assolutamente no, ho solo cambiato il modo di andare avanti: ora siamo in tre”. 😉

      Auguro anche a te buona strada, Simone, ovunque tu sia diretto.

      Ah, non posso fare niente per l’ordine degli articoli, questo sito non è gestito da me, ma Domenico (che è già stato rimrpoverato a riguardo 😀 ). Io qui sono solo un ospite.

  21. Nelle condizioni (psichiche) attuali non ci sara mai che “se tutti facessero come me” è dura da accettare ma è così, solo una piccola parte dell’umanità riesce a spezzare le catene dello psichismo dominante, gli altri si devono adattare. la liberazione dalle catene é tutta questione di urgenza interiore, e se le domande che ci poniamo quanto sono pressanti. Ma per inciso anche chi spezza le catene: o crede di spezzarle, ed invece sostituisce quelle con altre abitudini, oppure anche avviando un reale cammino di emancipazione necessariamente si accorge che deve lavorare (su stesso) più di prima, perchè le ricadute sono dietro l’angolo. Sicuramente la svolta di cambiamento globale potrebbe avvenire se il denaro a ritornasse ad essere (se poi lo è mai stato?) un mezzo subordinato al benessere e alla felicità e non un fine di potere. Ma per fare questo devono prima cadere le strutture perverse su cui è fondato il sistema, togliere monopoli, azzerare la piramide, (Insomma rivoluzione) in tal caso (utopico per ora) anche il più gravoso dei lavori sarebbe gestito in maniera rotativa e per poco tempo, poco lavoro settimanale individuale (20 ore appunto) ma veramente per tutti, come anche le risorse che se distribuite equamente (senza giochi di finanza internazionale) basterebbero a tutti. Purtroppo ancora si è portati a pensare che ci sia un problema di produzione ed equilibri finanziari quanto il problema è lo sfruttamento del denaro virtuale, la sperperazione e la mancanza di redistribuzione,(sempre per fare arricchire i pochi) la frase che hai sussurato a tuo figlio è molto suggestiva ed istruttiva e spero per te che riuscirai in tutto quello che stai facendo,Ps. tra 3 mesi nasce il mio primogenito è la libertà (di vivere e sognare) e l’emancipazione dall’omologazione è un pensiero fisso nella mia testa sul quale voglio fondare la sua crescita. auguro a tutti Luce e discernimento.

    1. Grazie di aver condiviso la tua riflessione, DB. Certo, una società basata sul benessere, sulla distribuzione ragionevole dei compiti e dei privilegi, sulla fratellanza è un’utopia, ma come ho scritto nell’articolo di cui immagino stai citando i concetti, credo in quella frase di Gandhi, “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Forse né io né te vedremo mai l’alba di una società del genere, ma potremmo essere ricordati come la generazione che ci ha provato!

  22. Ti ho scoperto da poco,uso questo termine perchè è stata una vera e propria scoperta,che sta facendo emergere quello che ho tentato di soffocare dentro da tempo.Oggi ho visto “sette passi intorno al mondo” …. dato che parlavi di tempo…un’ora davvero preziosa,un dono enorme e commovente che ha insaporito una delle tante monotone giornate.Vivo un un periodo della mia vita che sento molto stretto,non mio….università appagante in un certo senso (studio architettura) ,ma soffocante,che mi ricorda in continuazione quante cose mi lascio scappare via…cose che la vita non mi ridà.Progetto che porto avanti, solo con lo scopo di andare ed esplorare,a cercare…cosa? ancora non lo so…ma cercare ha sempre fatto parte di me,e un’infanzia cresciuta in campagna e in mezzo alla natura ogni giorno mi tormenta e ricorda quanto mi ci sento viva e autentica.Magari tra 5 anni cambierò idea,non lo so,e la vita mi parlerà in un altro modo,ma per ora mi sento un pò una piccola “supertramp” .Mi sono così impersonificata,ed è bello sentire che qualcun altro prova esattamente quello che tante volte è difficile da spiegare. Grazie per quest’esperienza che condividi con il mondo,c’è tanto bisogno di ascoltare anime così belle.In bocca al lupo per tutto!

    1. Grazie a te Anna Maria per aver dedicato alle mie parole così tanto del tuo tempo. Proprio perché è prezioso, e non torna indietro, non posso che essere felice del fatto che tu ne abbia speso per me.

      Credo che il seme sia già piantato in te. I primi dubbi affiorano, e anche le prime soluzioni. Sono convinto che sei già sulla buona strada, si tratta solo di non deviare, e di non indugiare con i passi. Prenderai le decisioni giuste… ma se così non fosse, sai già dove trovarmi! Accendo il Wil segnale, e ne parliamo!

      CIao, grazie ancora e un abbraccio!

