Luca, opinioni di un ricercatore italiano a New York!

Luca CassettaMi chiamo Luca Cassetta,  32 anni, milanese, sposato, due gatti, vivo a New York da quasi tre anni e mi occupo di ricerca scientifica.
Ebbene si, lo ammetto, sono un cervello in fuga!
Appartengo a quella schiera di giovani (o meno giovani) che hanno deciso di abbandonare l’Italia per cercare fortuna all’estero!


Ho pensato in questi giorni a cosa scrivere su Ornitorinko; la tentazione, da buon italiano all’estero, di parlare di tutte le cose che qui mi piacciono e che invece in Italia non funzionano e’ davvero forte.

Potrei benissimo riempire le righe di questo post descrivendo quanto sto bene qui negli Stati Uniti e quanto tutto faccia schifo in Italia; in effetti guadagno di piu’, il lavoro e’ stimolante, le cose da fare qui non mancano e sto vivendo un’esperienza fantastica..

E invece no… sono un “animale strano”, in perfetta sintonia con questo blog!

Vi voglio parlare bene dell’Italia, appunto perche’ sono qui fuori e so cosa mi manca del mio Paese e della mia cultura.
Voi direte “ma questo e’ pazzo!!” Come si fa a parlare bene di un Paese che non ti ha dato l’opportunita’ di lavorare, che sta cadendo a pezzi, che ha politici corrotti e bla bla bla..???

Quando viviamo in italia non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati a vivere in un Paese che l’intero pianeta ci invidia!
Naturalisticamente abbiamo ogni cosa (mare, montagna, collina, pianura), abbiamo una storia millenaria, una delle cucine piu’ stimate al mondo, il design, l’architettura, l’artigianato, la scienza, la letteratura…
Insomma abbiamo il Made in Italy!!!

Vivendo in USA e vedendo come qui si massimizzano i potenziali di un Paese mi mordo le mani a pensare a cosa potremmo fare in Italia se fossimo un po’ piu’ volenterosi: potremmo rilanciare la nostra economia con il turismo, con la manifattura di qualita’, con la buona cucina, con le nostre menti razionali e fantasiose…

Sapete qual e’ secondo me l’unico vero grande difetto che abbiamo noi italiani? L’autocommiserazione.
Pensateci bene, guardate dentro di voi e scoprirete che e’ vero, ci piace lamentarci di tutto in Italia.
E soprattutto non abbiamo alcuna spinta che ci invogli a cambiare le cose!
Pero’ poi all’estero l’italiano e’ stimato, ha successo..
Ci avete mai pensato? Come mai?
Siamo forse migliori di chi rimane in Italia? Non credo!
Accade perche’ ritroviamo in noi delle qualita’ che, come italiani, ci rendono unici:

– Il cuore;
– La passione;
– La determinazione nel conseguire un obiettivo;
– La capacita’ di arrangiarci in condizioni non favorevoli;
– L’ingegno;
– Un pizzico di furbizia;
– La generosita’;
– L’altruismo;
– La simpatia innata (gestualita’ e linguaggio).

Queste cose si possono trovare singolarmente in tante altre culture, ma noi (chi piu’ chi meno ovviamente) abbiamo la fortuna di incarnarle tutte insieme.
E allora perche’ siamo messi cosi’ male in Italia se potenzialmente siamo cosi’ “cool”? Perche’ siamo immersi in un microambiente che ci tarpa le ali, ci ammazza i sogni e non ci da’ scampo.
Questo vuol dire che quando un italiano esce dal contesto deprimente e privo di stimoli che c’e’ ora in Italia in qualche modo rinasce, ritrova la spinta che aveva perduto e non si lascia scappare le occasioni che si presentano.
Lavora di piu’, rispetta le regole, ma la cosa piu’ importante e’ che acquisisce un atteggiamento propositivo e non distruttivo, che e’ quello che manca ora in Italia.
E allora qual e’ il messaggio che voglio trasmettere?
Il messaggio e’ quello che dobbiamo trovare il “piccolo italiano all’estero” che vive, sopito, in ciascuno di noi!

Consiglio a chiunque di uscire per un po’ dall’Italia, di guardarsi intorno, di capire come vivono gli altri e come sono organizzati; solo paragonando la nostra situazione attuale con quella di altre nazioni possiamo acquisire una coscienza critica e possiamo capire che cosa davvero va cambiato nel nostro paese.

Ma poi consiglio di ritrovare anche la voglia di tornare, mantenendo lo stesso spirito che abbiamo ritrovato stando fuori. Da italiani all’estero inotre si sente anche la responsabilita’ di fare qualcosa per migliorare le cose, anche con piccoli gesti.Noi nel nostro piccolo ci stiamo provando.

Infatti, insieme a un mio amico, Lorenzo Agoni, stiamo fondando un’associazione che ha come scopo quello di riunire sotto un unico “tetto virtuale” i ricercatori italiani nel mondo (AIRI). Vogliamo fare networking, vogliamo dare informazioni utili a giovani ricercatori che vogliono fare un’esperienza all’estero, vogliamo scambiarci opinioni, idee e discutere di temi per noi importanti. Tra i vari  obiettivi che l’associazione si propone di realizzare, vorrei menzionare quello della divulgazione scientifica.

Stiamo cercando di creare una piattaforma in costante contatto con la societa’, che possa rivalutare la figura, a volte bistrattata, del ricercatore e del suo lavoro. Vogliamo in qualche modo colmare quel vuoto che esiste tra il ricercatore, visto nell’immaginario collettivo come uno scienziato pazzo o come un luminare inavvicinabile, e la societa’, che e’ esposta a una miriade di informazioni che riguardano il nostro lavoro molto spesso fuorvianti e palesemente inesatte.

Perche’ stiamo puntando molto sulla divulgazione?

Perche’ vogliamo trasmettere alla comunita’ la nostra visione del mondo, la bellezza della ricerca in quanto tale, la “sana” pazzia che bene o male avvolge ogni ricercatore, in costante tensione verso la verita’.
Vogliamo fornire un servizio alla societa’, ovvero la giusta informazione, quella basata sul fact check, non sul sentito dire.
Sfruttando I social media piu’ diffusi vogliamo in qualche modo arrivare alla gente e far loro capire che la rivoluzione in Italia e’ necessaria; ma non e’ la rivoluzione armata (argomenti da bar molto diffusi) quella che serve, la rivoluzione piu’ importante deve essere culturale.

Come avete potuto capire da queste righe io sono un idealista, un incorreggibile ottimista. E’ molto, a volte troppo facile essere pessimisti cosmici, e’ meno facile mettersi in gioco e provare a cambiare le cose che non ci piacciono. Sinceramente credo ancora che la determinazione, la voglia di fare, l’atteggiamento propositivo e la curiosita’ possano rappresentare le parole chiave per riaccendere il motore Italia.

Vi lascio con una frase detta da una delle scienziate migliori del millennio, che spero ispiri anche solo una persona che leggera’ questo mio post: “Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, non temete nulla”. Rita Levi Montalcini.

un saluto idealista,

Luca

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75 commenti su “Luca, opinioni di un ricercatore italiano a New York!”

  1. scusa, senza polemica e dichiarando ignoranza, ma qual è la giustificazione biologica a frasi del tipo: “noi italiani abbiamo menti razionali e creative” ecc..?
    ci possono essere davvero differenze genetiche rilevabili in questa misura?….
    grazie per l’eventuale spiegazione.

  2. Ciao! Bellissimo quello che scrivi, condivido anche io.
    Ti scrivo per chiederti se hai modo di darmi informazioni concrete. Anche io sono nel campo scientifico e mi piacerebbe molto fare ricerca a NYC, città di cui mi sono innamorata (senza rinnegare l’Italia). Fammi sapere,
    Grazie!!

