Sopravvivere in Italia? No, grazie! Luana: Milano-Melbourne-Parigi sola andata.

Luana SangalliDa tre anni a questa parte ho quasi quotidianamente a che fare con gente che mi chiede « da dove vieni ? » « dove vai ? » « qual è la tua storia ?» .

Mi presento: sono Luana Sangalli, ho 28 anni, vengo da Milano, ho vissuto due anni in Australia e ora vivo a Parigi.

Mi piace rimanere in silenzio e osservare le reazioni dei miei interlocutori. La maggior parte delle volte sbarrano gli occhi, sognanti, la loro risposta è sempre « beata te ».

..E invece no!

Vorrei poter controbattere dicendo che questi tre anni non sono riassumibili in canguri che saltano e baguette sotto le ascelle. Che no, non sono beata. Che tutto quello che faccio è perché ho il coraggio di mollare tutto e partire. E come me, altre migliaia di italiani in fuga da un Paese in caduta libera. Come fare a raccontare le sensazioni provate in tre anni, le lacrime versate negli aeroporti, l’elettrizzante paura di trasferirsi dall’altra parte del mondo e non sapere cosa aspettarsi, la lotta per trovare un lavoro, per insediarsi in un Paese con regole, usi e costumi lontani anni luce da quelli italiani ed europei.

Alla gente di cui sopra rispondo « lo so, grazie ».

A voi racconto la versione vera. La versione di una neolaureata (all’epoca) che vede il sogno di una brillante carriera sbriciolarsi nel giorno in cui inizia il suo secondo stage in PR a Milano. Nel giorno in capisce che le cose non sarebbero andate esattamente come i professori le facevano credere. Che quei 250 euro al mese se li deve sudare, fino ad annularsi, ad annientarsi, per poi, forse, ottenere un contratto a progetto di 600, 800 euro e via dicendo, fino ad arrivare a 1000 e stop, nulla piu’.

Guardadomi intorno, in ufficio, sulla banchina della metro, per strada, vedo sfilare una serie di zombie, tutti presi da una lotta alla sopravvivenza inutile, perché tanto, già morti. Dentro.
No, dico tra me e me, non voglio diventare come loro. Fuori dall’Italia ci sono Paesi che non lasciano che i giovani si ammazzino per avere pochi soldi al mese e sputare sangue per guadagnarseli, quei due soldi. Paesi in cui la meritocrazia non è utopia. In cui se fai carriera, nessuno pensa che è perché “te la fai col capo”. Perché “dai, se sei bella non puoi anche essere intelligente”.
Bene, uno di quei Paesi è l’Australia.

Allora giunge il momento di lasciare lo stage, di tornare a fare la hostess, la cassiera, di vendere la macchina. Di ottenere il Working Holiday Visa, di comprare uno, anzi due (uno per me, uno per il mio ex) biglietti di sola andata per Melbourne. Di sbrigare milioni di questioni burocratiche.
E’ il momento, e non lo sarà mai, di non dare retta a coloro che per invidia ti dicono che saresti andata a pettinare i koala, che ti davano massimo 3 mesi e che poi saresti tornata da mammà con la coda tra le gambe. Sono passati tre anni, signore e signori, e in Italia ci torno solo in vacanza.
Volete sapere cosa si prova? Liberazione, sollievo.

Ma il rovescio della medaglia c’è! I primi tempi vi mancheranno cose che prima date per scontate, tipo lo spritz con gli amici o guidare la vostra macchina, la stessa che vendete per comprarvi il biglietto d’aereo.  Vi mancherà fare battute nella vostra lingua, parlare dell’ultima gag di Crozza a Ballaro’. Gia’, perché per quanto si sia quasi arrivati a odiare l’Italia, una volta che si vive all’estero ci si rende conto che in fondo in fondo si è fieri di essere italiani, che è una gran figata essere italiani. All’estero.