  23. Se tutti facessimo come lui, cosa succederebbe??? chiedono in molti “codardosi” (mio neologismo…)… secondo me….. ha risposto benissimo: avremmo una società diversa!! dove forse uno non avrebbe bisogno di “scappare” per sentirsi felice… e innanzitutto vivo!! Purtroppo ma anche per fortuna…. rimane il sogno di non pochi…. purtroppo perchè rimane sogno…… per fortuna perchè almeno in qualcuno rimane!!!!!

  24. E come tutto del resto, non è un caso che la vita mi abbia riservato questo articolo.
    Ti ringrazio per averlo scritto.. avrei versato volentieri una lacrima, e forse lo farò..
    Io sono in Australia ora. Ho solo 24 anni e una laurea triennale in Lingue e Letterature straniere. A 19 anni l’università mi sembrava l’unica soluzione ma dentro di me mi son detta, studiamo lingue…al massimo potrò andare a fare la disoccupata all’estero! 3 anni di sudore sui libri mi son bastati per capire che era arrivato il momento di lasciare i libri (quelli universitari) e iniziare a studiare LIVE. L’università mi ha lasciato tante belle esperienze e tanta cultura, ma di certo non mi ha insegnato davvero alcuno lingua.. Le lingue straniere si studiano sul posto, parlandole, vivendole…c’è poco da fare.. E’ stata dura dire a mia madre: la specialistica non la farò e un lavoro qui neanche lo voglio, io parto! Ho lavorato 4 mesi come babysitter, ho messo qualche soldo da parte (giusti giusti per quello che mi serviva) e son partita.. Sono qui da 7 mesi ormai.. Non so bene dove arriverò, ma di certo so che ne sarò felice perché, anche pur accettando piccoli compromessi, sono LIBERA e fiera della persona che, giorno dopo giorno, sto diventando. Ora amici e amici di amici mi contattano disperati: voglio lasciare questo paese di merda ma non ho soldi, voglio lasciare questo lavoro di merda ma poi che faccio senza lavoro, senza soldi, voglio lasciare tutto ma la mia ragazza non mi seguirebbe ecc ecc.. hanno tutti paura di lasciare quello che hanno, anche se è una merda.. sono prigionieri..ed io, più di dir loro che la libertà non ha prezzo e non servono soldi per conquistarla, non so che dir loro..

    Scriviamo e condividiamo. Sono certa che le nostre parole arriveranno dove devono arrivare (:

    Namastè <3

    1. Eh MissMcFly, rispondo a messaggi del genere un giorno si e un giorno anche! Capisco benissimo. L’esempio di chi ha saltato è sempre trascinante per chi vorrebbe saltare ma non l’ha ancora fatto. Bisogna parlarne parlarne e parlarne, prima o poi “la filosofia di vita” attecchirà. Non tanto quella del mollare e partire, ma quella del cercare di essere felici.

      Auguri per la tua strada, ovunque essa ti porterà!

  25. Ciao Francesco… bellissime parole le tue.. io dal 2009 ho intrapreso una serie di viaggi, con qualche pausa a “casa”. Sfortunatamente non ho trovato un lavoro come il tuo e devo “accontentarmi” di lavori saltuari qua e là durante i miei viaggi (principalmente lavori agricoli). Sono contento di come la mia vita si stia evolvendo e spero veramente di riuscire a VIVERE e di non trovarmi “incastrato” in un lavoro fisso che non mi piace… però so anche che è dura,nel momento in cui avrò una famiglia… per questo sto pensando anch’io di “puntare” tutto su una mia grande passione, la fotografia, per riuscire a crearmi degli introiti che mi permettano, oltre che di mantenermi, anche di prendermi i miei momenti di LIBERTA’ (che possono essere un viaggio, una giornata di riposo quando sento di meritarmela, un periodo facendo anche un altro lavoro,(perchè no? se mi sentissi di farlo..)
    Per questo ti auguro tutto il bene possibile lungo la tua avventura e spero di poter dire la stessa cosa che hai detto a tuo figlio anche al mio figlio, quando ci sarà….

    1. Grazie mille Giorgio! Attento alla fotografia che è un settore in cui è difficile entrare, ma che il mio avvertimento ti sia di sprone a provare con più determinazione! Se è quello il tuo sogno, mettici tutto te stesso! Ti auguro di trovare la tua strada, qualunque sia, e di percorrerla fino in fondo! A presto 🙂

  26. si la libertà è bella, io stesso l’ho sperimentata a lungo ma alla fine sono dovuto tornare nel mio luogo di origine per trovare un posto dove riposare, dopo aver vissuto anni in strada nel mondo avevo di nuovo bisogno di un posto mio dove poter dormire la notte con entrambe gli occhi chiusi, un luogo dove appoggiare le mie povere cose senza paura che qualcuno te le rubi…la libertà affascina ma è anche un grande atto di egoismo, l’ho capito ora che mi sto prendendo cura dei miei anziani genitori…come sarebbe il mondo se tutti vivessero così, te lo sei mai chiesto? Viaggiando per il mondo senza soldi ho ricevuto molto dagli altri..è giunto per me il momento di restituire a chi ne ha bisogno l’amore che mi è stato dato.Un saluto e che Dio ti benedica e custodisca.

