Il mal d’Africa? Non me l’aspettavo.. Mali, Senegal, Burkina Faso: il viaggio che ha cambiato Veronica.

Vi e’ mai capitato di vivere un’esperienza che si presenta per caso e di innamorarvene perdutamente? E’ quello che e’ successo a Veronica Costanzo, 26 anni (nella foto).

Questa storia inizia cosi’: una partenza poco convinta per una vacanza.  Dalla Toscana, destinazione Africa. Oggi, il suo augurio piu’ grande, e’ racchiuso in un desiderio: ritornarci molto presto!

Laurea in giurisprudenza alle porte, cio’ che bolle in pentola, e’ il sogno di cercare sbocchi lavorativi all’interno di associazioni operanti nel continente nero.

Veronica e’ una persona molto curiosa, amante del viaggio e la sua Africa ce la racconta cosi’:

Tutto ha inizio quando il mio ragazzo (adesso ex), amante dell’Africa, mi propone un mese in Mali.. All’inizio non ne sono molto entusiasta. Ma adesso posso confermare che devo ricredermi..

Marzo 2010. Amo da sempre viaggiare, sono curiosa e iperattiva, fino ad allora conosco e pratico la classica Vacanza, quella di qualche settimana che passi con gli amici alla “scoperta” delle citta’ occidentali. Insomma, tutto molto comodo ed organizzato (spesso da agenzie) nel minimo dettaglio.

Quel viaggio mi cambia: grazie a lui scopro la differenza tra VIAGGIO e VACANZA, imparando a vivere completamente le usanze e le abitudini del posto. Adesso non posso piu’ fare a meno di viaggiare e pensare così.

Un visto multiplo ci consente, di partire senza un’idea ben precisa, di cosa vedere ma ci porta dal Mali (nella foto: paesaggio con i baobab) al Burkina Faso e poi al Senegal.

Abbiamo il nostro mezzo, un Mercedes Unimog già parcheggiato da mesi in un camping a Bamako (capitale del Mali) da un nostro amico. Gli esperti di certi veicoli lo conosceranno sicuramente.. ..A mio  si tratta di una vettura molto scomoda.. Una specie di van: la parte posteriore ha infatti una cabina con piu’ o meno tutto l’occorrente: dalla doccia, al tavolo, fornelli e quant’altro. Tutto molto spartano ma ok per la nostra avventura!

L’arrivo non e’ dei migliori: aeroporto di Bologna, 5 marzo, freddo polare: siamo coperti a mo’ di Kenny di South Park. Arriviamo a Bamako: un caldo killer.. Appena fuori  dall’aeroporto ho la stessa sensazione di un pugno nello stomaco. ..I giorni a venire non vanno certo miglio.. Per una settimana intera accuso il colpo.. Nonostante cio’ riesco ad apprezzare e godere i Paesi Dogon, circondati dalla bellissima Falesia. Ma la vera meraviglia e’ il contatto umano: decine e decine di bambini che spuntano dal nulla (siamo nella cosidetta zona Sahael, zona predesertica) come funghi . Gironzolanti attorno a noi, ammaliati dai nostri preparativi di accampamento notturno. Per me è un’emozione fortissima: che colori quel tramonto nel “quasi deserto”! ..E quei bambini gioiosi che accompagnavano i nostri risvegli..

Scrutiamo con entusiasmo le bellezze naturalistiche del Mali (foto a sinistra: in partenza per Timbuctu), prolungando il soggiorno per qualche giorno in Burkina. Clima completamente diverso: secco in Mali, umido in Burkina Faso.  Anche la vegetazione di conseguenza e’ del tutto differente: verde e rigogliosa.
Ma il bello deve ancora venire.. Ingresso in Senegal, prima tappa e’ il Parco di Niokolo Koba che ci da il benvenuto con una distesa infinita vegetazione e animali del posto: coccordilli, ippopotami e scimmie urlatrici che accompagnano  (inquietando un po’) le mie notti in tenda nel parco..

Sono moltissimi i posti che visitiamo attraversando il Senegal. Un bel viaggio: dal confine col Mali, alla costa, a Dakar, luogo previsto per il nostro ritorno, proseguendo per la zona di Touba,  dove fumare e’vietato.. ..E ancora: il lago rosa con i suoi innumerevoli gabbiani, la bellissima Saint Luis (ex capitale. adesso zona turistica ma non per questo meno affascinante), ed i tantissimi villaggi che incontriamo sulla strada del nostro percorso.

In Senegal, come gia’ ribadito, mi ha colpito in particolar modo il rapporto con la gente locale (la mia foto a testimonianza). Ho spesso modo di scambiare idee e pensieri con centinaia di persone; ogni giorno conosco vite diverse e tutto cio’, secondo me e’ un’esperienza che vale il prezzo del biglietto. Per caso mi imbatto in conversazioni varie; la prima volta, con una ragazza locale (ventenne), in attesa di un principe azzurro italano.. Un’altra che mi rimane impressa e’ con un operaio che dopo anni di  Veneto parla la nostra lingua in maniera perfetta..