Il lavoro ragazzi, quello lo si trova. Bisogna essere svegli, parlare inglese, almeno un minimo se ci si accontenta di fare i lavapiatti, poi diciamo anche che bisogna avere la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.

E poi be’, bisogna sapersi ricostruire una vita. Bisogna farsi nuovi, veri amici. Sono loro che vi aiuteranno nei momenti di down, perché quelli in Italia a quell’ora precisa dormono, c’è il fuso orario.

Perché avrete bisogno di una famiglia, di un sostegno, ovunque voi andiate. Se vi lasciate col moroso (parlo al femminile), loro saranno li a tendervi una mano. Con loro condividerete momenti che ricorderete per tutta la vita. Puo’ essere che vi innamorerete di uno di loro, un francese ad esempio, e che decidiate di seguirlo a Parigi…

Addentrandomi in questo discorso, beh’, diciamo che la mia questione diventa un po’ più complicata. In breve, il mio ex, ovvero quello con cui parto per Melbourne, dopo due settimane trova lavoro in un tennis club come coach. Questo club lo sponsorizza (dandogli il diritto di rimanere in Australia senza problemi). Lui,  sponsorizza me, quindi io ottengo il suo stesso visto (de facto visa). Peccato che essendoci lasciati, il mio visto (in teoria) non vale più. Quindi bye bye Melbourne, bonjour Paris!

Ed ecco lo shock di tornare in Europa, dal caldo torrido di Melbourne al freddo glaciale di Parigi (passando dall’Asia, a Dubai, a Milano). Per quanto la conoscessi bene (perché nel 2006 svolgo qui il mio progetto Erasmus), non me la ricordo cosi… incasinata.

Il problema è che non sono piu’ abituata a questi ritmi, gli stessi di Milano. Dimentico cosa si prova nel vedere centinaia di persone correre a piu’ non posso, travolgendo tutto e tutti per prendere la metro, mi dimentico cosa vuol dire essere una di quelle persone perennemente di fretta. Mi  catapulto in un mondo che non mi appartiene più. Un mondo in cui la gente non fa la spesa a piedi scalzi, dove il colore delle scarpe è lo stesso di quello delle borse, dove se hai i collant bucati è un serio problema, dove non puoi usare le scarpe da ginnastica o le infradito per andare a lavoro e poi metterti i tacchi che hai lasciato sotto la scrivania dell’ufficio.

Certo, Parigi è magica. Mentre scrivo, in questo momento, vedo dalla finestra di casa mia la Tour Eiffel che brilla. Ma evito di aprire Facebook: i miei amici in Australia stanno andando in spiaggia, e pubblicano le foto ovviamente, i maledetti.
E’ bello pero’ poter parlare a persone che non credono che Napoleone sia contemporaneo a Giulio Cesare (diciamo che gli australiani non primeggiano in cultura), è bello poter vivere in una città ricca di storia, di eventi, di mostre, di spettacoli teatrali. Che meraviglia essere a un’ora di volo da Milano, poter tornare a casa nel weekend, ma potermi permettere di pagare l’affitto perché, nonostante appunto la Francia sia a un tiro di schioppo dall’Italia, le condizioni lavorative , salariali e di assistenza sociale rimangono sempre di gran lunga migliori rispetto a quelle italiane.

Ma la febbre del viaggiatore, dell’esploratore, quella non passa mai. Et voilà, anche qui mi sto ricostruendo una vita. Mi rimetto alla prova, ancora. D’altronde non potrei piu’ vivere diversamente. Tengo la valigia pronta, perché non si sa mai. Guardo la Tour Eiffel, penso all’Opera House, prenoto un biglietto per Lisbona. Life is fucking good.

Un saluto che sa mettersi in gioco.

Luana

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75 commenti su “Sopravvivere in Italia? No, grazie! Luana: Milano-Melbourne-Parigi sola andata.”