    1. Ciao Ernesto, figurati che sul mio sito esce domani un articolo che si chiama “se tutti facessero come me”, quindi si… me lo sono chiesto 🙂

      E mi permetto di farti notare che da nessuna parte ho scritto di aver ricevuto sostegno dagli altri, men che meno aver vissuto sulle spalle di qualcuno. Mi sono mantenuto nei miei viaggi, non sono un vagabondo “stereotipico”. Se tutti facessero come me? Non accadrebbe niente di male a nessuno. La libertà di vivere come si vuole (vedi commento di Elisabetta qui sopra) non è necessariamente dannoso per gli altri.

      Ciao, e buona strada ,o buon riposo, ovunque tu sia.

  27. Ciao Francesco!
    Che bello leggere la tua storia! Condivido, approvo e sottoscrivo ogni parola: ne so qualcosa, perché ho un percorso simile al tuo. Sono una ragazza-mamma, mio figlio ha già quindici anni e con lui ho girato un bel po’: volevo che vedesse che il mondo è bello, grande e tutto da scoprire, volevo che sapesse che delle persone ci si può fidare, volevo che capisse che val la pena – sempre – inseguire i propri sogni e trasformarli in realtà quotidiana. Con lui, quando aveva appena compiuto otto anni, sono partita per il Cammino di Santiago, attraversando i Pirenei dal versante francese e camminando per quaranta giorni, fino a Santiago. Il Cammino gli è talmente piaciuto che mi ha chiesto di tornare l’estate successiva! Dopo il secondo Cammino ci siamo fermati a vivere in Spagna, dove ho lavorato come cantastorie in una fattoria didattica in Andalusia. Dopo tre splendidi anni, siamo tornati (per quanto, non si sa…) in Italia, dove mi guadagno la pagnotta con quello che era il mio sogno di bambina: scrivo e traduco. Il companatico invece arriva da un lavoro che mi appassiona. E così sono felice. Credo sia fondamentale per la società che le persone si sentano libere di vivere la vita che è buona per loro, qualunque essa sia. Vai tranquillo (e già lo sei, che te lo dico a fare…), tuo figlio sarà una persona felice.
    Un abbraccio, e buen camino!

    Elisabetta

    1. Grazie mille per la tua storia Elisabetta, è davvero molto bella! Hai proprio ragione quando dici che le persone dovrebbero vivere la vita che è buona per loro. Poi si finirebbe comunque a trovare il modo di avere pane e companatico, ma magari facendo la cantastorie! (che bella professione!)

      Grazie ancora, e vai tranquilla… ehehe che te lo dico a fare 😉

      Un abbraccio!

  28. Indubbiamente sei intelligente e sveglio, ma forse non ti guasterebbe un po’ di “pazienza”: sai com’è, noi “vecchietti” andiamo più piano. Sono convinto infatti che tu abbia ben colto il senso della mia “provocazione” che si traduce in poche parole: la felicità si lega alla “liberta'” che ognuno “desidera” e, a sua volta, questa “liberta'” sta dentro di noi almeno al 90%. Tradotto, e, naturalmente, sempre dal mio punto di vista, questo significa che anche nelle “costrizioni” più dure una “vera” persona (come immagino certamente tu sia) trova il modo di sentirsi ed essere “libera” e quindi anche “felice”. Ma mi piacerebbe davvero incontrarti di persona e fare “4 chiacchiere con te”, perché la questione posta merita un bell’approfondimento. Ti va di portare la tua esperienza (ed il tuo vissuto) da noi, in montagna, entro fine Settembre, da Aron (rif. 0437-67010)?

    1. Ti ringrazio per avermi considerato intelligente e sveglio, ma in effetti non avevo colto nessuna provocazione. Sono un po’ svampito pure io, in realtà 🙂

      Temo che la tua visione della felicità e della libertà non coincida, non del tutto perlomeno, con la mia. Tu sembri suggerire una libertà interiore, anche alla faccia delle costrizioni esterne. Io suggerisco di trovare anche una libertà esteriore, liberandosi di alcune (se non tutte) costrizioni esterne. In realtà suppongo che l’ideale non stia nemmeno nel mezzo, ma nella coesione di entrambe le visioni.

      Certo, come dici, è un discorso complicato, che scivola nel dibattito filosofico. Per Settembre non ho progetti particolari, non con un bambino di due settimane almeno, ma possiamo parlarne! Ti va di scrivermi in privato? https://wanderingwil.com/contattami/

      Ciao!

  29. meraviglioso! Quando si ha la forza di scegliere, l’opportunità, l’intelligenza ,si può fare.Ne riparliamo quando compirai settanta anni!