  3. Luca complimenti per il tuo post, sono contento che tu stia bene a NY. Io vivo in Germania e faccio un dottorato, ancora non ho trovato la mia isola felice ma ne sono alla ricerca.. saro’ banale..qui funziona tutto abbastanza bene, sistema, lavoro, organizzazione ma.. mancano tante cose che cmq hai menzionato (persone cn quella innata simpatia, amici ecc ecc).
    Nonostante tutto io resto qui perchè in questo periodo della mia vita è importante non tornare in Italia dove non avrei la possibilità di finire la mia formazione scientifica importante per il mio futuro che sarà in Italia o forse non! 😉
    Morale della favola è difficile avere tutto dalla vita, ma basta cercarlo con passione e perseveranza se davvero lo si vuole!
    Ciao in bocca al lupo

  4. Grande Luca! da italiana all’estero da tre anni concordo pienamente su tutto. Non lasciamo il nostro caro paese allo sbando…credo sia nostro dovere avendo visto altri sistemi, di aiutarlo a crescere! Fate la vostra associazione, se mettiamo insieme le nostre idee ed esperienze ce la possiamo fare! In bocca al lupo per tutto. Grazie per condividere i tuoi pensieri.

  5. Vedi Luca, sarò breve… tu credi, con questo post, di essere controcorrente… sbagliatissimo… con quello che scrivi non fai altro che confermare tutto quello che non va qui da noi, che è tanto!!!
    Ovviamente è una banalità dire che l’Italia è bellissima, che c’è il mare la montagna il lago la campagna, dire che abbiamo una storia millenaria, che abbiamo il made in Italy… ma la realtà è che qui non c’è spazio per le menti brillanti (e tu lo confermi), qui è difficile fare impresa, qui si pagano molte tasse in cambio di servizi infinitesimali, e potrei continuare a non finire.
    Vedi, su una cosa non mi trovi in accordo con quello che dici… non credo che ognuno di noi abbia dentro “l’italiano all’estero” da scoprire e far uscire, un po’ come la “forza” di Guerre Stellari… l’italiano che va all’estero non cambia dopo che ha passato il confine, è già un italiano all’estero anche quando sta qui, ed è proprio per questo di decide di andarsene!!!

    1. “l’italiano che va all’estero non cambia dopo che ha passato il confine, è già un italiano all’estero anche quando sta qui, ed è proprio per questo di decide di andarsene!!!”
      Questa è la frase più significativa che abbia mai letto in tutti i post e blog riguardanti Italiani all’estero ecc ecc!! lo penso pure io e tu prendendo spunto dal post di Luca l ‘hai descritto al meglio!!!!
      Non tutti hanno la possibilità d trasferirsi all’estero, sicuramente non è facile ma vedo tanti che rimangono in Italia senza fare nulla per cambiare la loro situazione personale.. si, loro sono gli Italiani in Italia! 🙂

  6. Ciao a tutti, io sono una ragazza, laureata in scienze della formazione primaria e insegnante precaria alle dipendenze del ministeo dell istruzione. E già ho detto tutto. Ho detto tutto a chi è nelle mie condizioni, ma, probabilmente niente a chi non fè dentro la scuola dell obligo italiana! Prima di fare la maestra facevo la graphic design a milano, anni di sfruttamento e di energie sprecate…sinceramente all epoca non avevo nemmeno pensato di potemi trasferir all estero. Ma se tornassi indietro lo farei. Ora sono qui ad elemosinare un posto fisso da dieci anni!!! A tsl propsito, quest anno sarei dovuta entrar di ruolo, ma lo stato ha deciso di indire un concorso ( un concorso bufala all italiana, come lo definisco io), per far entrare di ruolo la gente che vogliono loro, amici, parenti ecc. Edunque, per due posti sono rimasta fuori e ancora precaria!!! A dire il vero la pazienza è finita. Ho fatto richiesta per insegnare all estero. Spero sinceramente di riuscire ad andare via perche mi sento intossicata da questo paese, dalla gente, è vero, ci sono troppi italiani, come diceva uno di voi! Mio fratello fa il ricercatore a new york da ormai piu du due anni e io mi auguro per lui che eviti di tornare. Non ce n’è oer nessuno, tranne perr gli amichetti. Mi fa schifo tutto dell italia tranne cio che hanno fatto i maestri della storia e il paesaggio…. Non è oessimismo ma la realtà, manca unsenso di comunità di civiltà, di amore per il prossimo. Ognuno pensa a se stesso. In bocca al lupo a tutti noi che abbiamo voglia di fare.

  7. “Pensate al futuro che vi aspetta” | La Fuga dei Talenti

    […] Di seguito la lettera di Luca, che potete trovare anche cliccando a questo link: […]

  8. Mentre leggevo, i brividi.. Sono fiero di essere italiano e sono le stesse parole che avrei potuto scrivere io dopo la mia esperienza a londra! Grande verità.. Dobbiamo convincercene tutti!!! Grazie Luca! 😉

  9. l’unica qui in italia e’ smettere di riverire i figli dei baroni e i ‘sistemati’ che pensano solo a se stessi pensando di poterne cavare qualcosa un giorno. dare due calci in c..o a queste persone che hanno vita facile e zero senso di comunita’ e andare dritti per la propria strada pensando e creando comunita’ nuove con valori sani.
    si puo’ fare, le ultime elezioni in cui ha vinto il partito del non voto parlano chiaro. ci sono tante persone che non vogliono tenere in piedi questo sistema. bisogna parlare, parlare, parlare e tentare e sperare di incontrarsi.

    @ luca: noi paghiamo anche il benessere di quella parte del mondo dove sei tu (un giorno in canada si stupivano di quanto costasse la benzina da noi, da loro cosi’ economica!!!ma senza farsi troppe domande…), come i paesi piu’ a sud pagano per il nostro. non direi mai a una nigeriana di benin city di smetterla di autocommiserarsi. davvero poco savoir faire.

  10. massì massì dai che ce la facciamo! che noia tutti questi cinismi e pessimismi! si deve cambiare! è inarrestabile il cambiamento, seppure lento ma lo è!
    bye
    una ragazza italiana che vive in italia.

  11. Mi è venuto da da sorridere per le verità enunciate nel post di Luca: a leggerle si capisce che è così tutto semplicemente vero che un sorriso disarmante è impossibile non farlo.

    Poi però pensi alla tua situazione quotidiana, e dici: “Vero quello che scrive Luca, possibile anche metterlo in pratica, ma con quali risultati?”

    Scrivo questo perchè faccio parte della amata, odiata, sottovalutata, sicuramente non retribuita classe degli architetti italiani che provano a cambiare l’Italia anche nel suo aspetto dettato dai burocrati. Non parlo dell’architetto ultracentenario che può anche arrivare a essere nominato Senatore a vita, a cui tutto o quasi è concesso, al quale si piegano anche i regolamenti comunali o provinciali, e se non succede ha anche il potere di diconoscere il progetto e che ovviamente ha la sede principale dello studio all’estero; parlo di un puntino nella folla delle migliaia di ragazzi che provano a fare architettura in italia da italiani con il “sistema Italia”. Dove la tua professione la può fare chiunque, dal muratore, al geometra, al perito agrario, all’ingegnere perchè nessuno di coloro che possono si prende l’infamante briga di mettere mano veramente alle competenze professionali per non scontentare i propri clienti o perdere voti; dove gli anni di studio ti sono valsi a trovare un posto in un call center (rigorosamente a tempo determinato) o peggio ancora in uno studio (tiralinee senza contratto e molte volte senza paga, o con un forfettario a nero); dove sei visto come un ladro perchè chiedi un compenso senza materialmente aver prodotto nulla.

    Nonostante tutto vuoi fare l’architetto (siamo inguaribili ottimisti), per cui prendi come esempio i casi di successo (pochi ma fortunatamente esistenti), e ti lanci nell’impresa.

    E qui scopri dov’è il problema dell’Italia: ti hanno pubblicizzato per decenni il “self-made man”, l’imprenditore che si è fatto da solo partendo facendo pianobar nelle navi da crociera oppure il plurimilionario che è partito facendo panini nel chioschetto in strada, che da solo con le proprie capacità, volontà e determinazione è arrivato nel posto dove lo invidiano tutti; peccato che sia tutta una bufala, e che se non hai una squadra al tuo fianco con i tuoi stessi ideali non potrai mai arrivare da nessuna parte.

    Finchè crederemo al “bada al tuo orto”, tentando possibilmente di diserbare quello altrui, saremo una massa di inconcludenti, facilmente pilotabili da chi cavalca il malumore per i propri interessi.