  1. Ci vuole molta forza per partire, sono via da tanti anni anche io e ho cambiato diverse volte paese e continente. Credo che forse la forza necessaria per scegliere di rimanere sia ancora maggiore. Mi piacerebbe sentire più spesso le storie di persone che hanno scelto di rimanere, non persone che sono rimaste per paura di partire. Ma forse la mai è solo ingenuità o retorica..e facciamo bene ad andarcene dal nostro paese.

  2. Ciao Luana, mi ritrovo molto nella tua storia, laureata in comunicazione a Milano, stage in un ufficio stampa e PR ovviamente sottopagato e partenza per l’Australia, ora sono rientrata e progetto il mio trasferimento a Parigi perché proprio nella grandissima Sydney ho trovato l’amore, un amore francese che mi porta a intraprendere questa nuova esperienza.
    Mi piacerebbe scambiare due chiacchiere con te e magari chiederti qualche consiglia su quella magica città dove ti trovi adesso 🙂

    p.s. ho mandato la mia storia qui e magari tra un po’ tutti potranno leggerla 🙂

  3. Complimenti Luana!!!Ho 67 anni e un rimpianto: quando avevo la tua età non ho avuto il coraggio di lasciare tutto e partire per…un’avventura all’estero. All’epoca avevo già un lavoro e quindi….

  4. Da una persona che non ha scelto di emigrare, ma è stata ’emigrata’ dai suoi genitori quando probablilmente la maggior parte di coloro che stanno leggendo questo blog no era nata, ho osservato una cosa principalmente di coloro che sono emigrati. Se si spera che il paese dove si emigra, potrá eliminare i problemi personali di una persona si andrá verso una delusione, e molto spesso si dá la colpa al paese stesso invece di vedere che le cause sono nella persona.

    Saluti da Melbourne

  5. Quanto mi rispecchio in tutto ciò che hai detto…da brava emigrata a Lisbona per lavoro! Forse qui la condizione di vita non è come Parigi ma amo questa città e ho avuto il coraggio di lasciare a casa famiglia e fidanzato per seguire un sogno e iniziare a costruirmi la mia vita lavorativa che in Italia mi era stata negata!

  6. Bella la storia della macchina venduta per comprare il biglietto aereo 🙂
    Per il resto, per dirlo nella lingua di voi che avete girato il mondo: “Nous sommes really proud de toi ! Enjoy ça à fond !”

  7. Comunque sia la fortuna aiuta gli audaci,molti italiani da soli ,primeggiano,quando sono insieme nn fanno sistema e si abbandonano.peccato è un poopolo così,abituato ad un sistema ancora feudale,fatto di corporazioni e gigantismi sociali,peccato.Io divento nervoso nel sentire che un italiano ha scoperto,ha inventato,primeggia sempre nelle ricerche,come se queste persone le abbiamo prestate,invece sono fuggite di notte.noi siamo capaci di costruire Ferrari e poi le lasciamo senza benzine.poi passa un fesso qualsiasi e gli fà il pieno e se la porta via……e noi stiamo a guardare.esempi come MEUCCI,LEONARDO,MARCONI,DULBECCO,ECC ECC.PER NN PARLARE DEI TESORI D’ARTE CHE LASCIAMO MARCIRE.NOI NN MERITIAMO TANTA GENIALITÀ E TANTI TESORI.MEGLI CHE LI GODINO ALTRI.siamo porci senza le perle.peccato.