    1. Volentieri! Se ci arrivo! Ad ogni modo, quando arriverò a settant’anni, mi auguro di non aver passato la vita ad aspettare di vivere. Mi auguro di arrivare alla fine del banchetto della mia vita, ancora con un angolino da riempire, ma sazio. Mi auguro di potermi alzare da tavola, dicendo: “ok… posso andarmene, ora”.

      Arriverà per tutti quel giorno. Ed è da più di vent’anni che mi preparo, da quando ho scoperto che la morte esiste davvero.

      Vivo la mia vita per essere felice anche il giorno in cui terminerà. Ci riuscirò? non lo so. Motivo in più per impegnarmi.

  30. Con internet ed i social network oggi, potenzialmente, 7 miliardi di persone possono definire la “loro libertà”: ma è vera libertà, quella di definirla con uno strumento tecnologico, peraltro controllato?
    Non erano forse “mentalmente” più liberi i nostri nonni senza tutti questi “apparati” e, magari, così come mia nonna, senza avere mai conosciuto i viaggi in aereo, senza mai vere conosciuto gli altri Continenti (e mai il resto d’Europa?), di fatto senza mai essersi allontanata dal suo piccolissimo fazzoletto di terra? Domando e rifletto. La libertà è un concetto molto personale e sta dentro di noi, più che fuori di noi, altrimenti non si spiegherebbero le parabole di vita di Mandela, di Matteotti, di Ghandi, ecc., ecc.
    La libertà sta tutta dentro di noi e solo in occasioni speciali (la scalata di un monte tanto desiderato, ad esempio, la nascita, per l’appunto, di un figlio/di figli tanto amati, la vita vissuta con chi si ama profondamente) si “esprime” fuori di noi. Piccole/grandi cosi dunque che hanno il nostro nome e che “viaggiano” con noi, tutta la vita.
    Buona vita Francesco e, con te, .. buona vita Aron!

    1. Ognuno può trovare la definizione di libertà che preferisce, Maurizio. Che libertà sarebbe altrimenti, se nemmeno la sua definizione lo è? 🙂

      Io personalmente ritengo che essere liberi significa scegliere a cosa legarsi. Abbiamo tutti necessità di mantenerci, giusto? Bene, dovrebbe essere una scelta mia, non qualcosa di imposto da un costrutto sociale-economico-educativo che spinge tutti nelle stesse direzioni. Non appena avrò fatto la mia scelta (es: scrivere) mi sono legato a un paletto. Ma è un paletto che ho deciso io, che è compatibile con la mia natura.

      Sapessi quanti ragazzi mi scrivono, che sono stati iscritti dai genitori a legge, o a medicina, perché “quello si che è un lavoro”, e a loro non frega un emerito cazzo (perdona il francesismo)!

      È libertà quella? È un paletto che merita di rimanere piantato?

      Io ho scelto di usare la tecnologia per diffondere la mia voce: è così che si fa nel 2014. La stampa esiste da secoli, e serviva allo stesso scopo, e anche quella era controllata e censurata, quindi sinceramente, non capisco la velata critica al mezzo di comunicazione.

      E a dirla tutta, non capisco neanche quel “Aron”, forse ho dormito poco (mio figlio ha 14 gg, bellino lui! <3 )

      Ciao, a presto!

      1. Mi sta bene la tua risposta, ma al “cuore” della mia riflessione non hai ancora dato alcuna valutazione. Parliamone … se ti va.

  31. Piacere Massimo,
    non conoscevo il suo blog, ma leggendo una chicca della sua storia su “Facebook” mi ha incuriosito a tal punto da venirla a conoscere, è sono stata felice di averlo fatto!
    Leggere la sua storia mi ha commosso, in un certo qual modo la mia vita vi si è capovolta proprio com’è successo a lei, perseguitavo il desiderio di diventare pittrice e ritrattista da piccola, ma i miei non mi hanno permesso di studiare all’accademia d’arte…
    Così un mattino di due anni fa, ho detto basta e sono andata contro di tutti, ho iniziato a dipingere, a realizzare ritratti donandomi felicità, quella che ricercavo da sempre!
    Grazie mille e imbocca al lupo per la carriera da scrittore.

    Antonella

    1. Piacere Antonella! Passi confondere il nome, ma dammi pure del tu, ti prego! 🙂 Non amo le formalità, anche se lo prendo come segno di rispetto, e quindi ti ringrazio!

      Complimenti per la tua storia e la tua determinazione, ti auguro di trovare il modo di conciliare la tua passione con le purtroppo inevitabili necessità di mantenersi! Sognare si, con un piede appoggiato a terra!

      In bocca al lupo, e a presto!