    Quando capiremo che il vicino magari non vuole fregarci ma forse vuole collaborare (e quando noi per primi saremo quel vicino), allora vedremo il sistema Italia rinascere.

    Luca, tu stai provando a fare squadra con l’AIRI, e questo ti rende onore, e anche se posso essere d’accordo o meno con il testo del contenuto del tuo post, questa tua iniziativa è ciò che me lo ha fatto apprezzare.
    L’augurio mio è che prima o poi noi in Italia ci possiamo accorgere che fare squadra è l’unica qualità che ci manca, perchè se è vero che gli interessi di qualcuno frenano il sistema, è anche altrettanto vero che l’interesse comune di tanti cambia il sistema!

  12. Per la tua associazlione di ricercatori, se accetti un piccolo consiglio/suggerimento di qualcuno che lavora nel settore di media, digital content ecc… inizia un podcast, ce ne sono pochi fatti da Italiani, il tuo tema non e’ diffuso e siccome saresti uno dei pochi avresti share e ti faresti notare.
    Cordialissimi saluti, Dea in Austin Tx.

  13. Ottimo post, mio marto mi ha mandato il link. Io ho fatto l’opposto di te, nel 2003 mi sono trasferita in Italia per lavorare con una azienda del settore industria militare, avevamo venduto dei caccia bombardieri alla vs areonautica e ho vissuto in Sicilia per 9.5 anni. L’Italia e’ bella, tanto amata, ha regalato tanto al mondo. Arte, scienza, cultura, gastronomia, letteratura, poesia, archiettura, invenzioni, Potrei andare avanti. Dal mio punto di vista, donna straniera Americana l’unico problema grande che ha L’Italia e la totale assenza di senso di comunita’. Ogni uno guarda e tutela e coltiva solo la propria famiglia, orticello, e vita. Non c’e un senso di “community” o “national pride” che vi accomuna.

    La filantropia non e’ diffusa, non c’e la cultura. Le persone individue regalano soldi, pochi, via sms, o campagna televisiva ad una causa, addottano un bambino a distanza. Ma non avete Rockefeller, Gates, Buffetts che lasciano miliardi per il bene di tutti.

    L’egoismo, menefregismo e la incapacita’ di voler fare del bene comune mi ha colpito nelle persone medie mi ha colpito tanto.

    So che ci sono tante persone come te, intelligenti, desiderose di far del bene, spero che avrete un impatto.

    Mi sono sposata con un Italiano, ho una casa li. Ma dopo aver lasciato il mio datore di lavoro statunitense nel 2010 ho insegnato Inglese, avviato una startup ed era tutto troppo DIFFICILE.
    Il pessimismo, diffidenza e la sfiducia che mi veniva propinata addosso era troppo.
    Clienti che non pagavano, gente che voleva i miei servizi ma senza pagare, gente che mi diceva che non ce l’avrei fatta mai e cosi via dicendo <—- mi riferisco alla mia startup.

    Essere na donna e il fatto che sono di colore sicuramente avra' inciso sulle mie difficolta/
    Amo ancora la vs terra ma sono tornata a casa. Aspetto che mio marito venga, l'ho sponsorizzato. Lavoro, anche lui avra una attivita' qui. E' super facile aprire un business qui in Texas dove vivo. Torneremo per pensionarci.

    L'altra cosa che adoro del tuo paese e' il fatto che non mi sono mai sentita in pericolo di vita in Italia. La gente non e' armata e la possibilita' di una morte violenta e' abbsatanza remota. So che sembra che esagero ma qui da noi le persone sono armate e non si sa mai.

    Grazie per il tuo beliisimo post e il tuo ottimismo L'Italia ne ha tanto bisogno.

    Dea from Austin Texas.

    ps please forgive my atrocious Italian, I never studied it but learned it kind of on the fly through listening mostly so I know I make lots of grammatical and sentence structure and possibly spelling errors. Apologies in advance.

  14. Ciao Luca,
    il tuo post mi ha davvero colpita ed è proprio vero noi qui dall’ “interno” non riusciamo a vedere quanto di bello c’è nel nostro paese perchè siamo impegnati a combattere per far quadrare i conti con quei quattro spiccioli che ci danno…. E se ce li danno, poi, dobbiamo pure essere contenti, perchè siamo nel misero gruppo di coloro che hanno almeno un qualcosa che possa definirsi stipendio.

    Io sono un’aspirante ricercatrice di 34 anni per cui direi che sono anche fuori età, se vuoi, e nonostante tutta la buona volontà che ci metta non riesco proprio ad essere positiva…. anzi giorno dopo giorno mi deprimo sempre di più!

    Lavoro dalla mattina alla sera, faccio un lavoro che mi piace e che sicuramente mi stimola, ma considera che ho vinto un contratto di 6 mesi che ancora non firmo, nonostante io lavori già da 6 mesi, il lavoro “pratico” di questo contratto l’ho finito ormai mesi fa e quindi nella struttura dove sono continuo a lavorare e mi occupo di diverse cose che ho avuto la fortuna di imparare e che posso quindi portare avanti.

    Quello che mi chiedo in questo momento è: COSA DEVO FARE???? insisto, vado avanti oppure mollo e lascio perdere, ma difronte a me quali possibilità ho???? Al momento io non ne vedo nessuna, ed il brutto è proprio questo, allo stato attuale dei fatti qui non c’è nessuna possibilità davanti a me, non ho la possibilità di farmi una famiglia mia senza dover chiedere aiuto ai miei genitori, non posso fare il lavoro per cui mi sono impegnata a lungo in questi anni perchè non vengo pagata, è pressochè impossibile ricevere una risposta da qualsiasi azienda a cui abbia mandato il mio CV, per cui mi viene da pensare che non sia una persona valida io perchè altrimenti non si spiega! Eppure quando parlo con le persone mi sento sempre dire che sono preparata, che ho fatto tante cose, che ho diverse competenze, ma poi queste persone non sono in grado di darmi un lavoro….

    Tu mi dirai, ne fai semplicemente una questione di soldi??? E io ti dico no non è una pura e semplice questione di soldi, certo anche quelli servono, ma il fatto è che mi sento frustrata. Quando la mattina arrivo a lavoro non so mai come andrà a finire, se avro i mezzi per poter lavorare o se me li dovrò “inventare”, le idee non mancano, ma le possibilità sono piuttosto esigue….

    Per cui chiedo a te che riesci ad avere una visione più ampia rispetto alla mia CHE DEVO FARE??? COME FACCIO AD ANDARMENE DA QUI????

    Scusa lo sfogo e grazie per la ventata di speranza che mi hai dato!

    1. Ciao Pina, ti capisco. Io mi sono laureata “presto” e durante la tesi vedevo i miei colleghi piu’ vecchiotti che andavano avanti con borse di studio da sei mesi a sei mesi che non pagavano abbastanza da permettergli di vivere da soli, di farsi una famiglia, sposarsi….Io me ne sono andata perche’ non volevo fare la loro fine, ma onestamente gli inizi sono stati molto duri. Io sono finita in un posto squallidissimo con niente di niente intorno tranne il laboratorio dove lavoravo. I primi 3 mesi non avevo una macchina perche’ ci vuole un po’ per avere le carte in “regola” e poter comprare una macchina ed ho passato i miei fine settimana in un appartamento da sola con solo un letto ed un materasso gonfiabile come divano ed una televisione. Nel laboratorio ero l’unica ragazza e ci ho messo tanto prima di riuscire a trovare amiche con cui fare qualche cosa. Le cose sono migliorate poco a poco ed ora sono sposata con un ragazzo Americano conosciuto “in laboratorio”. Mi manca l’italia ma so che se volessimo tornare ne’ io ne’ mio marito probabilmente riusciremmo a trovare un lavoro in campo scientifico nella nostra area di specializzazione (noi siamo “Fisheries Biologists”). Anche io ho provato a cercare lavoro in Italia senza raccomandazioni e quando ero in Italia facevo ricerca per “hobby” e guadagnavo insegnando inglese e facendo ripetizioni di matematica e chimica. Negli USA ho lavorato come ricercatrice, pero’ specialmente agli inizi non guadagnavo molto (anzi). Alla fine mi sono ritrovata a lasciare la ricerca ed ora insegno (stessa paga e molte piu’ vacanze per tornare in Italia) pero’ spesso mi chiedo “ma che sono partita a fare’? Quando penso a tornare ed ad una vita in Italia penso forse mi butterei sul turismo (io parlo Inglese, Francese e Spagnolo) o forse sulla moda. Quando ci penso rimpiango di aver passato tanto tempo a fare ricerca e vari Master e forse se tornassi indietro sapendo di finire qui, mi iscriverei a Medicina….