  8. CIAO LUANA!
    IO SN PIU’ DELL’ IDEA CHE CI VOGLIONO LE PALLE PER RIMANERE!!!
    IO HO VISSUTO E LAVORATO A BARCELLONA E X 6 ANNI HO FATTO ANIMAZIONE X MESI E MESI ANCHE ALL’ ESTERO E CREDIMI ORA CHE SONO FERMA A ROMA… 2 PALLE!!
    A FARE UNA VALIGIA NON CI VUOLE NIENTE A METTERLA DA PARTE PER MOTIVI VARI… BEH ALLORA SI CHE DEVI ESSERE FORTE!!! CHE QUANDO COME DICI TU AD ES. PRENDI LA METRO DEVI RESPIRA’ X NON MANDA’ TUTTI A QUEL PAESE E COMBATTI FRA ZOMBIE VARI!!! QUINDI PIU’ CHE UN “BEATA TE” IO T DICO UN “BELLA X TE”!!! E PRESTO APPENA SARO’ LIBERA… PERUUUUUUUUUUUUUUU’ E FANKULO A TUTTI!!! DAJEMO CHICOS!!!

  9. La tentazione di smettere di leggere a “il secondo stage in PR a Milano” è stata forte.
    Senza voler generalizzare, ma mi rendo conto di farlo, quando ti iscrivi all’università puoi scegliere se scegliere ciò che ti appassiona o ciò che più probabile possa assicurarti un futuro lavorativo. Se sei molto fortunata le due cose coincidono, altrimenti devi scegliere e il peso della tua libera scelta ricadrà inevitabilmente su di te.
    Non è colpa di nessuno se vengono formati più filologi medievali di quanti ne siano richiesti dal mondo del lavoro.

    Per inciso sono uno che sta preparando armi e bagagli per emigrare.

  10. Cara Luana ti auguro di ottenere tutto quello che desideri e di continuare a esplorare nuovi paesi… Un caldo saluto dalla Spagna, che con tutta la crisi mi ha permesso di migliorare la mia vita.

  11. Carissima Luana,
    Grazie di averci raccontato la tua esperienza.
    Da due mesi sto guardando seriamente delle proposte di lavoro all’estero. Voglia di cambiare, amore per l’Austria e una stanchezza cronica in merito alle condizioni lavorative italiane.
    Sì costa fatica recidere delle sicurezze presenti in patria, e mettersi in discussione, ma credo andrà tutto al meglio per entrambe perché ci crediamo e ci impegniamo.
    Un caro saluto, al momento da Bologna.
    Giovanna

  12. Brava Luana! Io sono in Australia da quasi 3 anni (prima Sydney, poi Canberra) e non rimpiango nessuna delle scelte fatte. In bocca al lupo per tutto.
    Alice

  13. queste sono le considerazioni che condivido.tu però hai il coraggio che ancora io non ho.io l’australia sono riuscito a vederla a modo mio,mi sono messo da parte molti capricci per potermi permettere di assaggiare che sapore avesse la vita lì.sono stato solo un turista si lo so,non lo si può nemmeno confrontare con quello che tu hai vissuto,ma condivido in pieno il tuo pensiero!un mese da solo..temevo qualsiasi cosa ma giorno dopo giorno era un continuo migliorare.qualche mese dopo essere ritornato in italia sono iniziati i primi pensieri seri dedicati a quella terra.
    ora mi rivolgo un po’ a tutti,a tutte quelle persone che almeno una volta hanno avuto un po’ di incertezza,paura nel prendere una decisione di così grosso calibro e che un’opinione in più ti alleggerirebbe un po’ il carico,ti darebbe una prospettiva differente: sono italiano,chi di voi lo è,è a sua volta testimone di quanto succede nel nostro stato,non ho famiglia e ho un lavoro più che onesto che mi piace e che a sua volta mi darebbe da vivere altrove tranquillamente,non ho debiti e la mia famiglia sta bene….mollereste tutto per la sola paura di arrivare a 30anni e un giorno e non poter più vivere un’esperienza come quella di luana?premetto che non sarebbe un copia e incolla ma per lo meno delinea molto chiaramente i tratti chiave di un percorso che tutti cercherebbero di seguire. non riesco a trovare l’elemento che smuove nel mio cervello l’azione di dare le dimissioni(l’aspettativa sarebbe un’utopia).tutto partirebbe da li.
    Sono Luca,ho 27anni,e sto arrivando alla frutta.