  32. complimenti per le scelte e per il bimbo! pero’ una cosa..il giro del mondo in 6 mesi?ma l’India da sola non la si riescia a vedere bene in 2 anni! cambiavi posto ogni 2 giorni? vedevi 2 luoghi per nazione? piu’ che viaggiare e’ un esteso giro turistico! cio’ non toglie il valore di cio’ che hai appreso di te stesso dall’esperienza..la liberta’ da’ dipendenza a chi la prova, ma purtroppo non e’ contagiosa..in bocca al lupo con la nuova vita, ti auguro tutto il meglio 🙂

    1. Ciao JJ. Si, è stata una maratona, hai ragione! Era così che lo volevo fare, non tanto per vedere più posti turistici possibile (non sono mai stato il classico turista da albergo-villaggio neanche prima di cominciare i viaggi “seri”) ma per assaggiare più piatti possibile dal tavolo del mondo. È stata una cosa certamente superficiale, ma volevo proprio “piluccare”, per poi tornare in futuro nei posti che mi avevano incuriosito di più, cosa che ho fatto con l’Argentina per esempio, con un viaggio di due mesi e mezzo (molto più rilassato, quindi).

      Poi, era il mio primo viaggio “serio”, per così dire, e in effetti ero poco più di un turista. Non ero mai stato in ostelli, non avevo mai viaggiato solo, non avevo mai girato con lo zaino. È stato il mio battesimo della strada.

      Non sono assolutamente pentito, e se tornassi indietro, lo rifarei tale e quale in quel periodo della mia vita.Oggi, 5 anni e una vita dopo, partirei senza biglietto di ritorno, e ci metterei quello che ci metto 🙂

      Quel viaggio comunque è stato il palcoscenico. È stato ottimo turismo, ma mi ha permesso di viaggiare dentro di me, cosa che a casa non sarei riuscito a fare (non a breve, almeno), e questa è stata la cosa importante. Se ti va, ho scritto parecchio a riguardo sul mio sito, in particolare qui: https://wanderingwil.com/tempio-libro-domanda/

      È un racconto breve, in 10 puntate, in cui racconto come sono arrivato alla mia “rivoluzione” interiore. Ti renderai conto che il viaggio, in effetti, c’entra poco 🙂

      Ciao, a presto!

  33. Probabilmente commentare in questa sede significa esporsi agli attacchi random di sgrammaticate personalità passivo-aggressive… in tutti i modi…. tanti auguri, Francesco! La penso esattamente come te anche se, non avendo mai provato il “brivido” del posto fisso di lavoro, ho solo una vaga idea della gabbia da cui sei scappato. Ancora auguri per la nascita di tuo figlio!

    1. Grazie mille Annabbelz! In realtà non vorrei che passasse un messaggio di accusa verso il posto fisso, anzi. Io sono contro quel sistema che ti fa credere che il lavoro DEVI farlo, DEVI sottostare a condizioni ridicole, DEVi sacrificare la maggior parte del tempo della tua vita in attività che non ti piacciono, e DEVI anche stare zitto, perchè “sei fortunato che hai un lavoro”.

      Io questo non lo accetto. Un buon lavoro fisso, invece, che sia soddisfacente, strumento utile per darmi i mezzi per vivere decorosamente, e che non mi tolga troppo tempo al resto della vita, ecco questo immagino sia un valore da cercare. E qualche volta bisogna fare il giro del mondo, per capirlo 🙂

      Grazie ancora!

      1. Infatti, il proverbio “il tempo è denaro”, l’ho trasformato in “o tempo, o denaro”. Ed il tempo vince sempre! Certo a volte dobbiamo nutrirci, pagare tasse/affitti, riscaldarci. L’importante è non rinunciare alla propria vita solo per accumulare un capitale fine a se stesso. Buon proseguimento!

  34. Come sempre parole fantastiche! Quoto tutto quanto…e capisco (a parte il bambino!)
    Io sono alla tua fase iniziale, dell’agosto 2009….vediamo che sviluppi prende 🙂
    Sei uno stimolo a fare sempre di più…

    1. Grazie mille Elisa 🙂 ormai hai messo il piede fuori dalla porta! Vedrai che ne farai di strada! Ma se accetti un consiglio da chi la strada l’ha iniziata un po’ prima… non dimenticare che anche il viaggio è solo uno strumento, non il fine. Non deve portarti a viaggiare PER viaggiare, ma a viaggiare per crescere, altrimenti è solo turismo 🙂

      Un abbraccio, a presto 🙂

      1. Che bella frase “il viaggio è solo uno strumento, non il fine. Non deve portarti a viaggiare PER viaggiare, ma a viaggiare per crescere” .. prendo e porto a casa!
        E quello che mi hai scritto di capisce che lo hai fatto tuo.. da come parli 🙂

      2. Io in sei mesi di viaggio sono cresciuto come in sei anni di vita. I quattro anni successivi sono stati come venti. Sono diventato “grande”, senza invecchiare più degli anni effettivi trascorsi. E tutto questo lo devo al viaggio, e alla filosofia di vita che ho imparato grazie ad esso.