  15. Luca, sono musicista e vivo in Brasile, quindi altra fuggitiva.
    Incredibile come sembri avermi tolto le parole di bocca, ho sempre pensato le stesse identiche cose.
    Gli italiani dovrebbero lasciare la patria per rendersi conto di quanto lei sia splendida e meravigliosa

  16. Articolo interessante, pero’… c’e’ una dimensione di ottimismo nelle parole di Luca con cui non riesco a entrare in sintonia. Perche’ attenzione, in Italia c’e’ una massa enorme di persone che, dopo 20-30 anni di rivoluzione culturale fomentata dalle TV private, e’ diventata maggioranza. Mi riferisco a quelle persone stile il tizio che in Videocracy vuole andare al Grande Fratello, a quelli che pensano che Londra si scriva L’ondhon, a quelli che dopo 3 governi segnati dal disastro economico continuano imperterriti a votare Berlusconi.

    Ciascuno dei lettori di questo articolo si guardi in faccia e si chieda: quante di queste persone conosciamo? Io personalmente nessuna! Non conosco nessuno, tra i miei amici e conoscenti, che voti Berlusconi. Nessuno la cui massima aspirazione sia andare al Grande Fratello. Eppure gli hotel dove fanno i provini del GF sono sempre pieni di aspiranti celebrita’! Eppure Berlusconi continua a vincere le elezioni!

    Queste persone, che noi non vediamo, che non conosciamo perche’ orbitano al di fuori del nostro mondo, sono la maggioranza! Sono i Prolet di 1984! Sono portatori di un immeritato diritto di voto. E soprattutto dato che sono vittime della rivoluzione culturale targata Mediaset hanno un’influenza morale negativa sulla vita pubblica italiana che ha un effetto a cascata su tutti noi che vorremmo rendere il paese migliore.

    Ormai i Prolet sono diventati maggioranza in Italia. E questo ahime’ impedira’ per sempre quel cambiamento in positivo che Luca auspica. Luca, come me, vive all’estero. E’ circondato da altri italiani emigrati, da ricercatori. I Prolet pero’ non vanno all’estero, stanno in Italia. E’ facile essere ottimisti quando si e’ circondati solo da persone intelligenti e di buona volonta’, da persone che vogliono cambiare il paese.

    Luca, ti auguro tutto il bene di questo mondo nel cambiare l’Italia. Ma quando la tua buona volonta’ si scontrera’ con la realta’ dei fatti, e quando dovrai fare i conti con qualche Prolet che ti mettera’ i bastoni tra le ruote, non lamentarti che non eri stato avvisato 🙂

    1. Ciao Davide,

      il tuo commento ci ha colpito molto. Come potrai notare, questo blog nasce proprio per squotere un po’ gli animi e combattere la tv spazzatura che ci ha portato in questa condizione sociale ridicola. Davvero bello il tuo commento, in linea e perfetta sintonia con Ornitorinko. Ci verrebbe quasi voglia di chiederti di scrivere un post, di raccontarci un po’ la tua esperienza da expat. Scrivici pure se ti va! Per quanto riguarda il post di Luca, beh, quanto affermi e’ vero, ma un po’ di sano ottimismo non fa male ad un paese come il nostro. Siamo convinti che il primo cambiamento parta proprio da noi stessi.

      Peace.

    1. Guido non sono sicura ma penso sia abbastanza difficile. Ti spiego un po’ come funziona il sistema. Praticamente la cosa piu’ difficile e’ riuscire a trovare un vero lavoro negli Stati Uniti venendo da fuori. 5 o 6 anni fa hanno ridotto il numero di visti lavorativi assegnati ogni anno. I visti vengono assegnati in un giorno ed in un paio di ore finiscono. Le uniche organizzazioni che possono rilasciare visti “straordinari” sono le Universita’ e certi ospedali/universita’. La cosa piu’ facile e’ riuscire a trovare un Assistentship di ricerca (spesso associato con un Master o Dottorato). Se ti prendono in una universita’ non famosa in genere ti pagano anche (tra i 18000 ed i 25000 dollari l’anno) ma le universita’ piu’ prestigiose ti faranno pagare (tanto). Magari puoi guadagnare un po’ insegnando classi all’universita’ ma non e’ costante tutti i semestri. Se hai il visto per gli studenti puoi solo lavorare nel campus e non puoi guadagnare piu’ di una certa somma (se ti scoprono ti rimandano in patria). Quindi cerca di partire con un po’ di soldini messi da parte. Dopo di che, quando finisci il Master (se e’ in materie scientifiche) puoi fare domanda per un visto lavorativo temporaneo per un anno. A volte puoi/devi usare il visto durante il tuo Master se devi fare un internship come parte del Master. Il visto era per un anno, ma da quando hanno ridotto il numero dei visti lo hanno allungato per altri 18 mesi (io sono stata una delle prime a potere usufruire di questa estension, ma non so se e’ ancora cosi’ lungo perche’ ormai sono passati 5 anni). Dopo di che devi tornare in Patria e non puoi fare domanda per ritornare per un minimo di 2 anni o, se sei in campo medico puoi optare per andare in una zona “underserved” (io vivo in una di queste) dove devi lavorare per un minimo di 3 anni prima di poter fare domanda per la cittadinanza (Visto E). La domanda per questo visto la puoi fare se hai un dottorato ed altre cose tipo un certo numero di pubblicazioni (minimo 3), partecipazioni a conferenze, un certo numero di presentazioni a varie conferenze. In generale, durante il tuo assistentiship e dottorato riesci ad accumulare tutte queste cose. Una volta che inizi la trafila ci vuole un po’ di tempo ma quando ottieni il visto puoi spostarti dalla zona “underserved”. Io ho tanti amici medici sudamericani che sono esattamente in questa posizione. Pero’ a volte dipende perche’ la laurea in medicina sudamericana e’ riconosciuta in alcune universita’ americane (ci sono alcuni programmi che accettano residents stranieri), ma se la laurea non e’ riconosciuta devi rifare la laurea in medicina (per esempio ci sono tanti studenti indiani e russi che sono gia’ medici e devono rifare tutto e la med school e’ carissima). Non so come funziona per Farmacia quindi ti dovresti informare un po’ su quello. Se scopri che la laurea e’ riconosciuta, come lavoro ti consiglierei di cercare lavoro come “farmacista” per un ospedale (praticamente prepari le medicine per i pazienti) perche’ tramite l’ospedale magari riescono a trovarti il visto. Altrimenti cerca un Master in qualche cosa che ti interessa. Spero di averti aiutato un po….good luck!

  17. Che bel messaggio Luca !
    Io la penso esattamente come te…
    Ti faccio i complimenti per il tuo coraggio e la consapevolezza che hai maturato..
    Tutto vero quello che dici, anche che in Italia la cosa che le persone sanno fare meglio è lamentarsi e autocommiserarsi invece di valorizzare quello che hanno.
    Noi abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno ma è più comodo nascondete la perla che valorizzarla e farla brillare…è veramente un peccato sprecare tutto questo ben di Dio…io credo che fin che non si cambia modo di educare nelle scuole lo schema sarà sempre quello..se fai sempre le stesse cose ottieni sempre lo stesso risultato.
    ..ma c’è chi come te fa la differenza, quindi e’possibile…buon proseguimento e in bocca al lupo…
    Susanna Brunelli Verona

  18. L’Italia è un paese vecchio, fatto di vecchi che detengono le proprie posizioni di privilegio e non hanno intenzione di mollarle se non a favore dei propri familiari. Manca qualsiasi senso sociale, la definizione stessa di “identità nazionale” ha perso via via significato, non vedo alcuna possibilità di progetti a lungo periodo.

    Io ho 46 anni e tutto sommato ho una posizione soddisfacente ma non credo che un giovane under 30 di talento possa realizzarsi in questo paese a meno che, naturalmente, non appartenga ad una famiglia privilegiata.