Detto cio’, posso confermare che le cose che mi lasciano a bocca aperta di questi posti sono due: la prima e’ la facilita’ degli  africani (in generale) a intavolare discorsi con la loro sorprendente vivacita’.. La seconda e’ lil loro modo di percepire le cose verso tematiche occidentali attuali: ad esempio, in un giorno in spiaggia a Saint Luis, un signore anziano, mi sente parlare in italiano e inizia a chiacchierare con me su temi svariati e interessanti..

Il viaggio ti cambia nel profondo.. Tempo fa, non mi vergogno a dirlo, vivevo nel mio piccolo mondo. La diffidenza a volte chiude un sacco di porte che una volta aperte ci fanno scoprire orizzonti nuovi!

Oggi, le mie vedute si allargano e questo mi fa sentire decisamente meglio!

Adesso conosco il Mal d’Africa, mi interesso a tutti i colori, i sapori e le problematiche inerenti a questa meravigliisa terra.

Ho persino pensato di cambiare alcune abitudini: vorrei centrare i miei obiettivi lavorativi vivendo li!

Unico neo, se si puo’ ritenere un problema, e’ la difficolta’ nel trovare compagni di viaggio.. Ma non mi arrendo! Magari riusciro’ a superare questa piccola grande paura che ancora vive in me e, chissa’, un giorno viaggero’ da sola!

Un saluto da Veronica

4 commenti su “Il mal d’Africa? Non me l’aspettavo.. Mali, Senegal, Burkina Faso: il viaggio che ha cambiato Veronica.”

  1. Luigi, bellissimo il tuo intervento, che mette in luce come il vero viaggio è quello che facciamo dentro di noi. E questo viaggio non è solamente nel momento in cui anche fisicamente ci troviamo di fronte a situazioni diverse che, spesso, ci mettono anche in difficoltà.
    L’introspezione, almeno, per quanto mi riguarda, la si compie ogni giorno … c’è però chi ne è consapevole e chi, invece, vive passivamente la vita ma soprattutto gli incontri che il destino ti porta.
    Un evento forte accadutomi qualche giorno fa mi ha fatto molto riflettere: non che prima non ci avessi mai pensato ma molto spesso il dolore ti porta con freddezza, e senza preavviso, a fare dei ragionamenti che nella quotidianità e serenità fai molto meno. Ed è il vivere a 360 gradi tutto, nel bene e nel male (ovviamente ragionando ma senza mettersi poi mille paletti). Perchè spesso la società ti porta a fare tante cose meccanicamente e ti genera, incosciamente, delle paure.
    Perchè, in fondo, anche il dolore fa parte del mondo e mi ricorda che sono viva. Questa è la filosofia del mio viaggio di vita e che cerco di attuare tutti i giorni.
    Buon viaggio anche a te, Luigi.

  2. Il partire è sempre un’avventura. Il viaggio diventa avventura perchè è rottura momentanea proprio con le cose quotidiane acquistando quel senso della novità. Si entra in un mondo nuovo dove tutto diventa un solo verbo: scoprire: scoperta di nuovi luoghi, di nuove persone e di nuove storie. E questo significa, anche, scoprire, far emergere angoli e luoghi di noi stessi sconosciuti. Ecco perchè viaggiare diventa in fondo un percorso alla scoperta di se stessi. Il relazionarsi a gente nuova, con culture e modo di pensiero diversi dal nostro, diventa uno specchio e nel contempo un arricchimento per entrambi.
    Quando si ritorna, si và nella direzione opposta: ai luoghi comuni, alle persone che ci stanno accanto. Tuttavia questo non significa routine, la quotidianietà non diventa noia sè quel viaggio è stato un vero arricchimento. La maturazione, questo continuo crescere di noi stessi, che è un divenire continuo, diventa in quel caso apprezzamento, valutazione con occhio e animo diverso delle nostre radici. Diceva Henry Miller: <>. Dopo, di quel viaggio rimane il pensiero , ……..”la stanza per raccogliere i nostri ricordi”. Ed ecco la ragione per cui non mi stancherò mai di viaggiare anch’io.
    La vita stessa è un viaggio, un’avventura e solo la consapevolezza della fragilità del nostro destino, solo la consapevolezza di far parte dell’Armonia universale – ricordi Dante! : “In quella corrente universale della vita, dove tutte le storie degli uomini sono legate intimamente fra di loro, dove tutto è scritto, dove la nostra storia e la storia del mondo sono state scritte dalla stessa Mano”-, ci porta a considerare ogni cosa, come l’intera vita, col suo significato autentico.
    Ciao Veronica, buon viaggio della tua vita.
    Pepe Luigi

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