        Ma se tu mi chiedessi: “Ti ci vedresti tutta la vita a viaggiare continuamente?” Ti direi di no. Ci vuole anche il tempo per sedimentare e far proprie tutte le esperienze acquisite, o si rischia di dimenticarle, di perderle… allora non è più viaggio, è solo collezione di “bandierine” 🙂

        Comunque questo vale per me. Tu potresti scoprire che sei nata per viaggiare e fare solo quello, come ce ne sono al mondo. Gente che ha il mare nel cuore, per esempio, e che passa la vita a navigare… 🙂

  35. Grazie per aver condiviso la tua esperienza Francesco! Oggi a volte nnon importa tanto il grado di verità di alcune affermazioni, che è spesso contestuale, più o meno condivisibile, per l intelletto sempre opinabile, e magari legato a un periodo biografico particolare, ma quanto esse stimolino la vita e quanto parlino al cuore. E la tua esperienza ha questa forza.

    1. Grazie mille Manu! Ammetto che non capisco del tutto la lunga premessa riguardo il grado di verità, ma suppongo che non si possa prendere tutto per oro colato o verità assoluta solo perché è scritta su internet, no? Anzi, un certo grado di occhio critico è salutare, nello scambio delle informazioni.

      Comunque ti invito a visitare il mio sito, Manu, tra articoli e video potrai farti un’idea più precisa sulla verità di quello che scrivo. Poi però fammi sapere eh? 🙂

  36. Top of the post – 4 agosto | valigiaepasseggino

    […] “Francesco: io voglio vivere adesso! Ecco come inseguo la mia felicità!” di Ornitorinko: la storia di Francesco, un coraggioso neo papà che racconta della sua scelta di qualche anno fa di mollare tutto. Tutti almeno una volta hanno sognato di lasciare lavoro, famiglia, città, paese, amici per girare il mondo. Lui lo ha fatto, lo ha fatto sul serio. Nonostante un lavoro (che comunque non lo soddisfava) ha deciso di rompere quelle catene che non lo facevano sentire vivo. E a distanza di qualche anno, ormai diventato papà, condivide con noi il pensiero che ha sussurrato al suo bimbo di pochi giorni: “Mai, amore mio, mai nessuno ti metterà in una gabbia. Mai nessuno ti illuderà per imprigionarti. Tu sarai un uomo libero, e io proteggerò i tuoi sogni con ogni goccia del mio sangue. Ti farò vedere il mondo, e lo esploreremo assieme. Ti insegnerò tutto quello che conosco, e tu mi mostrerai di nuovo le cose che ho dimenticato. Saremo gli eroi di una grande storia. Ti porterò sul sentiero della felicità, e lo percorreremo mano nella mano. Fino alla fine. Liberi.” Io ho pensato al mio Ciccino e mi sono commossa. […]

  37. Bellissimo articolo, che condivido in pieno. La mi filosofia di vita da una decina di anni, cioè da quando è nato il mio primo figlio.

  38. Io mi alzo al mattino e sono contento di andare a lavoro. Magari non tutti i giorni, però non mi è mai successo di sentirmi schiacciato. Forse è perchè lavoro da pochi anni, oppure sono fortunato e faccio quello che voglio fare (il ricercatore), però non mi sento in gabbia. Non è che io voglia difendere il sistema, faccio una semplice constatazione sulla mia situazione personale

    1. Buon per te, Stefano. Non lo dico con ironia, lo dico con sincerità: buon per te. Non posso sapere se questo dipenda dal lavoro che hai, da una tua particolare serenità interiore o che altro, ma penso, alla luce di tutte le storie che ho raccolto in questi anni, che tu sia uno dei pochi privilegiati. La maggioranza di persone della mia fascia di età (diciamo 25-40) è composta da persone che si sentono in gabbia.

      1. Secondo me Stefano, la libertà sta nel fare ciò che ti piace. Se il tuo lavoro ti rende felice è la strada giusta per te, o perlomeno lo sarà finchè ti rende felice.
        Io (come molti altri) non ho la stessa fortuna e purtroppo le frustrazioni mi stanno piegando. Non voglio che ciò accada, voglio trovare ciò che fa felice me ora (che magari non corrisponderà allo stesso tra 20 anni!) e non è detto che per farlo uno debba andare contro il sistema. Certo è che il viaggio o comuqnue la scoperta di cose nuove porta con sè un bagaglio di nuovi colori. Tornare indientro è impossibile.

  39. mi è piaciuto tantissimo!! 🙂 ma poi penso…quanto siamo schiavi dell’essere liberi, e siamo liberi di essere schiavi? dov’è il confine? la libertà è voler fare veramente quello che ami nonostante lo stress il traffico le fatiche…non è solo viaggiare…lasciare.. essere diversi da come ci vogliono gli altri, famiglia società …ecc..la libertà è dentro ognuno di noi ma coglierla è difficilissimo … esempio scemo: tutti vogliono lo smartphone, è di moda , fico, la società quasi te lo impone e tu te lo fai piacere…la libertà non è solo non non lo voglio, voglio essere libero e non me lo compro, faccio il contrario di tutti, libertà è vedere lo smartphone per quello che è, valutare se mi serve se mi piace ecc.. e poi decidere se averlo o no… e quella decisione sarà veramente Libera. scusate la confusione ma sono una confusio-nata 🙂 cmq complimentonissimi!!