    Lasciate questo paese o voi che sperate.

  19. Sono Letizia, 42 anni, fotografa, sposata, 1 gatto, vivo a Los Angeles da 7 anni e tengo stretta la mia Italianità, cosa piu’ preziosa e che mi contraddistinugue in questo paese che mi sta dando tanto ma che mi tiene lontana dalle mie amate origini, la penso esattamente come te, in ogni parola, pensiero punto e virgola

    Grazie

  20. Francesco do Brasil

    mah, Luca…auguri…io sono in Brasile e non è che sia contento anche se Rio è veramente una “cidade Maravilhosa”…in USA non ci vado nemmeno morto…forse emigro in Cina…dell’Italia salvo solo il cibo…il resto lo butto volentieri a mare…non mi lagno, scopro invece altre culture…

  21. Condivido quello che è stato detto, anche io sono un ricercatore e anche io sono fuori dall’Italia da quasi 10 anni, ho vissuto in USA, Australia, Spagna e, ora, Francia. Moltissimi dei difetti italiani, se non tutti, li ho ritrovati in tutti i paesi esteri in cui ho vissuto (soprattutto nella sopravvalutatissima Spagna). A mio avviso, l’autocommiserazione e il pessimismo cosmico tipici italiani sono uno dei tanti brutti retaggi lasciati dal cattolicesimo e dalle sue infiltrazioni nella società civile. Diminuendo l’ingerenza del clero nella vita pubblica e aumentando la consapevolezza dello straordinario potenziale artistico e culturale italiano, l’Italia può e DEVE ritornare ad essere uno dei paesi d’eccellenza nel mondo, ma per questo occorre anche un’altra classe politica. Nonostante stia benissimo in Francia, se mi fosse data la possibilità di tornare in Italia lo farei senza pensarci due volte, proprio per riportare nel paese che mi ha dato, a costo quasi zero, quella cultura che mi ha permesso di viaggiare nel mondo…però occorre che gli italiani si SVEGLINO dal loro torpore 😉

  22. una bella accozzaglia di luoghi comuni, dalle virtù innate degli italiani alla pazzia dei ricercatori. io penso che l’esperienza all’estero ti fa rinascere perchè ti libera da mille condizionamenti che hai nella tua città e che sono legati al tuo passato. l’ideale sarebbe lavorare per liberarsene.

  23. Perdonami Luca,
    In questo momento il nostro paese é un ottimo luogo dove…
    …andare in vacanza al massimo per un paio di mesi.
    Quando devi chiudere l’azienda perché i tuoi clienti non pagano e riscuotere i crediti é quasi impossibile.
    Quando hai una figlia di sei mesi e non sai in quale scuola la iscriverai perché hai paura che il soffitto crolli sulla sua testa.
    Quando non c’é proporzione tra pressione fiscale e qualità dei servizi…
    …(E tanti Atri “quando” in merito ad ecologia, politiche sociali, leggi sul lavoro,)
    Allora il poliedrico aspetto culturale, enogastronomico e paesaggistico sinceramente non é sufficiente a farmi apprezzare le giustissime considerazioni che hai fatto.
    Quello che hai scritto é verissimo, ma per ora non riesco ad apprezzare queste cose se la notte non riesco neppure a dormire per colpa delle preoccupazioni che ho in testa.

    Con cordiale e sincero augurio per la tua vita futura,

    Lore

  24. GRAZIE Luca,
    Sono felicissima di aver letto quello che hai scritto, la tua immagine solare invoglia alla lettura dell’articolo, e le tue parole piene di gioia inspirano e stimolano fiducia e coraggio di vivere con
    – Il cuore;
    – La passione;
    – La determinazione nel conseguire un obiettivo;
    – La capacita’ di arrangiarci in condizioni non favorevoli;
    – L’ingegno;
    – Un pizzico di furbizia;
    – La generosita’;
    – L’altruismo;
    – La simpatia innata (gestualita’ e linguaggio)

    GRAZIE ORNITORINKO per trovarci in giro per il mondo e radunaci tutti insieme…
    Sei il miglior capo branco! 😉

    Antonella

  25. Bellissime parole!… anche io vivo all estero da 5 anni (Londra) e nonostante la facilita di fare carriera, il rispetto incondizionato che tutti hanno verso di te, la facilita’ di essere ascoltati e la sicurezza di una vita “migliore” mi manca il mio Paese da pazzi! Gli italiani sono davvero un popolo con una marcia in piu’, 🙂

    1. La verita` e` sempre verita`, anche quando non piace. Solo un’ultra (o un illuso) vede ogni membro della sua squadra un eroe e crede ogni altra squadra e` composta di esseri inferiori!

  26. mi sono bloccato sull’autocommiserazione. si si, ma la causa? la causa dell’autocommiserazione, di questo borbottio sommesso da pentola di fagioli tipico dell’italiano medio è dovuto al fatto che nessuno vuole assumersi la responsabilità di far qualcosa per cambiare le cose. preferiscono che altri facciano il passo per primi, e quindi non lo fa nessuno: passerebbe per pirla. preferiscono che altri si prendano la responsabilità di comandare, e quindi lo fa solo chi ha capito quanto guadagnarci, e di solito finisce che son faccendieri e infami. che ci aspettiamo? siamo 60 milioni e mai si alza la testa per riprenderci ciò che è nostro: ci lamentiamo che ce l’hanno portato via, ma non lottiamo per averlo indietro.

    1. Fabio, hai la risposta davanti a te. Hai detto che “nessuno vuole assumersi la responsabilità di far qualcosa per cambiare le cose. preferiscono che altri facciano il passo per primi, e quindi non lo fa nessuno”. Mi ricorda una frase in un famoso film di Brancaleone “armatevi e pertite, quando tornerete saremo vincitori”.

      Fabio, inizia tu a fare qualche cosa e non preoccuparti se altri ti credono pirla. I piu` grandi uomini del mondo furono ritenuti pazzi e scemi quando proposero le loro teorie che poi si sono avverate. Va, armati e combatti invece di arrenderti senza dare un colpo!

  27. Concordo in parte. Evitando l’ovvio, quello che ho le scatole piene di sentire e risentire, io tra i tanti incolpi i sindacati. Il garantismo che hanno portato negli ultimi anni ha ucciso la competizione, la voglia di essere migliore. L’impossibilità di licenziare ed assumere come negli altri paesi ci rende meno competitivi e abbassa gli stipendi. E non vorrei escludere le responsabilità dei giovani che, scelto un percorso, in totale consapevolezza dell’impossibilità di un futuro, persistono in una strada che non gli offre niente. Io da piccolo sognavo di fare il pensionato, perché era pagato senza lavorare, ma non tutti i sogni sono realizzabili.

  28. Ciao a tutti! Volevo ringraziarvi per i commenti, i post e i messaggi che mi stanno arrivando! Sinceramente non pensavo ci fossero cosi’ tante persone in accordo con il mio post… sono sorpreso e tremendamente fiducioso nel sapere che esistono tanti “animali strani” come me in circolazione!! Grazie ancora a Ornitorinko per avermi dato l’occasione di scrivere questo post. A presto. Luca

    1. Ciao Luca!

      Grazie a te per aver espresso con parole di ottimismo, di stimolo il tuo pensiero, la tua esperienza. Come te, come Ornitorinko, siamo convinti che ci siano miriadi di “animali strani” in giro!

      Siamo sicuri che leggendoti, si siano immedesimati in cio’ che hai saputo perfettamente descrivere in questo tuo bel post! Sei riuscito a interpretare il pensiero e la voce di una generazione che sembra smarrita perche’ tartassata da negativismi e ventennali manipolazioni mediatiche: non ci stancheremo mai di ripeterlo, aspettando nuovi versi da parte di altri “animali strani’.

      Un saluto ottimista.

