Francesca: “Dall’Olanda, rivolgo il mio sguardo all’Italia…”.

Francesca RomagnoliMi chiamo Francesca Romagnoli e sono una (molto) bolognese migrata, in ordine cronologico, a Santiago de Compostela, Parigi, Strasburgo, Groningen. Nel mentre compio anche 30 anni. Ma andiamo per ordine e partiamo dall’inizio…

Santiago de Compostela: avete mai sentito qualcuno che non ha un ricordo fantastico del suo Eramsus in Spagna?! Tremenda fiesta! Aggiungo solo che la mia coinquilina è cubana, il resto ve lo lascio immaginare. Il risultato è che parlo spagnolo con accento cubano. La Francia poi è la patria dei miei tirocini formativi: Parigi mi uccide di lavoro, invece a Strasburgo mi sento  a casa!

E Groningen?! Eh qui inizia la storia… Trovarsi nel 2009, in Italia, a 27 anni con una laurea in Scienze della comunicazione non è la migliore delle congiunzioni astrali. All’epoca faccio la web strategic planner in un’agenzia di comunicazione: lavoro interessante, ma precario e con poche prospettive di carriera. Nel mentre ho il fidanzato in Olanda, non ve l’ho ancora detto eh?! Eh gia’… Sì, ho una storia a distanza internazionale che dura da 4 anni e mezzo, da prima del mio Erasmus! Il precariato decide chi deve spostarsi: io! Trovo un lavoro a Groningen, dove lavora lui. Mi offrono il doppio del salario che prendo in Italia. È una decisione sofferta, ma mi butto, mi trasferisco.

Il nord dell’Olanda offre una qualità di vita altissima: la vita costa meno che a Bologna, il salario è il doppio, i servizi funzionano alla perfezione. E’ questo il posto giusto per mettere radici?!

E invece no!

La verità è che dopo tre anni ancora non mi sento a casa: le differenze culturali pesano troppo. Il nord dell’Olanda non è Amsterdam. Il nord dell’Olanda è rurale, di matrice calvinista e se non sei olandese puoi solo appartenere a uno dei gruppi di immigrazione: surinamesi, indonesiani o mediorientali. Se sei italiano, sei l’animale strano..

Intanto lavoro nel Marketing con molta nostalgia per il lavoro creativo che ho lasciato in Italia e così decido di dare vita al mio blog, La deriva dei continenti, con cui mi riapproprio del mio campo di competenza: la pubblicità.

Nel blog racconto le differenze culturali viste attraverso le pubblicità olandesi, ma non solo. Il blog diventa in poco tempo uno spazio di relazioni dove intreccio amicizie digitali con followers sparsi per il mondo, racconto di me, della vita a questa latitudine. La deriva dei continenti segna una svolta, quanto meno per il mio umore messo a dura prova dal clima olandese.

L’idea e’ di scappare dal rigore della crisi e svernare per qualche anno in un’economia migliore. Ora c’è voglia di rientrare in Italia… se solo ci fosse l’opportunità! Purtroppo l’inverno non sembra finito per il mercato italiano. Continuo a tenere d’occhio le posizioni che si aprono in italia e nel mentre chiacchiero on line.

Un saluto olandese,

Francesca

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9 commenti su “Francesca: “Dall’Olanda, rivolgo il mio sguardo all’Italia…”.”

  1. Camilla Scarpellino

    uhm questo post mi spaventa alquanto anche se credo sentirò limitatamente queste divergenze culturali. Sono una studentessa che dovrà partire a settembre proprio per Groningen e nella completa disorganizzazione della Sapienza di Roma non sono mai stata terrorizzata come ora di lasciare l’Italia

  2. Quando arrivai “per puro caso” (amore e vacanza) in Olanda avevo già visto qualche altro Paese solo di passaggio. A fine vacanza e fine amore, non avevo comunque nessun motivo per restarci ne per tornare in Italia (a fare il cameriere diplomato elettronico industriale?). Uno sconosciuto al bar in di fare quattro chiacchiere, evidentemente di orientamento repubblicano, quindi anche un po’ scontento del suo Paese, mi disse “se studi puoi diventare tutto quello che vuoi in Olanda, tranne re o regina”. Non avevo mai sognato di fare il re, ma mi bastò per smettere di viaggiare. Aveva ragione quello sconosciuto! Dio solo sa quanto vorrei rivederlo, berci un’altra birra insieme e ringraziarlo, spiegargli che tanti anni fa fece un miracolo davanti a una birra. Ho studiato e lavorato come un matto, sono diventato molto più di quanto avrei mai potuto sognare, L’Olanda non è il Paese di Cuccagna, ma non la lascerò mai più. L’Italia è mia, la amo come qualcosa bellissima che purtroppo mi è stata rubata, Ma non la rivoglio indietro, è un sogno impossibile, cercare di realizzarlo sarebbe un peccato contro la felicità! Me la godo come e quando voglio, le sue bellezze che gli italiani nemmeno apprezzano e tanti nemmeno conoscono, sono anche il mio patrimonio inestimabile come per tutti quelli che al mondo amano la bellezza senza per forza doverla possedere.

  3. Barrios Salvatore

    Ciao. ho vissuto 2 anni a Groningen, 10 anni fa´ circa, e la trovo bellissima, come mi sono trovato benissimo con gli Olandesi del luogo e gli Italiani di Groningen, quelli specialmente della allora mitica taverna del Sole, un club privato per Italiani e amici.La cultura e´ diversa, diversissima, ma proprio qui e´ il bello del viaggio. Un abbraccio forte, e un bacione a tutti i viaggiatori.

  4. ciao! sono arrivata anche io a Groningen mossa dal mio precariato obbligato dalla condizione di ricercatrice e mi ritrovo perfettamente nella tua descrizione della città. io dopo 6 mesi che sono qua mi sono arresa: basta aspettare di sfondare il muro di falsa cortesia dei Dutch che però fuori dal lavoro mi hanno lasciato abbastanza sola…sto cercando di fare gruppo con gli altri italiani a groningen…lo so, sono proprio una italiana media ma le differenze col popolo autoctono mi sembrano invalicabili e altri internazionali ne conosco davvero pochi per ora…quindi nel frattempo che sei qua visto che abbiamo anche la stessa età, se vuoi possiamo conoscerci…io a differenza tua ho l’aggravante che là amore l ho lasciato a Milano..sigh.
    ciao
    Antonella

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