    1. “esempio scemo: tutti vogliono lo smartphone, è di moda , fico, la società quasi te lo impone e tu te lo fai piacere”… spero che ti rendi conto dell’immensa stupidaggine (evito altri sinonimi) che hai scritto.

  40. Mi hai fatto piangere. Tuo figlio sarà un uomo fortunato. E tu hai coraggio da vendere. Tanto di cappello Francesco, che Dio sia con te e con i tuoi sogni ( tra l altro sogno di scrivere anch io… 🙂 )
    Buona fortuna dall Australia.

    1. Spero tu abbia ragione, Andrea, riguardo la fortuna di mio figlio 🙂
      Non credo in dio, ma accolgo lo stesso il tuo augurio come l’abbraccio di un amico. Grazie a te, e buona fortuna in quel di Australia! Ciao 🙂

  41. Leggo la dedica al tuo cucciolo e la faccio mia per il mio. Quando la normalità ha il sapore delle catene è giusto romperle, mandando al diavolo la pazienza, la comprensione e, se necessario, la razionalità.
    Complimenti!

  42. Bellissimo da leggere…affascinante…e vero. Poi pero’ realizzi che per fare questo ha avuto cose (vestiti, trasporti, cibo e bevande, posti dove dormire, medicine) prodotte da gente che ha continuato a fare il suo lavoro, magari odiando ogni mattina, ma ha continuato a farlo per permettergli di seguire il suo sogno. Certo, figo essere liberi, figo seguire le proprie passioni…ma non tutti quelli che rimangono al loro posto lo fanno per codardia o per asservimento al Sistema. Si fa perche’ in questo mondo, se ti puoi permettere il cazzeggio e’ perche’ la tecnica ha permesso miglioramenti della produzione e delle tecnologie che consentono un impiego minimo (ma comunque indispensabile) umano. Un secolo e mezzo fa si doveva ancora tutti zappare da mattina a sera per avere un minimo da mangiare, volenti o nolenti. Ovvio, il take-home message e’ importante, non ha senso stralavorare per avere il macchinone, la villa ecc…meglio la liberta’ e la felicita’ interiori. Occhio pero’ a idealizzarlo acriticamente, perche’ se tutti seguissimo i nostri sogni, dopo 2 giorni faremmo la fame…a meno di trovare 1 miliardo di persone il cui sogno e’ zappare la terra e portarci prodotti per pranzo gratuitamente.

    1. Ti confesso, Massimo, che non ho mai capito la necessità di difendere il sistema, non appena uno dimostra di aver trovato il modo per slegarsene (parzialmente).

      Per svariati motivi, tra l’altro. Il primo è che io ora non sono un mantenuto o un parassita. Ho lavorato per quattro anni come programmatore, certo in modo atipico, ma ho lavorato. Ora sto provando la via della scrittura, e gli scrittori esistono da prima dei programmatori. Cosa ti fa pensare che il mondo crollerebbe se ognuno facesse quello che più gli piace? Perché nessuno farebbe più i lavori umili? Sciocchezze: il sistema si adeguerebbe, e lo zappatori diventerebbe una professione pagata moltissimo. Qualcuno che sceglie i soldi ci sarà sempre (vedi, che so, i notai)

      E secondo perché questo sistema è malato: un secolo e mezzo fa forse ha inseguito il progresso, oggi ha inseguito il profitto. Non cerca il benessere di tutti, ma la ricchezza di pochi. Siamo tutte mucche da mungere, come dice il buon Stefano Perrotti, con quel tanto di fieno giusto per non morire di fame, sennò niente latte. Ma le mucche trovano di che sfamarsi anche in natura eh? Prima di essere addomesticate, erano selvagge. Ma vuoi mettere il fieno pronto che comodità?

      Ecco, un sacco di persone preferiscono il fieno pronto. Io no.

      Saluti 🙂

      1. wow, il piccolo genio di Massimo (lo chiamerei “il bambino massimo) ha chiamato il suo bestfriend “il bambimo mogio78”. meno male che c’e’ gente come te in Italia, per quello vi siete rovinati e siete andati a puttane come paese, il bello e’ che non ve ne sieti ancora resi conto. applausi al “bambino massimo” e al “bambino mogio78”. grandissime uscite di sostanza. avanti il prossimo bambino.