      Ornitorinko

  29. Salve a tutti, scrivo da Napoli.
    Sono un laureando magistrale in biologia molecolare e questo post, insieme alle risposte di molti, mi infonde fiducia ma allo stesso tempo mi abbatte.
    Da oltre cinque anni studio e lavoro con il pensiero fisso di riuscire un giorno a fare il mestiere più bello del mondo [ricercatore, nda].
    Ho sopportato a testa alta le feroci ingiustizie e i metodi per nulla ortodossi di professori ultracentenari che – per carità di dio, preparatissimi – continuano a insegnare come fossero gli unici detentori del sapere universale, al di sopra delle regole e della ragionevolezza. Allo stesso tempo ho conosciuto ignoranti corrotti destinatari di cattedre regalate dal cognato politico e persone straordinariamente umili e capaci, che cercano di fare una ricerca attenta e intelligente, con un lavoro di squadra eccezionale, nonostante la continua mancanza di mezzi e qualcuno che si ostina a mettere i bastoni tra le ruote.
    Io spero di riuscire a vincere il concorso di dottorato qui, perchè so che non potrei fare a meno a lungo di questo sole, di questo mare, di questa pizza e di questo casino, dei miei affetti, dei miei luoghi.

    Ma con un occhio guardo all’estero. Guardo agli USA e al Nord Europa. Getto lo sguardo a posti dove questo piccolo italiano non dovrebbe spiegare alla vicina di casa cosa fa un biologo – nessuno o quasi sa a napoli cos’è un biologo -, dove le cose sono facili perchè hai tutti i mezzi a disposizione e la didattica è somministrata col cucchiaino, dove il tuo lavoro è stimolate e gratificante e non una continua elemosina, dove forse puoi addirittura ritrovare l’ambizione.

    Mi interessano i soldi nella misura in cui possono darmi l’indipendenza, ma non sono un arrivista. Credevo di essere un idealista, ma il tempo passa, e i fatti mi smentiscono. Non sono un viziato, anche se vivo con la mia famiglia ho lavorato come operatore call center, elettricista, distributore di volantini, pianobar.
    Ma il mio obiettivo è un altro, e spero che l’Italia possa ripagare i miei sacrifici e farsi perdonare le sue crudeltà. Andare all’estero per un percorso personale di crescita è una cosa fantastica.

    Ma EMIGRARE, e vedere all’estero l’ultima spiaggia, sarebbe un dolore troppo grande per me.

  30. Salve a tutti, scrivo da Napoli.
    Sono un laureando magistrale in biologia molecolare e questo post, insieme alle risposte di molti, mi infonde fiducia ma allo stesso tempo mi abbatte.
    Da oltre cinque anni studio e lavoro con il pensiero fisso di riuscire un giorno a fare il mestiere più bello del mondo [ricercatore, nda].
    Ho sopportato a testa alta le feroci ingiustizie e i metodi per nulla ortodossi di professori ultracentenari che – per carità di dio, preparatissimi – continuano a insegnare come fossero gli unici detentori del sapere universale, al di sopra delle regole e della ragionevolezza. Allo stesso tempo ho conosciuto ignoranti corrotti destinatari di cattedre regalate dal cognato politico e persone straordinariamente umili e capaci, che cercano di fare una ricerca attenta e intelligente, con un lavoro di squadra eccezionale, nonostante la continua mancanza di mezzi e qualcuno che si ostina a mettere i bastoni tra le ruote.
    Io spero di riuscire a vincere il concorso di dottorato qui, perchè so che non potrei fare a meno a lungo di questo sole, di questo mare, di questa pizza e di questo casino, dei miei affetti, dei miei luoghi.

    Ma con un occhio guardo all’estero. Guardo agli USA e al Nord Europa. Getto lo sguardo a posti dove questo piccolo italiano non dovrebbe spiegare alla vicina di casa cosa fa un biologo – nessuno o quasi sa a napoli cos’è un biologo -, dove le cose sono facili perchè hai tutti i mezzi a disposizione e la didattica è somministrata col cucchiaino, dove il tuo lavoro è stimolate e gratificante e non una continua elemosina, dove forse puoi addirittura ritrovare l’ambizione.

    Mi interessano i soldi nella misura in cui possono darmi l’indipendenza, ma non sono un arrivista. Credevo di essere un idealista, ma il tempo passa, e i fatti mi smentiscono. Non sono un viziato, anche se vivo con la mia famiglia ho lavorato come operatore call center, elettricista, distributore di volantini, pianobar.
    Ma il mio obiettivo è un altro, e spero che l’Italia possa ripagare i miei sacrifici e farsi perdonare le sue crudeltà. Andare all’estero per un percorso personale di crescita è una cosa fantastica.

    Ma EMIGRARE, e vedere all’estero l’ultima spiaggia, sarebbe un dolore troppo grande per me.

    1. Emigrare non e` una condanna a vita, si puo` sempre tornare a vivere o perlomeno a visarla l’Italia. Per esempio io torno spesso, la prossima volta nel 2014 e resto per 3-4 mesi. Ma non torno per le spiaggie (chi conosce l’Australia e le sue magiche spiaggie mi intende), torno perche` e` il mio paese natale ed e` parte integra di me.

  31. Caro Luca,
    il tuo pezzo mi è piaciuto veramente tanto.
    Anch’io mi mordo sempre le mani a paragonare quanto potremmo fare con la giusta spinta e valorizzazione delle nostre ricchezze italiane. Però, pur non essendo una lagnona, non sono una grande ottimista e mi chiedo questo: chi valorizzarebbe la nostra esperienza accumulata all’estero? Chi ci darebbe l’opportunità seria e pagata decentemente (mi riferisco a uno stipendio tutti i mesi, non a miliardi, intendiamoci… sarà perchè nell’Università italiana ho lavorato anche gratis…per 8 mesi) per poter fiorire, accrescere la nostra esperienza e far fruttare le qualità che all’estero tutti hanno valutato così positivamente? Te lo dico dopo 11 anni passati nell’Università italiana, tra laurea con lode e menzione, Dottorato, e circa 3 anni di post-doc…Anni che mi hanno formato saldamente e in cui mi sono battuta politicamente e sindacalmente per i diritti dei ricercatori precari, sempre in prima fila, ad occupare i tetti, mentre gli esperimenti andavano in parallelo. Mi sono spaccata in quattro, ho lavorato gratis, stentando a pagare il mutuo e le bollette con un marito in casa integrazione. Poi la svolta: 2 anni e 3 mesi fa sono andata in Inghilterra e in 6 mesi ho firmato un contratto a tempo indeterminato come Lecturer in Bioscienze e Medicina Rigenerativa. Ho la mia linea di ricerca, avviata recentemente, ho attratto un’azienda biomedicale in Università, sono reponsabile di 8 insegnamenti fino al livello Master e ho 9 studenti in tesi. I miei Line Managers dicono sempre che “non mi lasceranno andare mai”!! Ho chiesto recentemente a ex colleghi dell’Università italiana se ci sia qualche opportunità per poter far fruttare la solida esperienza che ho accumulato in UK: sono pronta a portare qui rigore, meritocrazia e parametri molto strutturati per la didattica (cosa che da noi si invoca da secoli, ma mai successa). La risposta ovvia è stata: stai dove sei, qui non ce n’è per nessuno. Ti prego Luca, dimmi se con il tuo ottimismo puoi invece suggerirmi un settore serio in cui possa spendere la mia esperienza, ma non gratis et amore dei, in tal senso ho già dato! Per il progetto Divulgazione puoi tranquillamente tenermi in conto. All the best. Federica

    1. Ciao Federica. Cio` che racconti della tua esperienza in UK dimostra la grande differenza fra il ‘metodo anglosassone’ ed il ‘metodo italiano’ di valutare I meriti altrui.

      Io mi sono diplomato nel 1968. Non trovai lavoro perche` non avevo una raccomandazione, non ho ottenuto una borsa di studio perche` non c’era chi mi dava ‘na spinta’ mi hanno trovato fisicamente idoneo per il corso sottufficiale ma ‘non fisicamente idoneo per l’accademia perche` li` I posti erano assegnati secondo chi ti raccomandava. Stufo di questo sono venuto in Australia e dopo 4 mesi lavoravo per Shell nel loro Research Lab, e questo malgrado il mio inglese era pessimo.

      Finche` il ‘metodo italiano’ persiste e la meritocrazia non ha alcun valore, l’Italia continuera` a soffrire. Le cose cambieranno solo quando la crisi tocca il fondo. Niente cambiera` finche` la maggioranza dei giovani riescono ad avere l’ultima edizione dell’iphone, il calcio, l’ultima moda shick, e seguono la Casa del Gran Fratello invece di preoccuparsi del dislivello d’opportunita`.