  14. mi ci ritrovo in toto.
    Sono un ristoratore (che di per se è già un lavoro emigrante) ed ho anch’io abbracciato da qualche tempo l’idea di lasciare la mia bella ma amara terra per altri lidi…
    Noi italiani abbiamo una strana concezione di “staticità”, come se non si potesse fuggire: ma siamo alberi o siamo uomini?
    Siamo nati nella terra dei grandi pionieri, facciamoci valere

    AL

    1. Ciao Gennaro, cosa vuoi che ti dica? C’è chi decide di restare e lottare, complimenti per la vostra iniziativa. C’è chi decide di partire e rifarsi una vita. In ogni caso, l’importante è fare ciò che ci rende felici, o almeno provarci.

  15. sono americana (allora mi dispiace se non avevo capito tutto, e per il mio italiano)
    la mia domanda è come ti facevi questi nuovi amici veri quando non avevi un lavoro stabile?

    1. Becca, non è solo grazie al lavoro che si conoscono nuove persone, potenziali amici. È anche frequentando locali expat, conoscendo amici di amici, su blog come Ornitorinko… 😉

  16. Se quella e’ la tua foto effettivamente almeno ad un posto in consiglio provinciale potevi arrivare, effettivamente.. Scherzo, dai non sul contenuto che e’ assolutamente vero, ma sull’esortazione.

    A parte questo premetto che ho un profondo rispetto per chi ha abbandonato questa falsa patria, piu volte ne avrei avuto occasione anche io, quindi capisco cosa implichi, ma ho preferito rimanere. Perche? per combattere a mio modo e per quel che posso i padroni che in fin dei conti sono dei vigliacchi e, se appena appena gli fai capire che puoi essere cattivo quanto e piu di loro se la fanno sotto.

    Nel mio piccolo mi sono unito ad altri e cerchiamo se non di cambiare le cose, almeno di rendergli noiosa l’esistenza, poi non si sa mai, come dici te posto giusto momento giusto.

    Mi spiace solo che perdiamo giovani valorosi che avrebbero potuto aiutarci se non altro per la grinta che dimostrano.

    Ciao.

      1. facendo la controparte, la spalla, a questi grandiosi protagonisti che ci stanno spaccando il culo. ecco,c ome cerchiamo di cambiare le cose, noi italiani che decidiamo di rimanere.!!!

      2. @Gennaro: posso rispondere direttamente io, sia in qualita’ di moderatore che di ex expat rientrato da poco in Italia. Nel mio piccolo, cerco anche io di cambiare le cose: come vedi, questo blog nasce soprattutto per creare dibattito e risvegliare un po’ gli animi. A dirla tutta, non ti nascondo tutto il mio sconforto. E’ difficile cambiare un modo di pensare cose’ obsoleto e radicato, purtroppo, chi si stanca o viene costretto, scappa. Siamo tutti sulla stessa barca che, lentamente, sta affondando.

      3. Come associazione autogestita (nel senso che non accettiamo finanziamenti pubblici o privati) partiamo dal piccolo, ovvero dall’osservazione e dalla critica della gestione amministrativa del comune per poi affrontare argomenti di più ampio respiro.
        Più in generale cerchiamo di attrarre verso di noi i giovani palazzolesi con gazebo ed eventi proponendogli innanzitutto uno stile di vita antitetico rispetto a quello imperante ed imposto dal regime dei mezzi di comunicazione consumistici di massa. Proponiamo ideologie contrapponendoci alla miseria di contenuti che i finti partiti politici sono in grado di elaborare.
        Cerchiamo di far lavorare la mente in poche parole per superare la disinformazione che scuola, giornali e tv impongono su ogni argomento.