      2. Ammiro cio’ che hai fatto. E ammiro che hai rioconosciuto (in un altro post) che cercare la felicita’ non voglia dire, necessariamente, mollare tutto.
        Tuttavia, mi pongo una domanda che,. in qualche modo, e’ simile a quella di Massimo: se tutti mollassimo gli ormeggi, cosa succederebbe?
        Tu hai viaggiato moltissimo, ma lo hai fatto perche’ un autista di autobus argentino, quel giorno, era al proprio posto. Il pilota dell’aereo che t’ha portato a Budapest (o altrove) anche.
        Ogni posto dove hai pernottato (tranne sulle rive dei laghi), ogni posto dove hai mangiato e bevuto una birra, era gestito da qualcuno che non ha mollato tutto per inseguire la liberta’.

        Ci vuole piu’ coraggio a partire o a restare? Domanda ridicola: ognuno fara’ cio che crede.
        Pero’ bisogna anche riconoscere che se tutti seguissimo il tuo meraviglioso ed affascinante esempio, probabilmente non potremmo manco berci una birra.

        Ah proposito: la rossa della Coop ha il suo perche’!

        Kralizec che…. continua a viaggiare, Wil S’Elen!

      3. Ciao Krazilec 🙂

        Guarda, è un’obiezione che mi fanno in molti, e su cui ho già impostato un altro articolo che uscirà a breve 🙂 Evidentemente non sono ancora riuscito a dare un’argomentazione del mio punto di vista che sia soddisfacente. Provo seguendo un’altra linea.

        Normalmente mi dicono: “ok, figo, però se tutti facessero come te, il sistema crollerebbe”:

        Ma cos’ho fatto io, in fin dei conti? Non è stato il viaggiare, o il mio modo di lavorare. Quelle sono le manifestazioni superficiali. Quello che ho fatto io è stato scegliere il benessere sopra al mero profitto. Ripeto: non ho eliminato il profitto dall’equazione (dovevo pur mantenermi), ma l’ho messo in secondo piano rispetto a un benessere più ampio, che includa la salute e la serenità.

        Ora tu mi chiedi: se tutti facessero come te?

        Ti chiedo: da chi è composta la società? chi ha costruito questo sistema? da tutti gli individui. Io da solo sono una scheggia impazzita. Se tutti facessero come me, avremmo una società diversa, basata non più sul profitto esclusivo, ma sul benessere prima, e poi sul profitto. E’ tanto brutto come sogno?

        Ci sarà sempre bisogno dell’autista, o del panettiere, o dello spazzino. In una società come quella che prospetto, lo faremo volontariamente, sapendo di lavorare per il benessere comune che poi è la moltitudine dei benesseri singoli, ognuno seguendo le sue attitudini. Nessuno vuole fare lo spazzino? Bene, allora diventerà una professione ricercata, molto ben pagata, e faremo affidamento su quegli individui che comunque vorranno più degli altri. Nella nostra società questi individui sono politici, notai, e altre categorie… gente che la professione non la fa di certo per passione, ma solo per profitto. Nella nuova società potrebbero essere invece le professioni più sgradevoli, rese più appetibili dal denaro.

        Funzionerebbe? Non ne ho idea, magari sono cazzate, ma mi fiderei molto più di una società che mette il benessere prima del profitto, piuttosto che il contrario. Ecco cosa succederebbe, se tutti facessero come me: nessuno avrebbe più bisogno di “mollare e viaggiare” per trovare quello che non trova a casa propria… 🙂

        Quindi io SPERO che tutti facciano come me, pur sapendo che ognuno, alla fine dei conti, fa quel cazzo che vuole 😀

        Ciao Kral 😉 (come hai fatto a ricordarti il “S’Elen”??! che razza di memoria!)

    2. Spero che tu ti renda conto delle grandissime cagate che hai scritto qua sopra, perche’ sono tutte grandissime cagate.
      Consiglio: non mi chiedere di spiegare “perche'”, evita la figura di merda che hai gia’ ampiamente fatto.

      1. Marty, chi cazzo sei, la pretoriana non richiesta di Francesco Grandis? Se le tue argomentazioni in risposta a qualsivoglia legittimo spunto di discussione sono quelle che leggo qui, stiamo freschi.
        Forse vale la pena ricordare che la crescita personale avviene attraverso un salutare scambio di opinioni – anche divergenti – e non con l’accettazione acritica di un pensiero, fosse anche il più cool del mondo.

    3. Questo meraviglioso pianeta è la vera nostra madre, che ci ha donato un paradiso al quale non abbiamo saputo dare il rispetto che meritava , le medicine si trovano nelle campagne di tutto il mondo, la salute è il nutrimento sano e genuino dei prodotti e dei pensieri che immettiamo nel tempo nel nostro corpo. Questo è un mondo fatto alla rovescia dove ognuno di noi è schiavo di un sistema corrotto … Chi gestisce tutto questo ? Alla fine siamo noi ,con le nostre scelte, le nostre vigliacche paure…chi si rifiuta di farne parte, è un rivoluzionario , la parola libertà va conquistata, merito a chi riuscirà a raggiungerla riscoprendo la felicità. Grande Francesco !

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