  32. Ciao,
    anche io sono un’idealista. Ho fatto quattro anni di dottorato (Astrofisica) in Olanda e questo post potrei averlo scritto io da tanto sono d’accordo. Al momento ho mollato la ricerca e sono tornata in Italia, ma tutti dicono che sono portata per la divulgazione. Se dovesse esservi utile anche gente che non fa più attivamente ricerca, sarei felice di aiutare il vostro progetto in questo senso.

  33. Ciao Luca, mi piace molto quello che ho letto e condivido a pieno il tuo idealismo e il motto della Montalcini. Spero di poterti aiutare concretamente con il progetto Divulgazione.

  34. Ciao Luca ed amici. Vivo in Australia dal 70 dove ho lavorato prevalentemente sul campo chimico sia da ricercatore e da manager. Torno spesso in Italia ma non c ipotrei mai vivere piu`. Quando mi viene chiesto il motive dico sempre che in Italia ci sono troppi italiani. Quello che Luca scrive e` verissimo. Noi italiani all’estero riusciamo spesso ad ottenere ottimi risultati sul punto professionale ed economico appunto per la nostra ‘italianita’ liberati da quei vincoli negative che ci frenano in Italia.

    Spesso racconto questa piccola storiella per fare il punto di cio che dico e per indicare cio` che deve cambiare in Italia prima che possa uscire dai problem attuali.

    Tramiti amici conobbi una signora slovacca che era in Italia da vari anni ed esercitava l’attivita` di infermiere presso un’ospedale trevisano. Questa signora mi informo` che era stata promossa a capo reparto ma, per ottenere il posto, pago` circa 2000 euri ad uno dei capi. Ingenuamente le chiesi se aveva riportato il fatto alla polozia e denunciato la persona a cui lei aveva pagato la somma. Questa disse un fermo “NO!” e mi guardo` come se avessi detto la piu` grande scemenza del secolo. Le chiesi perche`? E lei mi disse con tutta sincerita` che i soldi pagati erano un investimento perche` ora era lei a decidere chi promuovere e quanto chiedere per la promozione. Le feci notare che questo era corruzione. Lei sorrise e disse “ma questa e` l’Italia che ho imparato dagli italiani. Qui tutti fregano e se non freghi, ti credono fesso”

    Ripensandoci, questa e` l’Italia che non va. L’arrangiarsi a tutti i costi senza alcun riguardo alle consequenze. L’Italia premia ‘i furbetti’ e premia molto di piu` i furboni tipo Berlusconi. In nessun altro paese civile e democratico una persona con un CV come Silvio verrebbe mai eletto in parlamento … ma in Italia si puo`, e continuano a votarlo e tiene lo stato sotto ostaggio.

    Secondo me l’Italia non ancora tocca il fondo per rendersi conto dello sfacello ed il precipizio che ha davanti … e se gli italiani non cambiano rotta saranno guai per il mio amato Bel Paese.

  35. Ciao Luca, mi piace molto quello che hai scritto e lo condivido in buona parte, tranne che per un punto, non indifferente purtroppo, ossia che l’Italia da cui siamo “scappati” noi, quella di “che non ti ha dato l’opportunita’ di lavorare, che sta cadendo a pezzi, che ha politici corrotti e bla bla bla..” è fatta di italiani… Allora non so se condivido il punto di vista che chi rimane e chi parte è esattamente lo stesso tipo di persona. Temo (spero di no, ma temo) che chi rimane sia costretto ad adattarsi e diventare attivamente o passivamente parte del sistema, lo stesso sistema di merda da cui siamo andati via. Se davvero gli italiani fossero in maggioranza come li dipingi tu, il sistema non sarebbe quello neanche in Italia… ma da noi valori come le veline ed il calcio sono duri da sconfiggere… Purtroppo, perché NB dico ancora da noi…

  36. Ciao condivido anche io quello che hai scritto. Anche io emigrando mi sono resa conto di quanto siamo fortunati. Per esempio: case ed uffici spaziosi. Per non parlare del cibo. Sono, o meglio, ero un cervello in fuga (anche se il cervello mi sa che è rimasto là da dove sono tornata ed adesso mi sento solo un anima in fuga da un lavoro di ricerca precario ad un altro). Da un anno sono ritornata da Londra, principalmente per la mia famiglia, ma anche con la speranza di poter contribuire al cambiamento. Devo però confessare che la situazione è piuttosto frustrante, con il rischio di abbattere l’entusiasmo e la passione che ho, anche se io continuo ad essere ottimista, nonostante tutto. Colgo l’occasione per condividere questo post. Ciao e grazie per l’articolo. E’ confortante leggere qualcuno che la pensa come te. https://espressionesenzaforma.blogspot.it/2011/10/la-squadra.html

  37. Condivido in pieno soprattutto per la necessità di mutare questo aspetto tipicamente italiano di auto deprimersi in un micro cosmo sconsolato. Bisogna agire con una buona dose di sano ottimismo!!!

  38. Ciao Luca!
    Grazie per questo post. Sono sempre rimasta molto affascinata dalle persone che hanno il coraggio di lasciare il proprio paese, le proprie radici per cercare ‘fortuna’ altrove.
    Io sono una di quelle persone che cerca di rimanere in questo paese perchè lo ritiene stupendo (come te del resto) ma che non riesce a trovare un’idea vincente per ‘pubblicizzarlo’ e quindi per viverlo appieno e come si deve!
    Sono una ragazza con un lavoro fisso (in Italia?) ma che non riceve alcuno stimolo nè soddisfazione da esso.. voglio cambiar lavoro ma purtroppo le altre prospettive non sono diverse dalla situazione che vivo ora o comunque il paragone è negativo.
    Sono in un momento della mia vita di completo cambiamento ed il pensiero di andarmene per ‘farmi un’idea’ del mondo che ci circonda mi attrae da un lato e mi spaventa dall’altro. Forse però è l’unico modo per aprire la mente, scrollarsi di dosso questa continua sensazione di negatività mista a incompetenza che l’Italia coccola come se non avessimo altre possibilità, per poi un giorno tornare e provare a costruire pian piano (non troppo!) il paese che noi italiani per primi vorremmo vedere..
    Cosa ti ha spinto a lanciarti?
    Torneresti?
    Due domandine easy 😉
    Grazie e buon viaggio!!
    Chiara
    Un’ italiana alla ricerca di sé

  39. Anche io ho vissuto all’estero, e si mi mancava casa, con il suo bidet e i pavimenti di ceramica e non la moquette anche al bagno!si mi mancava la cucina, mentre in u.k mangiavo verdura che aveva il sapore di plastica e mi lamentavo del clima, pioveva tutti igorni!in Francia ho mangiato meglio, ho visto come abbiano saputo valorizzare posti insulsi come Bibracte con i fondi Eu, ci hanno costruito un museo in 1 posto dove una legenda vuole che G. Cesare vi abbia incontrato Vercingetorige…hanno fatto delle ricostruzioni, non era nulla antico e addirittura hanno aperto un laboratorio di ricerca archeologica…su un posto dove ci sono tre sassi!Non e’commiserarsi in Italia, il problema e’la classe dirigente italiana che pensa a fottere il prossimo,e a lungo andare ha fottuto il paese. Qui i fondi eu li danno a chi gia’ha le imprese avviate, perche’piu’affidabili…testuali parole dei docenti dell’master in europrogettazione, fondi rubati soprattutto in calabria..mi chiedo io, qui e’come essere don quijote contro i mulini a vento!credimi, non abbiamo l’autocommiserazione come problema, e te lo dice una laureata in lingue con tesi di laurea pubblicata…che ora fa l’operatrice sociosanitaria, ossia pulisco culi ai vecchi per 1000 euro al mese, pur di non abbandonare questo paese!No il nostro problema e’1 classe dirigente longeva che e’corrotta, arrogante, ignorante profondamente, e che non ha intenzione di andare in pensione ne’in galera. Hanno il culo parato perche’hanno fatto i soldi, hanno amicizie e clientelismo, contro i quali un giovane laureato e se donna anche peggio, non puo’competere!Io sto lavorando sodo, mia sorella si e’vista negare i fondi eu…e continuano a dire di chiederli altrimenti tornano indietro…ma se sono destinati a chi risponde a parametri esigentissimi…come si fa?Avviare un’azienda agricola con 1 manciata di ettari e senza aiuti economici diventa impossibile!