        A titolo esclusivamente personale poi credo che il cambiamento possa nascere solo tramite alleanze strette tra comuni limitrofi che inizino a legiferare pur senza consenso dello stato centrale. Il problema è che poi sicuramente reagirebbe con le armi e quindi nasce la necessità di prevedere accordi con gli stati più vicini (Svizzera, Austria, Germania) o quantomeno di avere i fondi per pagare i mercenari. Concordo possano essere idee visionarie, ma in realtà la Storia si è sempre e solo fatta così.

        Ad ogni modo si ti va puoi dare una letta al nostro blog dove ci sono molti spunti di questo tipo nati grazie alle riflessioni fatte all’interno di una dinamica di gruppo e non dettate dagli oligarchi.

        Ciao.

  17. Complimenti, mi riconosco molto in te . vivo a Berlino, e la scelta l’ho fatta 20 anni fa. ho fatto una pausa a Manchester di un anno, ma poi sono tornata a Berlino. ora con marito e 3 figli vogliamo fare un’esperienza all’estero, mooooolto lontani da qua, non tanto da dove stavi prima tu ;). complimenti e se hai voglia dai un’occhiata al mio blog. io seguirò il tuo, che già mi piace.
    Ciao!
    Ruth

  18. Luana, 40 anni fa ho fatto +/- la tua scelta. ma poi mi ha raggiunto un contratto di lavoro k non potevo rifiutare e sono rientrato in Italia. E col mio lavoro da allora mi sono sempre comprato i viaggi in giro per il mondo, la finestra aperta da cui confrontare la vita qui e la vita là. Confesso di essere stato egoista e di non aver detto agli altri la differenza, che mi sono tenuta tutta per me, trasferendola solo sul mio lavoro e sul mio comportarmi e pensare. Fino a k in Italia le cose andavano decentemente. Ma poi è successo che anche voi, gli altri della tua età e i molti della età di mezzo tra te e me, avete sbandato, avete dirottato sul facile e sul dovuto, e sulla supercar e sulla televisione delle veline e del grande fratello, e della miss italia e del mamma dammi la paghetta e voglio la vacanza ai caraibi, e del weekend lungo sei giorni ogni 7. Noi sognavamo di poter andare sulla luna e studiavamo come riuscirci, le generazioni dopo volevano solo comprarsi la luna per rivendersela ed andare in vacanza alle Maldive. Spero che tu sia la punta di un iceberg di una nuova generazione di italiani che capisce che il mondo gira in tutt’altro modo, che il merito è una legge fondamentale ed un concetto da ripsettare e acquisire fermamente, che una società deve basarsi sul lavoro e sull’ impegno di tutti per il bene comune, che il lavoro è un diritto solo se col tuo lavoro fai stare meglio, oltre a te, gli altri che te lo danno, e soprattutto che il tuo lavoro sia quello da te scelto e da te fatto al meglio delle tue possibilità. E credimi, se così, allora nessuno ti dirà mai: brava perchè bella, o “metta i tacchi (o la cravatta) quando viene in ufficio”, perche tu potrai rispondergli: “se non ti piace quello k faccio, come lavoro o mi vesto, prenditene un’altro, che io me ne vado da un’ altra parte”. A good work performance is the direct key to your freedom! if the former outstanding, the latter unlimited”. Ciao. Giancarlo

  19. Io non la prenderei così male se mi dicessero “beata te”. Che certe scelte implichino grossi sacrifici è scontato, non credo che chi lo dice non immagini minimamente cosa significhi fare armi e bagagli e trasferirsi dall’altro lato del globo (a meno che non abbia nessuna cognizione del mondo…)
    Non credo che siano cose che si dicono in malafede per farti sentire una privilegiata o chissà che…è solo un modo di dire come tanti altri per complimentarsi con te, non ci vedo nulla di male o di strano. Magari chi te lo dice è ancora impantanato nella sua condizione di precario o di disoccupato qui in Italia e magari gli viene spontaneo fare un paragone tra se stesso e te che sei riuscita a realizzarti all’estero. C’è anche da dire che spesso la scelta di restare in Italia nonostante tutto non è dettata da pigrizia o mancanza di volontà, sarebbe quantomeno riduttivo e superficiale farne solo un discorso di coraggio o di volontà. Ci sarebbero infiniti impedimenti che potrebbero ostacolare una partenza, anche se la si desidera con tutto il cuore. Magari non è il tuo caso, ma troppo spesso mi capita di sentire e leggere qualcuno che, forte del suo bagaglio di esperienze e soddisfazioni all’estero, si rivolge a quanti ancora sono rimasti in patria con una certa altezzosità e un’aria un filino snob, come se noialtri non fossimo nient’altro che una massa di sfigati mammoni senza spina dorsale. Generalizzare non è mai giusto. Conosco gente che si è fatta un mazzo così per racimolare qualche quattrino in vista della partenza e che si è fatta un mazzo ancora più grosso nel paese di destinazione come cameriere o lavapiatti prima di trovare un impiego più consono ai propri studi. Ma conosco anche tanti fighetti (ahimè, la maggiorparte) che hanno preso il primo aereo con i soldini del paparino per farsi il master alla LSE o lo stage del MAE a zero rimborso spese in America o in Australia e poi hanno pure il coraggio di fare gli svelti con gli altri! Insomma, ognuno ha la sua storia, non tutti possiamo fare le stesse scelte nello stesso momento e allo stesso modo.
    Per quanto mi riguarda anch’io vorrei andarmene da qui e mi sto preparando appositamente un po’ alla volta. Ora come ora non potrei, e non solo per una questione economica! Sono contenta che tu sia riuscita a realizzarti e lo dico sinceramente, perché in un momento come questo sapere che da qualche parte si può ancora aspirare ad una vita migliore (stando però attenti a non idealizzare troppo) non è poco.
    Comunque Parigi è bellissima 😉
    In bocca al lupo per tutto!

    1. Kabi, io ho parlato del mio punto di vista, poi so benissimo che c’è chi “vorrei ma non posso”, c’è chi parte coi soldi del papi, ecc. Insomma, come dici tu, l’importante è non generalizzare. Io ho raccontato la mia esperienza personale. E tu?

      1. Anche io ho espresso il mio punto di vista facendo delle considerazioni di carattere del tutto generale. Come ho già scritto sopra, per quanto mi riguarda non è solo una questione di volontà, perché quella c’è tutta. Ho altri impedimenti di varia natura (non solo economici…) che al momento non mi permettono di muovermi da dove sono…al momento! Questo significa che più in là, una volta superati questi impedimenti, nulla più mi trattenga dal trasferirmi altrove. Nel frattempo mi sto preparando studiando la lingua e cercando di acquisire più informazioni possibili sul luogo di destinazione.

  20. ciao ragazzi io mi chiamo Marco ho 34 anni e sono di Roma lavoro come istruttore di nuoto e bagnino ho tante esperienze nel campo del turismo e come operatore ecologico e come giardiniere.
    parlo 4 lingue inglese francese spagnolo e l’italiano,c’e’ qualcuno che mi possa aiutare nel mio progetto lavorativo australiano
    la mia email e’ marco.melani@hotmail.it
    salutoni
    Marco

  21. giusto per stare sul leggero…io vivo in Russia e quanto mi manca poter commentare Crozza 🙂 sugli spritz ormai ho abbandonato ogni speranza. complimenti a te per tutto

  22. Ciao Luana, bello l’articolo, solo un appunto. La Francia e L’Australia con una cultura totalmente diversa dalla nostra?? Mi sembra un po’ esagerato…:-) Basta vivere in India, Cina etc e li si nota che Francia e Australia alla fine sono dietro l’angolo “culturalmente”. senti invece volevo chiederti del visto. Hai cambiato da Working Holiday Visa a Working Visa con uno sponsor. Sei dovuta uscire dal paese o hai potuto fare tutto da lì? Grazie delle info!