  40. Grazie Ornitorinko per aver ospitato Luca e grazie Luca per aver condiviso la tua esperienza e questo spirito, che io condivido. Sembra che all’estero si rinasca, ritorni l’entusiasmo.
    Anche io di Milano, avevo tentato di vivere la mia città come una straniera che doveva scoprirla, e per un po’ di tempo ci sono riuscita. Poi ogni tanto gli schemi e la routine possono frenarti, ma sicuramente è un ottimo consiglio. La curiosità e la voglia irrefrenabile di sfidarmi e viaggiare mi ha poi portato un po’ di anni dopo a Madrid e ora nuovamente in Australia, per una nuova sfida. E’ semplicemente fantastico!

    Riguardo lo spirito che descrivi, avevo scritto alcuni pensieri, non per forza legati alla realtà italiana, chiamandola ‘Expat Attitude’, atteggiamento da espatriato. Forse assomiglia a cio’ che tu descrivi. Se hai voglia di sbirciare, ti passo il link ad alcuni post: https://lavaleandherworld.wordpress.com/?s=expat+attitude&submit=Search

    La condivisione di informazioni ed esperienze sono convinta anch’io che sia estremamente importante.
    In bocca al lupo a te e al tuo amico per il vostro progetto!

  41. Allora resta in sintonia, prendi una valigia, metti dentro moglie e figli fai domanda d’assunzione in italia, torna e partecipa al cambiamento….
    poi se rimani disoccupato perchè il tuo lavoro verrà assegnato a un cerebroleso figlio di papà, se tua moglie cade in depressione perchè mentre tu fai ricerca dovrà occuparsi di casa e di tutta la burocrazia italiana, se il tuo stipendio (con contratto a tempo determinato) non ti permette di dare da mangiare alla tua famiglia, se i tuoi figli cresceranno ignoranti e senza futuro per via dell’istruzione pessima italiana con l’aspettativa di un bel posto in call center…. se capita tutto questo ricontattami , perchè appena mi dirai forse è meglio tornare in usa , ti prendo a mazzate.

    scusa lo sfogo, ma questo paese è morto , è terra arida …. e sai perchè in molti non ci provano neanche? perchè già in tanti hanno provato senza esito.

    quì c’è la guerra per accaparrarsi gli ultimi ranci, tra non molto resterà un paese di vecchi.

    è vero abbiamo tutto, ma di nostro non è rimasto niente.

    1. Purtroppo devo essere d’accordo con te, Francesco. E’ facile vedere “la vie en rose” quando si sta bene. Il problema dell’Italia sono proprio gli italiani, che si sono abituati all’idea del “furbetto” secondo la quale chi frega di più gli altri diventa il migliore e che basano le loro vite su questo, agendo di conseguenza.

      Io sono uno studente di 5a superiore che ha già iniziato l’application per l’università americana. Sono stufo di sentire parlare di meritocrazia e poi non ricevere borse di studio perchè o la mia famiglia non è ABBASTANZA POVERA, dato che di certo 27000 euro all’anno non sono da ricchi, o perchè proprio queste borse di studio sono inesistenti dal 2011.
      Non voglio immaginare altri 5 anni in cui si è lasciati a sè stessi senza un minimo di stimolo da parte di nessuno e ancora pagare tasse per servizi che non ci sono.

      Purtroppo, e lo sottolineo, non credo in nessun cambiamento futuro dell’Italia. Non cito esempi perchè le vicende recenti sono più che esplicative, chi aveva il potere lo continua ad accumulare, e chi non ce l’ha continuerà a non avercelo (se il potere fosse nelle mani giuste ci sarebbe speranza). Chi ha il potere adesso, lo ha già passato a figli, parenti e amici, che a loro volta lo passeranno a quell’élite già benestante.
      In sintesi, se anche tutti i bravi italiani unissero le forze e armati di buona volontà cercassero di cambiare le cose, quelli a cui converrebbe il sistema di raccomandazioni si opporrebbero e renderebbero impossibile ogni cambiamento interno.

      E’ brutto fare i realisti, ma finchè gente come Berlusconi continuerà a gestire l’Italia come un bravo burattinaio e ancora riuscirà ad averla vinta, qui c’è poco da fare.

      1. Chi si arrende perde! La strada davanti e` piena di buche e sbarramenti … ma non reagire ed accettare che le cose non si possono cambiare e` fare il gioco di Berlusconi.

        Non arrenderti, anche se sarai sconfitto sei un passo piu` vicino alla vittoria.

    2. purtroppo e’ la realta’ di molte persone che conosco che non hanno passato la vita ad autocommiserarsi ma a lavorare duro, fin troppo, fino ad ‘ammalarsi’ ed ora non hanno aiuti dallo stato ma solo da pochi amici piu’ fortunati o una famiglia che ha un poco di piu’ da condividere. e’ uno spaccato frequente, fabrizio, non so dove vivi ma non centra con l’autocommiserazione ma con l’esaurimento delle proprie risorse ed energie. la malattia qualcuno sa cos’e’ qui?

  42. Ciao Luca, complimenti, sei riuscito a raggiungere il sogno di molti!
    Avrei una domanda da porti… per quanto riguarda visti, perdita di lavoro e necessità di ritorno in patria. Non è un argomento semplice ma non sono certo qui a chiedere i dettagli burocratici, bensì un consiglio.
    Stavo pensando di cercare un lavoro negli Stati Uniti con il mio ragazzo. Io cercherei un posto di specializzazione medica lui un lavoro in azienda. Mettiamo di trovarlo, il nostro grande dilemma è: ci ambientiamo, troviamo con casa, magari figli… poi uno dei 2 perde il lavoro, ipotesi non così rara come da noi…a quel punto se ne deve tornare a casa “lasciando la famiglia”? Andare da sola all’avventura è difficile, ma in 2 mi sembra ancora più tosta. Tu come hai fatto?

    1. Valentina, il lavoro in campo medico non e’ difficilissimo da trovare. Specialmente in un posto un po’ sfigato ( per esempio little rock dove abito io). Il lavoro in azienda e’ molto piu’ difficile ma nel caso ci riuscissi perfetto. Se poi UNO dei due perde il lavoro se siete sposati l’altro puo’ rimanere fino a Che trova un altro sponsor per il visto. Se non lo trova rimane e non lavora. In campo medico e aziendale qui si tende a guadagnare bene e volendo si campa anche con un solo stipendio. Se poi uno dei due ha un dottorato dopo 3 anni puoi fare domanda per la cittadinanza ( visto categori E) ed, una Volta ottenuta la cittadinanza anche l’altro puo’ fare la domanda. E finalmente lavorare. Fammi sapere se vuoi piu’ info….

  43. Mhua’ certo quello che dici e’ vero, anzi verissimo ma credimi sai cosa spegne la forza di andare avanti, far risvegliare come dici tu quell'”italiano all’estero”? bhe’ il fatto di vedersi chiudere ogni giorno la porta in faccia ,il fatto di non incontrare mai una persona che creda in te, di trovare sempre persone che pensano a sfruttarti e non farti crescere per la semplice paura che potresti fregargli il posto. Bhe’ credimi se io oggi avessi la possibilita’ di scappare via dall’Italia lo farei subito senza pensarci due volte, anche perche’ sono del parere che in ITALIA non cambiera’ mai la situazione attuale perche’ nessuno ha voglia di cambiarla e semplicemente chi vorrebbe cambiarla non ha nessun potere. Siamo delle marionette nelle mani di persone inette!

  44. Mai furon proferite parole più veritiere 🙂 In Italia purtroppo la disinformazione, la politica, le difficoltose condizioni socio economiche stanno sopprimendo la speranza e non c’è modo migliore per distruggere un paese che togliere la speranza e lo stimolo al cambiamento ai suoi abitanti.
    Grazie per queste parole stimolanti.
    Un saluto dall’ Italia

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