  23. col cazzo entri in Australia o Canada senza sponsor (che mette 100 mila $ in banca) e la tua Visa non vale niente… solo per qualche mese…vieni in Brasile se hai il coraggio e trovati una working visa decente… non solo dobbiamo lavorare per loro, ma prendi gli stessi calci in culo che prendi in Italia… l’unico vantaggio e’ che il sabato e la domenica sei a Cobacabana… e dici poco…

  24. ciao Luana..mi sono ritrovata in molto di quello che hai scritto..e anch’io come te, un giorno su una panchina della stazione della metro, ho deciso di dare un taglio ad una vita da zombie che piano piano mi faceva morire dentro. io ed il mio compagno siamo partiti x la Namibia e adesso siamo a Dubai. eh..si..è solo una questione di coraggio..coraggio che a 35 anni non tutti hanno soprattutto quando hai dei lavori che ti permettono di vivere bene. cmq. . io mi sento ‘beata’.. perché, come te, abbiamo scelto di ‘vivere’ nonostante le mille difficoltà’!buona fortuna! a presto Alessandra

  25. alla fine é questo ke ci da voglia di vivere, la continua scoperta e il mettersi in gioco grande Luana ora sei a Parigi ani io se ti va ci potremmo conoscere per scambiare 2 chiacchiere sulle ,nostre esperienze

  26. brava Luana! la cosa migliore che possiamo fate nella vita e’…GODERCELA!
    con le gioie, i dolori, le difficolta, le piccole soddisfazioni, le piccole grandi cose che rendono al vita speciale!!!
    e poi…quanto si apprezza avere una macchinetta del caffe all’estero??? mai apprezzata di piu!!!
    saluti dalle Maldive, dove da un anno e mezzo inseguo il sogno di fare qualcosa per il mio amato oceano 🙂
    Italiani PARTITEEEE
    magari tornerete, ma tornerete arricchiti!
    Good luck!

  27. autrice e utente francesco cercate di parlare di FATTI. le parole e la poesia è cosa buona però cercate per piacere di parlare anche di fatti.

    quanto prende adesso e che lavoro svolge a parigi? quanto riesce a mettere da parte oggi a parigi rispetto all’australia?

    stesse domande che faccio a francesco,
    e la cui risposta sarà 2 volte più utile di tutte queste belle parole. belle, ma parole.
    noi qui si è troppo incazzati cattivi e neri e vuoti dentro.. per le belle parole. FATTI. grazie. di cuore.

    🙂

  28. Ciao luana…sono un ragazzo di venti anni e sto pensando seriamente di fare la tua stessa esperienza…in questo anno appena diplomato ho lavorato,ma vorrei sapere una cosa dalla tua esperienza in australia,credi mi convenga prendere una laurea in qualcosa che mi piace prima di partire,o nn perdere tempo e partire subito? Grazie in anticipo per la risposta

  29. Da quasi due mesi (ovvero da quando sono rientrato in Italia dopo circa tre anni in Oceania) mi sento chiedere: “Quanto rimani?”, “Ritorni in Australia?” “Cosa hai fatto tutto sto tempo?”.. é una tortura ragazzi, condannato in ultimo grado come chi DEVE rendere conto della propria vita fuori dai confini geografici convenzionali! Sai cosa Lua, quel “beato te!” lo rigetto direttamente ai nostri interlocutori curiosi!!!! a bientòt

  30. Ti ammiro, un sacco.

    Sto facendo ogni giorno un gran lavoro su me stesso per trovare la forza di partire da solo anche solo per un breve periodo. Spero di riuscirci!

      1. Si che ce la farai Giuseppe! Come Luana sono partita da Milano e poi ci sono state Parigi, Montreal, Bruxelles..
        La paura di lasciare quello che si ha e’ normale e giustificabile. Ma li’ fuori ti aspettano un mondo (nel vero senso della parola) di possibilita’!

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